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Problemi con cibo dopo dieta (14642755598)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 1273 volte

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Massimo, 46le risposte dellesperto

D 

 

Buongiorno.
Mi chiamo Massimo, ho 46 anni e per 45 sono stato obeso in quanto supergoloso di dolci per i quali ho sempre perso il controllo. Ho sempre considerato il cibo una consolazione a tutti i problemi o un premio per le cose belle.


Nell'ultimo anno ho iniziato una dieta e questa volta sono riuscito a portarla a termine perdendo 35 kg ed arrivando al mio perso forma (anche se, guardandomi allo specchio, non vedo nessun cambiamento e continuo a vedermi brutto come prima).


Il problema è che adesso, dieta finita, non riesco tornare ad una alimentazione normale e sto continuando a perdere peso.


Mi terrorizza l'idea di ingrassare anche di mezzo chilo e, nonostante potrei permettermelo, non mi concedo sgarri di nessun genere e tendo ogni giorno a diminuire le quantità di cibo ai pasti invece di aumentarle come mi era stato detto.


Adoro il cibo, ci penso continuamente, sogno di mangiare un pezzo di cioccolato la sera ma, quando arrivo al dunque, trovo una scusa tanto che la tavoletta di cioccolato, rigorosamente fondente e senza zuccheri aggiunti, è intatta nella dispensa da 5 settimane. E così faccio con qualsiasi cosa.


Mi rendo conto che, se vado avanti così, potrebbe diventare un problema e non vorrei proprio a 46 anni avere problemi con il cibo ...... l'adolescenza è finita da un bel pezzo!!!!!!!!


Mi sto fasciando la testa in maniera eccessiva?
Grazie per qualsiasi consiglio mi vogliate dare.

 


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Gentile Massimo
il cibo rappresenta, nella nostra cosmologia psichica, non solo uno strumento utile alla sopravvivenza ma anche un termometro emotivo e relazionale.Varie sono le modalità con le quali trattiamo gli alimenti.

Il cibo può assumere un significato "sostitutivo", ovvero si soppianta l'angoscia e la sensazione di vuoto interno con ciò che troviamo nel frigorifero. Può diventare "distruttivo", quindi ogni "oggetto commestibile" assume un ruolo punitivo; non esiste sapore o gusto e tutto ciò che si ingurgita equivale a una sberla che rivolgiamo verso di noi.

Soprattutto nell'adolescenza invece gli alimenti possono diventare delle armi di ricatto e ribellione quindi un pasto saltato o una rinuncia culinaria diventano ripicche verso il mondo esterno ( genitori, amici, ex amori ect).

Infine il cibo diventa un ansiolitico ovvero è maneggiato per sedare ansia e aggressività nel vano tentativo di trovare conforto, protezione e tranquillità . Tutti questi modi,e molti altri, contribuiscono nel tempo a creare degli scompensi alimentari che convergono in patologie psichiche.

Le consiglierei di rivolgersi a una nutrizionista, se non l 'ha già fatto, per vedere se il suo piano alimentare è adeguato al fabbisogno quotidiano di cui necessita.

Inoltre un percorso psicologico potrebbe aiutarla nell'analizzare il rapporto che ha con il cibo, nell'allentare i pensieri rimuginanti nei confronti dell'alimentazione e nel riflettere sulla sua sfera psichica, emotiva e relazionale.


Un caro saluto
Dr .ssa Valentina Bonaccio

 

(A cura della Dottoressa Valentina Bonaccio)

 

Pubblicato in data 13/06/2016

 

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Tags: patologie psichiche cibo, dieta consolazione perdita di controllo peso forma paura di ingrassare termometro emotivo e relazionale scompensi alimentari

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