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MUTISMO SELETTIVO

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 917 volte

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Il "Mutismo Selettivo", è un disordine dell'infanzia caratterizzato dall'uso appropriato del linguaggio in alcune situazioni, in particolare quelle familiari, e da un totale e persistente rifiuto dell'uso della lingua parlata altrove, ad esempio a scuola.

mutismo selettivo

Proprio per questo motivo la presenza del disturbo viene spesso riconosciuta solo dopo l’ingresso a scuola, mentre in realtà i primi sintomi compaiono generalmente tra 1 e 3 anni di età. Essi sono la timidezza, il rifiuto di parlare in alcune situazioni, un comportamento riservato, etc.  

Il DSM-V ha classificato il mutismo selettivo come disturbo d'ansia.

Va posta diagnosi differenziale con altri disturbi che possono riguardare la capacità di apprendimento e di comunicazione, altre forme di mutismo (ad esempio, un mutismo temporaneo causato dall'entrata in una nuova scuola, o in un nuovo paese o Stato, ecc.) e altri tipi di disturbi d'ansia.

Nella maggior parte dei casi, il bambino parla con uno o più membri della famiglia, soprattutto con la madre, qualche volta con uno o alcuni coetanei, ma non con gli estranei, e non in contesti al di fuori della famiglia. Nella scuola, in tempi e momenti ristretti può sussurrare con qualche compagno, ma nel grande gruppo resta generalmente silenzioso.  

La maggioranza dei bambini elabora un'efficace modalità di comunicazione non verbale (indicando, sorridendo, scrivendo, rimanendo immobili affinché qualcuno non indovini il messaggio etc.) e se l’ambiente che lo circonda interpreta correttamente questi messaggi e risponde in maniera coerente con essi, sta rinforzando questo tipo di comunicazione. Questo, se da una parte è comprensibile e funzionale, favorisce l’uso sempre più costante di questo tipo di comunicazione a scapito di quella verbale.

L'intelligenza di questi bambini è nella norma , senza particolari difficoltà nei compiti cognitivi; tuttavia non si può escludere che una restrizione prolungata dell'uso del linguaggio verbale e in diversi contesti sociali produca gradualmente un impoverimento cognitivo nel bambino con effetti sul grado di adattamento alle richieste socio-ambientali, sulla carriera scolastica e sullo sviluppo di alcune specifiche abilità cognitive.

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Alcuni ricercatori hanno infatti osservato un'alta comorbilità tra MS e disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, a conferma di una stretta relazione tra linguaggio e abilità neuropsicologiche e socio-affettive.

Ancora oggi nella scuola vi è una sostanziale incomprensione del MS e, di conseguenza, una gestione dei casi spesso inadeguata o addirittura controproducente. Così capita spesso che questi bambini o adolescenti silenziosi, che fanno di tutto per passare inosservati, che temono il giudizio altrui al punto da abolire qualsiasi occasione di scambio comunicativo verbale, si vedano attribuire pensieri, intenzioni e atteggiamenti addirittura opposti rispetto ai propri, senza nemmeno la possibilità di esprimere disappunto per il fraintendimento.

Il DSM-5 fornisce una lista di criteri diagnostici per effettuare una corretta diagnosi di mutismo selettivo; naturalmente, tenendo in considerazione di tutte le varianti del caso e di tutte le sfumature che questo disturbo ansioso può assumere nei diversi pazienti. Ad ogni modo, secondo i criteri diagnostici riportati dal DSM, i pazienti con mutismo selettivo dovrebbero presentare le seguenti caratteristiche:

  • Costante incapacità di parlare in contesti sociali specifici in cui ci si aspetta che l'individuo parli (come, ad esempio, all'asilo oppure a scuola), nonostante esso sia capace di parlare in altre situazioni.
  • La condizione interferisce con i risultati scolastici o lavorativi, oppure interferisce con la comunicazione sociale.
  • La durata della condizione deve essere di almeno un mese (non limitata al primo mese di scuola durante il quale il bambino potrebbe non parlare a causa del disagio creato dall'inizio del periodo scolastico).
  • L'incapacità di parlare non deve essere causata dalla non conoscenza o dal non sentirsi a proprio agio con il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.
  • La condizione non è meglio spiegata da disturbi della comunicazione e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro autistico, schizofrenia o altri disturbi psicotici.

 


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