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Michelangelo Merisi: Il Caravaggio

on . Postato in Gli Speciali | Letto 577 volte

Dott.ssa Paola Dei - Psicologa, Psicoterapeuta - Siena

Proprio in questi giorni si è inaugurata a Napoli una Mostra che vale la pena di vedere oltre che per il gusto estetico e la bellezza sconvolgente, anche per uscirne arricchiti e per allargare i confini della conoscenza di noi stessi durante il percorso come spettatori. I grandi lasciano sempre una traccia indelebile e Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio è tra di loro.

Michelangelo Merisi nasce presumibilmente a Caravaggio in Provincia di Bergamo e muore in Toscana a Porto Ercole nel Luglio 1610, dopo una estenuante fuga da se stesso più che dalle numerose condanne che hanno segnato i vari momenti della sua vita.
Irascibile, iroso, insofferente alle critiche, univa sacro e profano, vita e morte, dolcezza e violenza, ombra e luce, come nessun altro pittore nella storia dell'arte ha saputo fare, obbedendo a degli impulsi molto lontani dalla sola rappresentazione della realtà naturale. In lui la lacerazione, la dissociazione interna, i contrasti, le eterne contraddizioni e opposizioni, la bellezza e l'oscenità, i Santi e le prostitute sembrano costituire la fiamma di una creatività che lo portava ad un dispendio di energie fisiche e psichiche inimmaginabile come se, come afferma A. Carotenuto a proposito della creatività, il demone della creatività si fosse impossessato della sua coscienza facendolo inserire tra i cosiddetti "pittori maledetti".

Egli si fa testimone di forze terribili e prive di regole per portarle alle loro espressioni più alte con opere di straordinaria bellezza. Basta pensare alla Medusa, alle figure dei Santi, a Bacco, per sentir smuovere emozioni presenti in ognuno di noi ed universalmente vive e vere.

Anch'egli, come molti altri grandi artisti,difficilmente inscrivibile e catalogabile in una limitata definizione di una patologia clinica del DSM IV° o della nosografia diagnostica, mostra segni di scissione, ma è sempre lucidissimo nella sua disperata lotta per l'integrazione degli opposti, a volte così lontani eppure così incredibilmente inseparabili ed affascinanti insieme, ed è proprio questa mancanza di integrazione che sta a fondamento di sentimenti autodistruttivi e distruttivi, che caratterizzerà i momenti della sua vita intrisi di una sorprendente aggressività.

E' molto difficile comprendere se egli soffriva di una vera e proprio "psicosi" o se le sue erano, così come è stato affermato più volte, "stranezze del carattere e del temperamento". Ma tutto questo sembra porre dei limiti, delle definizioni all'interno delle quali Il Cravaggio sembra stare stretto, scomodo, quasi imprigionato, ciò che lui ha invero rifuggito tutta la vita.

Appare più logico e certamente più affascinante accostare la vita di questo grande artista a Dioniso, a Pan che si manifestano come archetipi nelle sembianze di un volto e di un nome in maniera prepotente. Dei perduti, simboli per definizione di contrasti, di eccessi, di mezzogiorno e mezzanotte, di alba e tramonto e ancora di vita e morte.

Il Bacco da lui raffigurato sembra condurci per mano nel mondo dell'ebrezza, degli istinti, dentro una esperienza ben lontana dagli stereotipi culturali conosciuti. Con Caravaggio siamo di fronte al mistero della creatività, alla luce ed alla distruzione che si fanno carne, vita e colore e si manifestano l'una nella vita difficile e complicata dell'artista, l'altra nello splendore quasi divino delle sue opere, come a volerci dire che in fondo Inferno e Paradiso non sono così lontani come pensiamo.

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