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Perchè il cervello, per migliorare, aggiunge e non sottrae?

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Un nuovo studio spiega perché le persone, in ogni contesto, osservando una situazione, un oggetto o un'idea che deve essere risolta, raramente pensano di rimuovere qualcosa piuttosto aggiungiamo quasi sempre qualche elemento, che aiuti o meno.

 Perchè il cervello per migliorare aggiunge e non sottrae

In un nuovo articolo pubblicato su Nature, i ricercatori dell'Università della Virginia spiegano perché le persone raramente guardano una situazione, un oggetto o un'idea che deve essere migliorata e pensano di rimuovere qualcosa come soluzione. Invece, aggiungiamo quasi sempre qualche elemento, che aiuti o meno.

I risultati, del gruppo di esperti, suggeriscono che può essere uno dei motivi, appunto la scelta di 'risolvere con un'aggiunta', per cui le persone si imbattono in programmi travolgenti, le istituzioni si impantanano nella proliferazione della burocrazia e, di particolare interesse per i ricercatori, motivo principale per cui l'umanità sta per esaurire le risorse del pianeta.

"Succede nella progettazione ingegneristica, che è il mio interesse principale", ha affermato Leidy Klotz, Docente presso il Dipartimento di Sistemi di ingegneria e ambiente, che continua "ma succede anche nella scrittura, nella cucina e in tutto il resto: pensa al tuo lavoro e lo vedrai. La prima cosa che ci viene in mente è cosa possiamo aggiungere per renderlo migliore. Il nostro articolo mostra che lo facciamo a nostro discapito, anche quando l'unica risposta giusta è sottrarre. Anche con gli incentivi finanziari non pensiamo ancora di togliere ".

Klotz, la cui ricerca esplora le sovrapposizioni tra ingegneria e scienze comportamentali, ha collaborato con tre colleghi della Batten School of Leadership and Public Policy sulla ricerca interdisciplinare che mostra quanto siamo additivi per natura. Le facoltà di politica pubblica e psicologia di Batten, di cui i rappresentanti la professoressa Gabrielle Adams e il professore associato Benjamin Converse e l'ex borsista post-dottorato di Batten Andrew Hales, hanno collaborato con Klotz a una serie di studi osservazionali ed esperimenti per studiare il fenomeno.

Il risultato che è emerso è che il campione preso in esame, di fronte alla posssibilità di scelta fra due opzioni, una additiva e una sottrattiva, ha praticamente scartato categoricamente quella che prevedeva l'eliminazione per raggiungere la soluzione di una situazione, problematica o azione. Ci spiega anche che "Le idee additive vengono in mente rapidamente e facilmente, ma le idee sottrattive richiedono uno sforzo cognitivo maggiore", ha detto Converse, "poiché le persone spesso si muovono velocemente e lavorano con le prime idee che vengono in mente, finiscono per accettare soluzioni additive senza considerare affatto la sottrazione".

 

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 I ricercatori pensano anche che potrebbe esserci un effetto auto-rinforzante: "più spesso le persone si affidano a strategie additive, più diventano accessibili cognitivamente", ha riferito Adams. "Nel tempo, l'abitudine di cercare idee additive può diventare sempre più forte e, a lungo termine, finiamo per perdere molte opportunità per migliorare il mondo per sottrazione".

"È una scoperta incredibilmente interessante e penso che la nostra ricerca abbia enormi implicazioni in tutti i contesti,  per migliorare il modo in cui progettiamo le scelte a beneficio dell'umanità", ha affermato Klotz.

 

 

 

Riferimento:

  • Gabrielle S. Adams, Benjamin A. Converse, Andrew H. Hales, Leidy E. Klotz. People systematically overlook subtractive changesNature, 2021; 592 (7853): 258 DOI: 10.1038/s41586-021-03380-y

 

(articolo a cura dlla dott.ssa Assunta Giuliano)

 

 


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Tags: news di psicologia soluzione dei problemi aggiungere sottrarre

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