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Bulimia (133696)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 104 volte

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Salve, ho 17 anni. Temo di essere bulimica. Continuo a ripetermi che se lo fossi lo saprei, ma non è così semplice, purtroppo. Il mio rapporto con il cibo non è normale, è un dato di fatto. Non ci avevo mai fatto troppo caso prima, o forse avevo semplicemente deciso di ignorarlo, ma adesso tutto sta cambiando, tutto è gIà cambiato. Quasi ogni dannatissimo giorno mangio di nascosto, quando la casa è vuota, quando mia madre è a lavoro e so che nessuno può vedermi. Inizio col prendere una, due cose... e, prima che me ne renda conto, tutto si triplica. Alla fine mi accorgo di aver collezionato una serie di 8 o anche più carte - rigorosamente vuote - di merdendine, snack... qualunque cosa a portata di mano. Riesco a fermarmi, disperata per ciò che ho fatto, solo quando mi sento esplodere. Spesso ho dei crampi terribili, non riesco neanche ad alzarmi in piedi. Inutile negare che ho tentato di vomitare, non so neanche quante volte ma non ci sono riuscita, se non una o due volte. E allora mi chiudo in me stessa e desidero solo non parlare per il resto del giorno. Non riesco a spiegarmi cosa succede, un attimo prima c'è un vuoto enorme dentro di me che mi spinge a colmarlo, subito dopo vorrei essere capace di rigettare tutto quello che ho dentro. Il niente, e poi il tutto. Il vuoto, e l'eccesso. Poco tempo fa ho tentato di evitare regolarmente i pasti per circa due settimane, e ci sono anche riuscita. Non mangiavo a pranzo o a cena, qualche volta anche entrambe, e mi sentivo benissimo. Non sopportavo più che quella "fame inesistente" controllasse "me", doveva essere il contrario. Da una settimana è tornato tutto normale: tutto normale in compagnia, perlomeno, e il delirio di nascosto. Prima di uscire di casa ficco tutte le cartacce nelle tasche del giubbotto e le getto nel cassonetto più vicino, in modo da non farmi scoprire. La vergogna è troppa. Se solo la vergogna venisse "prima", probabilmente non mangerei così tanto. Invece no, mi si riversa tutta addosso "dopo", quando ormai quello che ho mangiato è già sistemato nella pancia. È la terza volta nel giro di sei mesi che mi salta il ciclo. Per il nervosismo? Non lo so. Con i miei amici, rido tranquillamente ad una battuta - e rido seriamente, non sorrisini falsi -, e il secondo dopo mi ritrovo a desiderare di essere totalmente "sola". Quando sono sola, vorrei stare con qualcuno. Sto iniziando ad avere paura di me stessa.
Non è il caso di avere paura, ma bisogna cercare di capire cosa ti stia succedendo. I sintomi che descrivi sono effettivamente manifestazioni di un disagio, poco importa che nome diamo ai sintomi, l’importante è cercare di capire quale sia il disagio che li provoca. Il vuoto di cui parli, cara T4, e che cerchi (purtroppo inutilmente) di riempire attraverso il cibo, è quello, quel vuoto che va esplorato. Sicuramente non si tratta di un vuoto di sostanze, non è il cibo che stai richiedendo, non è di quello che ti senti mancante. Chiediti quale sia la reale mancanza, cerca di starci a contatto con quel vuoto che ti induce a farti del male….. Ascolta le tue emozioni se puoi, invece di coprirle. Il disagio è probabilmente di ordine psicologico e affettivo, ma il nostro complesso sistema psico-corporeo lo traduce in una specie di fame e ci induce a riempire, quasi a soffocare il disagio che il vuoto contiene. Ma le radici del malessere sono nella relazione che abbiamo con noi stessi, caratterizzata spesso da una mancanza di stima e di considerazione, il più delle volte derivante dalle relazioni familiari o da qualcosa che non ha funzionato a dovere durante la crescita. L’ambito di indagine è questo, T4, non soltanto il cibo e le diete. Faresti bene a rivolgerti ad uno psicoterapeuta, perché questo tipo di disturbi se presi per tempo sono più semplici da risolvere. Capisco che non sia facile, e che per fare questo necessariamente dovresti per esempio parlarne con i tuoi genitori e farti dare una mano da loro. Sia che tu decida di rivolgerti a qualcuno, sia che non pensi di farlo, ti invito comunque a tentare di parlarne in famiglia, e magari anche con gli amici o le amiche. Cerca innanzitutto di uscire dal segreto, dalla vergogna e dalla solitudine. Cerca di uscire allo scoperto, altrimenti rischi che questa modalità prenda il sopravvento su di te. Confrontati, e cerca di riuscire a farti aiutare. Ti ricordo che un lavoro psicoterapeutico è spesso un lavoro affascinante oltre che utile…..a volte le persone pensano che sia una cosa dolorosa o terribile…..e invece niente di tutto ciò, è un lavoro di scoperta di noi stessi e ci permette di aprire molte porte, oltre che di risolvere, quando tutto va bene, il nostro male di vivere.
Ci sono diversi libri in libreria sull’argomento; magari puoi pensare di leggertene qualcuno, nel frattempo. E cerca di mangiare regolarmente, non saltare pranzi e cene; regolarmente e in compagnia. Fai in modo che il pasto sia un momento di condivisione, non di solitudine.

(risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi)


Pubblicato in data 29/04/09

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