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Disturbi alimentari (132378)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 97 volte

Anna 20

Salve, mi chiamo Anna, ho 20 anni, e sono circa 5 anni che ho disturbi alimentari, anche se devo dire che è una vita intera che sono ossessionata dal peso e dal cibo. Fin da quando ero piccola mi sentivo a disagio per come ero, per il fatto di essere sovrappeso. Mio nonno mi affibbiava nomignoli forse affettuosi, ma che mi facevano male. Alle elementari già avevo la fissa di non ingrassare e di bruciare calorie. I miei genitori sono divorziati da quando ho 6 anni. Fino a 17 anni ho vissuto con mia madre, poi, a causa di un litigio, sono andata a vivere con mio padre. I problemi, dicevo, li ho da 5 anni. A 15 anni mi sono lasciata con un ragazzo e per una settimana non ho toccato cibo, non sono uscita di casa, sono stata quasi tutto il giorno a letto. Mia madre era isterica, e invece di chiedermi cosa avevo mi urlava contro. Poi ho ripreso a mangiare, ma pochissimo. Dopo, sempre a causa di storie finite, ho iniziato la fase dei "fesitini": feste a base d'alcool dove finivo spesso mi capitava di vomitare per quello che avevo bevuto. Come ho già detto, me ne sono andata via di casa a causa di un litigio con mia madre, credo fosse intorno ai 17 anni, periodo che coincideva con la presa di coscienza dei problemi che avevo. Me ne sono andata via dopo che lei, al mio tentativo di farle capire che avevo dei problemi, mi ha risposto: "Cos'hai, le tette troppo piccole?". Mi son sentita morire per il suo essere così cieca, per il suo non voler ascoltare, e capire. Sono andata a vivere da mio padre, e visto che sono quasi tutto il giorno da sola a casa, ho iniziato ad abbuffarmi, ma senza provocarmi il vomito dopo. Mangio tantissimo quando sono da sola, e quando lui è a casa sostengo di non aver fame. Esco da un anno di "relazione" con un ragazzo più grande di me, L.. Ho chiuso con L. anche grazie all'aiuto di un altro ragazzo, A., che ho conosciuto mesi fa. E da quando esco con A. non ho più problemi. Ho avuto una piccola ricaduta quando L. si è fatto risentire, ma poi sono tornata in carreggiata. Con A. ho parlato dei miei problemi, mi aspettavo comprensione, un minimo di aiuto, e invece mi ha lasciata proprio a causa di tutto ciò. Mi ha detto che se non risolvo questi problemi, lui non vuole stare con me. Credo sia anche un modo per spronarmi, e infatti ho preso il coraggio di rivolgermi a voi, solo che io non so come fare, non so a chi rivolgermi, e, essendo una studentessa e quindi non lavorando, non so quanto possano costarmi le cure . Non riesco a parlarne con i miei genitori, visto il poco rapporto che ho con loro, e non saprei come fare per sostenere le spese che immagino ci siano. Vi prego, ditemi come fare! Grazie dell'ascolto. Anna.

Cara Anna, sembra che anche tu, come molte ragazze che soffrono di disturbi alimentari, abbia un gran bisogno di sentirti considerata, vista, accettata, amata, prima di tutto dai tuoi genitori e di conseguenza, dalle altre persone. Probabilmente la separazione dei tuoi, o semplicemente il loro modo di relazionarsi a te o il loro modo di essere, non ti hanno dato le conferme di cui avevi bisogno, o anche l’amore che richiedevi. E questi sono “vuoti” affettivi che spesso, appunto, vengono riempiti attraverso il cibo. O meglio, che inducono un tentativo di riempimento attraverso il cibo ma che, come sai meglio di me, in realtà non si riempiono mai, sicuramente non attraverso i generi alimentari. Si tratta di “mancanze” che richiedono, effettivamente, del lavoro interiore per essere riparate, perché purtroppo quello che non ci è arrivato dalle figure di riferimento (ammesso che sia così) finiamo col non darcelo nemmeno da soli. In altre parole, se non ci sentiamo considerati da mamma, finiamo col non considerarci; se crediamo di non valere niente per mamma o per papà, pensiamo di non valere niente in assoluto, e ci squalifichiamo, e ci trattiamo male. La terapia serve a fare in modo che possiamo scoprire il nostro valore e che riusciamo a darci, da soli, ciò che sentiamo mancante in noi. Capisco bene quale sia la condizione economica di una studentessa, e so anche che purtroppo le terapie hanno un costo, a volte anche molto alto. Ma ci sono strade praticabili, per esempio nei Centri di Igiene Mentale, o attraverso associazioni che si occupano di psicologia e psicoterapia o anche specifiche rispetto ai disturbi alimentari. Prova a fare una ricerca via internet, o chiedendo nel tuo quartiere o nella tua città. Informati, perché forse riuscirai a trovare il modo di farti aiutare con costi adeguati o forse anche nulli. E cerca comunque, da sola, di indagare nel tuo universo interiore quali siano i motivi di questo rapporto conflittuale che hai con te stessa. Concentrati e cerca nella tua psiche, o nella tua anima se preferisci; perché è lì che risiede il motivo del tuo modo di alimentarti, ed è lì che si trova la soluzione. Non aspettare e non perdere tempo, perché quando le cose sedimentano, diventano poi più difficili da rimuovere. E tu hai tutti gli strumenti utili, nelle tue mani, per affrontare e risolvere le tue difficoltà, probabilmente anche in tempi brevi. Informati, chiedi, parla, confrontati, compra dei libri sull’argomento. Insomma, lavoraci sopra.

(risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi)


Pubblicato in data 28/03/09

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