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Aprassia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 5663 volte

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L'aprassia (dal greco "a" prefisso di negazione e "praxía", cioe' fare, quindi incapacità di fare) è un deficit primitivo dell’attività motoria, che compare specificatamente durante l’esecuzione intenzionale di un movimento finalizzato.

aprassia

Il disturbo che riguarda l’esecuzione dei gesti si dice aprassico se non è attribuibile a un deficit di input (sensoriale: sordità o disturbi di comprensione, cecità o agnosia visiva, anestesia tattile e stato- cinestesica, agnosia tattile), né a un deficit di output (motorio primario: paresi, tremore, atassia, ipocinesia o ipercinesia).

L’aprassia, inoltre, non è secondaria a deficit di orientamento spaziale o della rappresentazione del corpo, né a inerzia motoria di tipo frontale.

Il disturbo colpisce i livelli superiori dell’organizzazione del gesto, quelli in cui è ideato e selezionato lo schema motorio congruente con le intenzioni dell’individuo e adeguato al contesto. Di regola i pazienti aprassici eseguono senza difficoltà i movimenti richiesti da una determinata situazione, ma sono incapaci di produrre quegli stessi movimenti su richiesta verbale o su semplice imitazione dell’esaminatore (dissociazione  automatico/volontaria).

Le aprassie si possono distinguere:

1) In base al distretto corporeo interessato e, quindi, ai sistemi effettori colpiti:

  •  Aprassia bucco- facciale (ABF): interessa i muscoli dell’apparato oro- glosso – faringo – laringeo e si manifesta nella difficoltà del paziente a protrudere la lingua, fischiare, dare un bacio, raschiarsi la gola e, talvolta, deglutire. L’ ABF non è dovuta a un deficit di comprensione dell’ordine verbale, poiché si manifesta anche su imitazione e consegue a lesioni della corteccia premotoria e della parte anteriore dell’insula dell’emisfero sinistro.
  •   Aprassia del tronco: interessa i movimenti eseguiti con la muscolatura assiale ed è associata a lesioni frontali bilaterali, includendo delle volte anche l’aprassia della stazione eretta e della marcia. Pertanto la difficoltà ad eseguire movimenti con la muscolatura assiale si accompagna di frequente all’incapacità di organizzare adeguatamente il programma motorio della deambulazione.
  •   Aprassia degli arti: il disordine del movimento riguarda gli arti, superiori e/o inferiori; nei pazienti destrimani, una lesione dell’emisfero sinistro può compromettere l’organizzazione del gesto finalizzato di ambedue gli arti superiori.
  • Aprassia della marcia: nei casi più gravi questi pazienti mostrano notevole impaccio e incertezza nel camminare, ma generalmente hanno la tendenza ad inciampare in se stessi.
  • Aprassia dell’abbigliamento: alla capacità di abbigliarsi concorrono almeno tre tipi di diversi di conoscenze. Innanzitutto è necessario conoscere a cosa servono i diversi indumenti e come si usano in relazione al contesto; in secondo luogo, bisogna possedere le conoscenze motorie necessarie per l’uso dei diversi capi di abbigliamento e, in ultimo, quando vogliamo infilarci un indumento dobbiamo far corrispondere le diverse parti di cui è composto alle corrispondenti parti del corpo.
    Solitamente, i pazienti affetti da aprassia dell'abbigliamento hanno difficoltà specifiche nell’uso degli indumenti, nel senso che non sono in grado di vestirsi da soli; molto spesso questo deficit è associato alla negligenza spaziale unilaterale.

2) In base al livello del processo di elaborazione colpito:

  • Aprassia ideativa (AI): comporta l’incapacità di utilizzare oggetti di uso comune, sia presi singolarmente (es. usare un martello), che utilizzati in una sequenza complessa (es. accendere una candela utilizzando un fiammifero). In questo tipo di compiti i pazienti compiono soprattutto errori di omissione, di localizzazione e di uso errato dell’oggetto. E’ come se non sapessero più cosa è necessario fare e incontrassero difficoltà anche nel mimare l’uso degli oggetti su presentazione visiva o richiesta verbale (pantomima). Alla base del deficit ideativo c’è un’amnesia d’uso, che impedisce di accedere adeguatamente al repertorio semantico delle caratteristiche funzionali degli oggetti.
    Le lesioni per un deficit di questo tipo si mostrano prevalentemente nelle regioni posteriori dell’emisfero sinistro (cortecce temporale, parietale e occipitale).
  • Aprassia ideomotoria (AIM): i pazienti che presentano questo disturbo riconoscono i gesti, quindi sanno cosa andrebbe fatto, ma non sono in grado di tradurre il programma motorio nei movimenti che l’uso di un oggetto o l’esecuzione di una determinata azione richiedono.
    I pazienti non sono dunque in grado di eseguire l’azione né su richiesta verbale, né su imitazione e mostrano difficoltà di imitazione dei gesti, soprattutto quelli senza senso. Essi compiono soprattutto errori di perseverazione, sostituzione, goffaggini, conduite d’approche ( cioè ripetuti tentativi di avvicinarsi alla forma corretta del gesto).
    Il deficit ideomotorio consegue a lesioni della corteccia parietale inferiore, di quella premotoria laterale dell’emisfero sinistro e del corpo calloso.

Lo studio sistematico di diversi pazienti aprassici ha permesso di stabilire che l’emisfero sinistro svolge un ruolo privilegiato, sebbene non esclusivo, nell’organizzazione del gesto; solitamente tale deficit si osserva in associazione con l’afasia, perché le lesioni che causano i due deficit sono anatomicamente contigue.
L’aprassia costituisce un grave impedimento all’autonomia del paziente, nonostante la presenza della dissociazione automatico- volontaria, che può permettere al paziente di eseguire azioni che gli sono molto familiari, ma che non è più in grado di produrre su comando.

 

Per approfondimenti:

  • Neuropsicologia.it
  • Manuale di Neuropsicologia, Ed. Il Mulino
  • Dizionario di Psicologia, Ed. Paoline

 

( a cura della Dottoressa Benedetta Marrone)

 


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Tags: aprassia gesti deficit dell'attività motoria

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