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Bulimia (128313)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 90 volte

Cristina 35

Ho 35 anni e soffro di bulimia nervosa da 7 anni. Non avevo mai avuto problemi di questo tipo, poi la separazione dal mio ragazzo mi ha portato sull'orlo di una grossa crisi nervosa e il cui risultato finale fu che appena mangiavo mi veniva da vomitare. Negli ultimi anni ero riuscita a dimagrire notevolemente con una dieta dissociata (avevo perso quasi 15 kg) ma col tempo ho imparato che potevo abbuffarmi di tutto quello che volevo e ricorrere poi al vomito indotto. Inconsciamente ero soddisfatta: si era aperta una strada alla possibilità di rimanere in linea pur mangiando tutto quello che volevo. Ad oggi capisco che questo è per me un grosso problema dal quale non riesco a guarire da sola: da un lato la ricerca della forma perfetta che mi porta inesorabilmente a diminuire le quantità di cibo quotidianamente, dall'altro le continue abbuffate dettate dalla fame. Ho bisogno di aiuto! Vorrei riprendermi la mia vita poco alla volta, ricominciare a mangiare normalmente come tutti e so che per farlo ho bisogno di un aiuto tangibile, ma mi vergogno a chiederlo perchè sarebbe ammettere con tutti che ho un grave problema col cibo.

Cara Cristina, capisco il suo disagio, la sua voglia di prendere in mano la sua vita e penso che questi siano dei presupposti importanti da cui partire per cercare di risolvere il suo problema. Penso che, nella sua lettera, lei abbia toccato molti punti importanti e cruciali del suo problema! Lei parla della sua difficoltà a trovare il giusto equilibrio nelle prove della vita: da una parte c'è il desiderio di apparire perfette, dall'altra la rabbia verso ciò che proviene dal mondo e che non si riesce a gestire, che si traduce in un senso di vuoto e di mancanza di controllo. Parta dal presupposto che questa è la sua vita, che lei non ha obblighi verso le persone e che non deve ammettere agli altri il suo problema! Progressivamente dovrà cercare di distogliere l'attenzione verso il giudizio esterno e concentrarlo su ciò che sente dentro di sè, sui suoi bisogni: cosa traduce la sua fame irruenta? Cosa sfugge al controllo di Cristina? Cos'è che non le piace? Intanto le dico un piccolo esercizio da poter fare: può annotare su un quaderno come si sente prima delle abbuffate, quali sono le emozioni provate (per esempio rabbia, paura) e quelle provate dopo, così potrà definire megloio le sue emozioni legate al cibo. Io penso che sarebbe importante che lei iniziasse un percorso psicoterapico dove possa esplorare i suoi stati emotivi e capire i suoi effettivi bisogni: attraverso un percorso su di sé, guidata da uno specialista, lei potrà introdurre progressivamente tra ciò che prova e le abbuffate, un passaggio intermedio, che lei potrà utilizzare come sua risorsa per controllare la sua impulsività. Le consiglio una psicoterapia di stampo cognitivo-comportamentale: trovo questo approccio molto efficace, può fare una ricerca in internet oppure rivolgersi al reparto di endocrinologia o di psicologia clinica dell'ospedale della sua città. Così potrà iniziare a prendere in mano la sua vita ed a vivere meglio. Non abbia paura di farsi aiutare! Un abbraccio, tanti cari auguri per il suo futuro e mi riscriva, se le va!

(risponde la Dott.ssa Mariarosaria Infante)

Pubblicato in data 18/11/08

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