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Neuropsicologia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 2031 volte

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“L’importanza teorica della neuropsicologia sta nel fatto che essa permette di avvicinarsi maggiormente all’analisi della natura e delle struttura interna dei processi psichici dell’uomo. La sua importanza pratica consiste nel fornire i fondamenti scientifici per la diagnosi delle lesioni localizzate nel cervello e per il ristabilimento delle complesse forme dell’attività psichica alterate da queste lesioni.” Alexander Lurjia

neuropsicologia.0La neuropsicologia è una branca delle discipline neuropsichiatriche che si interessa dei rapporti tra substrato anatomo-funzionale e attività psichiche.

Questa disciplina, combinando le conoscenze connesse alle lesioni cerebrali e alle modificazioni comportamentali conseguenti, cerca di ottenere un miglior inquadramento clinico del paziente ricavando, contemporaneamente, elementi che permettano di delineare modelli anatomo-funzionali dei processi nervosi sottesi al comportamento normale.

Lo sviluppo di tale disciplina si deve anche all’introduzione e allo sviluppo di tecniche di imaging cerebrale che consentono di raccogliere dati funzionali e morfologici ed essere somministrate anche a individui sani, non essendo invasive.

La scoperta dell’esistenza di una localizzazione delle funzioni, iniziata con gli studi sull’afasia, ha portato all’identificazione di diverse sindromi regionali, come ad esempio, le sindromi del lobo frontale e parietale.

In neuropsicologia è importante il concetto di “sistema operativo-funzionale”: esso è da considerare un insieme di strutture di diversa rilevanza funzionale connesse tra loro da una rete neuronale, volte alla soluzione di uno scopo comune.

Si distinguono sistemi pratici semplici e complessi, a seconda del numero di entità anatomo-funzionali interessate all’analisi del segnale.

Sistemi operativi-funzionali più complessi coinvolgono prevalentemente la corteccia cerebrale e sono filogeneticamente più evoluti, regolando comportamenti più sviluppati nell’uomo come le funzioni simboliche, il pensiero, l’intelligenza e, più in generale le funzioni nervose superiori o cognitivi.

Da un punto di vista storico la neuropsicologia nasce intorno alla metà dell’ Ottocento grazie agli studi di Paul Broca, il quale rintracciò una connessione tra lesioni di aree specifiche del cervello e i disturbi afasici dei suoi pazienti; in particolare tra disturbi motori del linguaggio e lesioni delle regioni frontali sinistre.

Fu infatti il primo a localizzare, nel piede della terza circonvoluzione frontale sinistra, una specifica funzione cognitiva: la sede del linguaggio articolato, ovvero l’aspetto motorio del linguaggio verbale.

La scoperta di Broca illustrò alcuni principi essenziali su cui si costruisce oggi la neuropsicologia moderna: la mente è costituita da componenti separate e indipendenti che sono localizzate in diverse aree cerebrali e le lesioni che interessano tali aree possono compromettere in modo specifico le diverse componenti dell’attività mentale.

Successivamente a Broca, il neurologo Carl Wernicke propose un modello anatomo-funzionale in cui il linguaggio veniva suddiviso in componenti separate, connesse tra loro, che avevano correlati anatomici distinti.

Secondo Wernicke i deficit neuropsicologici potevano essere determinati, oltre che dalla distruzione di alcuni centri, anche da un’interruzione delle connessioni tra loro.

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Successivamente Lichteim, teorizzò che il linguaggio fosse invece un processo multi-componenziale; egli propose una tipologia di approccio dei “costruttori di diagrammi” legata al metodo di indagine vigente in quel periodo e caratterizzato da due passaggi successivi: inizialmente si effettuava un’analisi clinica qualitativa dei deficit cognitivi dei pazienti e successivamente veniva effettuato l’esame post-mortem del cervello, in modo da determinare sede ed estensione della lesione cerebrale responsabile dei sintomi e dei segni osservati in vita.

In questo modo era possibile stabilire una correlazione anatomo-clinica tra i deficit comportamentali e la sede della lesione, localizzando la funzione compromessa.

A partire dagli anni venti del ‘900, l’ipotesi “localizzazionistica” sarà in parte accantonata per lasciare spazio a concezioni di stampo olistico, per poi tornare vivamente alla ribalta.

Wilder Penfield utilizzando il metodo dell’elettrostimolazione, elabora nel 1957 il cosiddetto Homunculus sensoriale e motorio, ossia una nuova mappa delle funzioni sensoriali e motorie di stampo localizzazionistico.

Un salto qualitativo all’interno di tale paradigma viene prodotto dagli studi di Alexander Lurjia, autore del concetto di sistema funzionale: le più complesse funzioni cognitive non sono, per Lurjia, localizzabili in precise e circoscritte aree della corteccia, ma risiedono in circuiti di aree tra loro collegate e interdipendenti.

Questo nuovo modo di guardare alle funzioni cognitive, unito alla svolta cognitivista della psicologia, comporta il dirigersi della neuropsicologia, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, verso le cosiddette “neuroscienze cognitive” fortemente influenzate dalla metafora della mente come sistema di elaborazione di informazioni.

In quest’ottica, le aree funzionali iniziano ad essere denominate moduli: la mente viene allora pensata come una serie di pezzi, i moduli, appunto, ognuno possedente un proprio programma per agire in maniera mirata in un certo compito o davanti ad una certa classe di input, interagenti tra di loro per creare funzioni sempre più complesse.

Infine, negli ultimi due decenni, grazie allo sviluppo di tecniche di imaging cerebrale come la Tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI) si possono ora visualizzare, oltre alle strutture anatomico-morfologiche dell’encefalo, anche le aree attive in un dato momento.

Applicando tali tecniche in situazioni sperimentali particolari, basate su paradigmi di attivazione in cui si sottopone il soggetto a determinati stimoli, si possono correlare le attivazioni cerebrali al compito svolto e studiare così in vivo come funziona la mente umana.

 

Bibliografia

  • gongoff.com
  • neuropsicologia.it
  • Dizionario di Scienze Psicologiche – Edizioni Simone

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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Tags: psiche rapporto cervello neuroscienze cognitive neuropsicologia area di Broca ipotesi localizzazionistica Wernicke Lichteim Lurjia Penfield

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