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Carattere

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 1867 volte

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carattere

Dal greco karasso, che significa letteralente "incidere", è l'insieme delle doti individuali e delle disposizioni psichiche di un individuo.

Può anche essere definito come il modo costante e abituale di reagire di ciascuna persona; l'insieme delle disposizioni individuali stabili, oppure la sintesi delle tendenze affettive che dirigono le reazioni del soggetto verso le condizioni ambientali in cui vive.

Il carattere si costituisce come il prodotto fra disposizioni innate (temperamento) e l'effetto su di queste esercitato dall'ambiente, inteso come ambiente fisico, affettivo, sociale, educativo e culturale. Ne risulta un concetto più ampio rispetto al temperamento e più ristretto rispetto a quello di personalità.

Nell'ambito della letteratura psichiatrica e psicologica si trovano trattazioni sul carattere in diversi autori.

Il fenomenologo Jaspers, nel volume Psicopatologia Generale (1913), ha definito il carattere come l'aspetto comprensibile del nucleo "incomprensibile", in cui è racchiusa l'esistenza di un individuo.

Freud, nella trattazione delle varie fasi dello sviluppo libidico del bambino, associa a ciascuna di esse un insieme di caratteristiche, presenti anche nelle fasi più avanzate dello sviluppo dell'uomo, che defisce "carattere":

  • il carattere orale è contraddistinto dalla fissazione alla fase orale e, dunque, alla gratificazione o meno delle prime necessità alimentari, che influenzerà la modalità ottimistica o pessimistica, fiduciosa o meno, di affrontare il mondo;
  • il carattere anale, correlato al periodo del controllo sfinterico, è correlato con i tratti di ostinazione, parsimonia e ordine;
  • il carattere fallico si distingue per una sicurezza di sè correlata alle componenti narcisistiche e ad una sessualità orientata ad una dimostrazione di potenza;
  • il carattere genitale viene introdotto da Freud per completare uno schema, intendendo il superamento delle dipendenze infantili e l'acquisizione della capacità di soddisfare le proprie esigenze tenendo conto di quelle altrui.

Ancora Freud parla di carattere isterico, riferendosi ad un quadro psicopatologico caratterizzato da un'importante labilità emotiva, forte suggestinabilità e comportamenti incontrollati; e ancora di carattere ossessivo, quando l'individuo è estremamente sospettoso, controllato e rigido.

Anche secondo la Klein si possono ritrovare nell'adulto nuclei della posizione schizoparanoide e depressiva che caratterizzano la prima infanzia.

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Adler ritiene che il carattere risulti dal conflitto fra volontà di potenza, forza motrice che opera a livello conscio e inconscio per l'affermazione individuale e il sentimento sociale, caratterizzato dal bisogno di cooperazione.

L'ambiente socio-culturale, le circostanze della vita e l'utilizzo di meccanismi di difesa contribuiscono ulteriormente a delineare il carattere dell'individuo.

Reich attribuisce la formazione del carattere all'interazione di due principi, uno endogeno, la libido o energia sessuale; l'altro esogeno, derivante dall'educazione, la morale e le regole.

Il carattere, quindi, dipende dalle modalità adottate dall'individuo per risolvere il conflitto fra i due principi: avremo così il tipo isterico, nervoso, incostante e apprensivo; il tipo coatto, inibito e tendente alla depressione; il tipo fallico-narcisista, sicuro di sè, arrogante e vigoroso; il tipo masochista che percepisce come piacere ciò che l'individuo normalmente considera dispiacere.

Per Fromm, il carattere è il risultato del conflitto fra ricerca di sicurezza e bisogno di libertà, istanze antitetiche. Egli identifica cinque tipi di istanze: il parassita o sfruttatore che segue la legge del più forte, ostile e manipolatore; il possessivo che ritiene di essere ciò che arriva a possedere; il mercantile che da importanza al suo ruole sociale e alla sua commerciabilità; il produttivo, meta ultima dello sviluppo storico dell'uomo che dopo essere passato dal feudalesimo (carattere parassita) al capitalismo (carettere possessivo) e alla borghesia calvinista-puritana (carattere mercantile), tende idealmente ad un progresso che comporti un certo grado di sicurezza, coesistente con la libertà individuale.

In ambito psicopatologico, la più marcata alterazione delle caratteristiche affettive e comportamentali si ritrova nei quadri dei disturbi di personalità nei suoi vari sottotipi, presenti nella classificazione del DSM-V: disturbo paranoide, borderline, narcisista, antisociale, istrionico, evitante-dipendente, ossessivo, schizoide e schizotipico.

Per concludere, il tratto essenziale del concetto di carattere è che esso non può essere scisso in vari elementi, ma può essere compreso solo nella sua totalità. Poichè ogni carattere si comporta in modo peculiare, esso offre molte possibilità di osservazione e opportunità diagnostiche. Pertanto il carattere è la peculiarità indivisibile (individuale), che si manifesta in determinati tipi di esperienza, espressioni della persona e gradino verso lo sviluppo della personalità.

 

 

Bibliografia:

  • Arnold W., Eysenck H.J., Meili R., “Dizionario di Psicologia”, Edizioni Paoline, 1975, pag. 177-178.
  • Maldonato M., “Dizionario di Scienze Psicologiche”, Edizioni Simone, 2008, pag. 103-104.

 

 


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