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Oltre la vetrina

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on . Postato in La commercializzazione della genitorialità | Letto 1561 volte

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Sempre più sembra crescere l'esigenza sociale di una commercializzazione della nostra vita che ci renda omogenei ad un sistema condiviso dove ogni nostro gesto diventa merce. E' importante parlarne per capire e cambiare un sistema malato.

Dottoressa Simonetta Putti

oltre la vetrina commercializzazione genitorialità consumismoCamminare nelle nostre città nel mese di novembre (e non importi che si viva a Milano, Roma, New York o Londra, perché la globalizzazione ha via via assottigliato le differenze) può essere una esperienza anche spaesante.

Infatti, al di là delle tradizioni che situano le festività natalizie sul finire di dicembre, si ha la sensazione di un tempo sfasato: la commercializzazione ha esigenza di anticipare sempre più le vendite, mentre il calendario cartaceo resta costante.

Le vetrine traboccano di oggetti-regalo, mentre nuove opportunità (come il Black Friday ricorrenza nata negli Stati Uniti, ma ormai popolare anche in Italia) sanciscono letteralmente l’inizio dello shopping natalizio e moltissimi negozi offrono vistosi sconti su ogni genere di prodotto.

Come non pensare al concetto di vetrinizzazione1 coniato da Vanni Codiluppi?

Con questo termine, Vanni Codiluppi indica il processo di progressiva esteriorizzazione e spettacolarizzazione che ha da tempo investito le società occidentali, improntando a modalità nuove non solo i luoghi del consumo, ma anche gli affetti, la sessualità, il corpo, i media, e gli spazi urbani sino ad arrivare alle pratiche relative alla morte.

L’individuo-consumatore è sempre più solo di fronte alle merci e ha dovuto apprendere a leggere la comunicazione visiva, spesso subendola passivamente nella avanzante dimensione di un conformismo collettivo.

Processo, questo, caratteristico del biocapitalismo2 , quale applicazione del sistema economico capitalistico alla "vita" (bìos) degli uomini in un ampio spettro che include l’aspetto biologico, mentale, sociale e affettivo.

Già prima del transito nel XXI secolo, anche il Natale e le festività connesse si sono in gran parte trasformate in occasione di profitto.

Ma lo slittamento verso la superficie è veramente inarrestabille?

Io credo che, se sappiamo esercitare un adeguato spirito critico, possiamo pronunciare quel “basta” che ci può consentire di non perdere anche il gusto della profondità, dell’intimità, ponendo argini alla commercializzazione della vita.

Essere capaci anche di fare qualche passo indietro, sapendo andare controcorrente, trovando o ritrovando il senso del limite e le buone regole. Crescendo noi stessi.

Così – recuperando il senso della misura – in quanto genitori, potremo ritrovare il valore vero non solo degli oggetti, ma anche dei momenti e delle occasioni. Provando a trasformare la tradizione del Natale sottraendola alla commercializzazione, e facendola virare verso la sponda affettiva.

Anche rendendoci noi conto che i nostri figli, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti che vivono questo nostro presente, mostrano progressivi segni di disagio.

Un disagio talora coglibile negli agiti privi di senso che leggiamo nella cronaca nera, ma anche spesso larvale, sottostante lo strato luccicante dell’assuefazione all’esteriorità: iniziano ad essere numerosi gli autori che prendendo atto della situazione propongono riflessioni e antidoti per ritrovare “il gusto delle cose giuste”3 .

Perché non regalare a noi ed ai nostri figli un libro cartaceo da leggere insieme?

Commentare, spiegare, parlare insieme finalmente off line, può essere una via transitabile per uscire dal frastuono assordante del consumismo.

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Già negli anni “80 del XX secolo, voci accorte proponevano ai genitori di non lasciare i figli soli per lunghe ore davanti alla televisione, divenuta non per pochi una sorta di baby sytter tecnologica. Si era compreso che la presenza di un adulto – come possibile co-spettatore dialogante – avrebbe consentito al bambino una ricezione meno passiva, una fruizione più critica.

Approccio con-dividente che può essere applicato anche oggi, pur nella accresciuta offerta di mezzi di comunicazione, ben rappresentata dalla diffusione esponenziale degli smartphone, ormai usati anche dai bambini che frequentano le scuole elementari.

Per J.M. Twenge4, che definisce ‘quadrata’ la generazione dei nati tra il 1995 ed il 2012, non tanto si ritrova nei ragazzi iperconnessi l’assennatezza evocata dal termine ‘quadrata’ quanto una incapacità di socialità autentica ed una ricerca spasmodica di sicurezza, tratti di diffidenza e rigidità e superficiale tolleranza: elementi che concorrono a renderli pressoché incapaci di una sana ribellione, mentre l’indipendenza viene vista come traguardo certamente rinviabile.

Personalmente, non condivido la demonizzazione a priori della tecnologia, anzi spesso mi sembra si proietti in questa area una serie di ombre che i genitori dovrebbero assumersi in prima persona; credo però sia opportuno passare ai figli una visione equilibrata che metta in luce i vantaggi e gli svantaggi, le opportunità ed i rischi dei nuovi mezzi5.

Nel ruolo di adulti e di genitori, siamo chiamati in causa in prima persona nel dare prova di una nostra adeguata coerenza: quanto diciamo ai figli sulla opportunità di un uso moderato di telefonini e social network diventerà messaggio efficace se sapremo noi, per primi, farne un uso appropriato e non invasivo, ricordando sempre che esiste anche il tasto ‘off’!

 

Immagine di Ekaterina Panikanova

 

Simonetta Putti, psicoanalista, socia A.R.P.A. (Associazione per la ricerca in Psicologia Analitica) e I.A.A.P. (International Association for Analytical Psychology)

 


1 Codiluppi, V., La vetrinizzazione sociale, Milano, Bollati Boringhieri, 2007

2 Codiluppi, V., Il biocapitalismo – Verso lo sfruttamento integrale di corpi, cervelli ed emozioni, Torino, Bollati Boringhieri, 2008

3 Segrè, A., Il gusto per le cose giuste. Lettera alla generazione Z, Milano, Mondadori, 2017

4 Twenge, J.M., iGen. Why Today’s Super-Connected Kids Are Growing Up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy--and Completely Unprepared for Adulthood--and What That Means for the Rest of Us, Simon & Shuster, UK

5 Putti, S., Cantelmi, T., Intelligenza collettiva e mente connettiva. Dove va l’uomo?, in Giornale Storico di Psicologia e Letteratura, vol.3 – fascicolo 4, Roma, Giovanni Fioriti Editore, 2007

 

 

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Tags: genitori genitorialità

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