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La legge 4/2013 ha davvero normato le professioni libere?

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on . Postato in Vita da Psicologo | Letto 974 volte

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Molto si è parlato a riguardo della legge 4/2013 che cerca di dare un inquadramento legislativo alle professioni non organizzate in ordini e collegi.

legge

Con questa legge si è puntato ad una autoregolamentazione volontaria delle associazioni, poichè essendo le professioni non organizzate un mondo costituito da settori di ambiti molto diversi, sarebbe stato impossibile dare delle impostazioni di tipo generale.

Nel dettaglio, all'interno della legge 4/2013 si fa riferimento a quelli che sono gli strumenti di tutela al cliente:

  • Istituzione di un codice deontologico in cui sia presente almeno la protezione dei minori e sia salvaguardata la dignità umana;
  • Creazione di uno sportello di riferimento per il cliente in casi di contenzioso;
  • Applicazione di sanzioni disciplinari ed esclusione dell'iscritto dall'associazione in caso di violazioni del codice;
  • Divieto di operare attività che si sovrappongono alle professioni sanitarie (e, dunque, alle relative attività tipiche o riservate per legge) e alle attività
    artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinate da specifiche normative;
  • Conoscibilità da parte degli iscritti e dei clienti degli estremi della legge in ogni documento scritto nel rapporto col cliente;
  • creazione di un sito web dell'associazione in cui siano presenti tutte le informazioni necessarie per la tutela del cliente e dell'iscritto.

Criticità delle legge 4/2013

Il problema fondamentale della legge sopracitata è il fatto che non sia presente un obbligo, per il professionista, di far parte di una Associazione fra quelle presenti nell'elenco a cui fa riferimento la legge. Inoltre, nel caso in cui un professionista iscritto ad una associazione violasse le norme della legge 4/2013, verrebbe semplicemente sanzionato e, in casi gravi, escluso dall'Associazione ma ciò non prevede alcuna interdizione a continuare l'attività "professionale" pur non essendo iscritti ad alcuna Associazione.

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In termini generali, se un professionista facente parte di un ordine professionale con un codice deontologico, violasse qualsivoglia norma del codice, sarebbe sanzionato, escluso dall'ordine e quindi interdetto a lavorare in quella professione. Al professionista non organizzato, invece, non viene posto alcun vincolo riguardante la sua attività, se non quello di fare sempre riferimento, in ogni rapporto scritto col cliente, agli estremi della legge 4/2013.

C'è da sottolineare, inoltre, che una delle più importanti differenze tra le professioni normate e le professioni libere inquadrate dalla legge 4/2013 risiede nell'obbligo vincolante al segreto professionale che, invece, non viene menzionato nella legge e che non coinvolge nessun libero professionista. Il cliente viene tutelato grazie al segreto professionale esclusivamente dal professionista vero e proprio.

Ciò nonostante potrebbe anche violarne i principi, non essere iscritto alle associazioni della sua professione (possono esserci anche più associazioni per la stessa professione) e continuare a svolgere serenamente la sua professione senza vincoli di nessun tipo col cliente. Il problema non è la legge in sè, per quanto possa avere limiti tecnici e normativi (l'aggiunta dell'obbligo di iscrizione all'associazione di riferimento e l'interdizione a continuare la professione) ma la possibile idea di alcuni "professionisti" di poter fare quello che vogliono poichè "tutelati" da questa legge.

E' importante, inoltre, precisare che lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha voluto sottolineare come l’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del MISE. Ad ulteriore chiarimento di questo fondamentale punto che discrimina fra Professioni ordinate e Professioni regolamntate dall 4/2013, nella sezione "domande frequenti" del sito ministeriale, è presente questa FAQ che esplicita in modo assolutamente chiaro il concetto:

I professionisti non iscritti ad alcuna associazione o iscritti ad associazioni non inserite nell’elenco possono continuare la loro attività?

SI’, l’unico obbligo introdotto dalla legge, all’art.1, comma 3, è quello di fare riferimento, nei rapporti  scritti con il cliente, agli estremi della legge stessa.

Questa breve nota esplicativa vuole aiutare a comprendere meglio le differenze fra professioni normate e non. Certamente vi sono ulteriori considerazioni da fare e siamo aperti aii suggerimenti dei nostri visitatori per migliorare quanto esposto.

Articolo a cura del Dottor Claudio Manna


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Tags: professioni associazione legge cliente legge 4/2013 professioni libere

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