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Il Comportamento Alimentare

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Il comportamento alimentare è attualmente oggetto di particolare attenzione in ragione della diffusione crescente di anomalie e patologie correlate che hanno un impatto rilevante sulla salute dell’individuo e sui costi della sanità.

comportamento alimentare

Nello studio del comportamento alimentare si deve  tenere conto, oltre che dei fattori genetici, biologici e psicologici propri dell’individuo, anche della concomitante presenza di fattori sociali e culturali tra i quali grande rilevanza rivestono i messaggi veicolati dai mass media che esaltano valori legati ad un’idea di perfezione fisica e di magrezza associate al successo e attrattiva sociale.

Alcuni studi sul comportamento alimentare sono focalizzati sulla genetica e  sulla funzione del cervello per comprendere meglio i fattori di rischio, individuare i marcatori biologici e sviluppare terapie specifiche finalizzate alla prevenzione e cura dei disturbi alimentari.

In funzione della complessità della tematica trattata e dell’importante coinvolgimento emotivo e psicologico che sottende ai disturbi alimentari, il loro trattamento richiede necessariamente un approccio multidisciplinare. Il lavoro di psicologi e psicoterapeuti che si occupano di tematiche alimentari si svolge in equipe e in sinergia con le varie professionalità implicate, tra cui medici, nutrizionisti, dietologi, biologi, etc.

La condivisione delle modalità di intervento e l’utilizzo di un linguaggio condiviso consente di massimizzare l’efficacia del trattamento terapeutico.  

Fame fisiologica e “fame psicologica”

La fame è uno stimolo fisiologico che segnala l’esigenza di assunzione di cibo a fronte di una condizione di carenza energetica. Il meccanismo della fame è regolato dall’ ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale che presiede al controllo di numerose funzioni somatiche e viscerali tra le quali il ciclo sonno-veglia, il mantenimento della temperatura corporea e l’espressione degli stati emotivi. Gli stimoli provenienti dagli organi periferici quali lo stomaco e l’intestino giungono, attraverso una complessa rete di segnali, nel sistema nervoso centrale dove vengono elaborati a livello dell’ipotalamo, integrati a livello della corteccia cerebrale e infine tradotti in comportamenti di assunzione di cibo oppure di riconoscimento dello stato di sazietà e conseguente interruzione dell’assunzione di cibo.

Il sistema di regolazione fisiologica della fame, presente in modo innato nell’individuo, ha lo scopo di bilanciare l’introduzione di calorie alimentari rispetto al fabbisogno energetico.  
Contrariamente ai nostri antenati però, il cui compito principale era quello di cercare qualsiasi cibo che fornisse energia e sostanze nutritive allo scopo di sopravvivere, oggi le scelte in campo alimentare si sono evolute, diventando più complesse e articolate. In particolare, nelle società occidentali industrializzate dove il cibo è abbondante economico e disponibile in grande varietà e assume un valore diverso rispetto alla semplice funzione di sopravvivenza.

In tali condizioni, la regolazione omeostatica dell’assunzione di cibo è costantemente condizionata e messa a dura prova dalla onnipresente sovra-stimolazione di cibo e di suggerimenti ad alimentarsi che può facilmente avere come conseguenza un surplus nell’assunzione di cibo rispetto all’esigenza fisiologica nutrizionale.
Inoltre il mangiare rappresenta un comportamento intrinsecamente gratificante che è collegato al tono dell’umore e alle emozioni. Distinguiamo la fame, legata ad un bisogno effettivo di nutrienti, dall’appetito, legato  invece al piacere e desiderio di mangiare senza una oggettiva carenza energetica.

A livello psicologico impariamo molto presto ad utilizzare il cibo come una forma di gratificazione aspettandoci di ottenere dei benefici e degli effetti positivi. Il cibo ha una potente valenza emotiva tanto che spesso viene utilizzato con funzione consolatoria e compensatrice (ad esempio mangiare un dolce o della cioccolata viene comunemente associato al miglioramento del tono dell’umore).

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1.2 Comportamento alimentare funzionale-disfunzionale

Le persone che mangiano in modo sano sono in grado di apprezzare gli aspetti gradevoli del cibo, mantenendo il pieno controllo del proprio comportamento alimentare.

Alcune persone tuttavia falliscono nell’autoregolazione e possono facilmente sviluppare problemi legati al sovrappeso e all’obesità. Altre persone invece sviluppano un controllo eccessivo del proprio comportamento alimentare con conseguente condizione di sottopeso e malnutrizione, come accade nei casi di anoressia nervosa, patologia nota da parecchio tempo. Come l’anoressia, anche l’obesità è una condizione riconosciuta da molto tempo e la sua presenza è aumentata in modo drammatico nella seconda metà del 20° secolo.

La ricerca attuale è finalizzata a inquadrare il comportamento alimentare e i disordini correlati lungo un continuum che va da pratiche alimentari sane a comportamenti disfunzionali.

Risulta importante comprendere i risultati della ricerca che indaga sia il modo in cui i processi alimentari sono elaborati nel cervello e i meccanismi che sottendono l’autoregolamentazione efficace e quella non riuscita, sia le variabili sociali, ambientali e culturali che, in concomitanza con quelle individuali, intervengono nella scelta e nel consumo di cibo.

Alla base dei comportamenti alimentari vi è una interazione geni-ambiente che si instaura già dalla prima infanzia. Tuttavia il ruolo dell’esperienza e dell’apprendimento è fondamentale per lo sviluppo del comportamento alimentare in età evolutiva e successivamente in età adulta.
 
L’analisi approfondita dei molteplici aspetti che intervengono nello sviluppo del comportamento alimentare è condizione essenziale per comprenderne le dinamiche funzionali o disfunzionali in età adulta.

1.3 Il cibo: forma di comunicazione ricca di significati

Il cibo secondo una visione antropologica rappresenta una importante forma di comunicazione ricca di significati simbolici. Ognuno di noi costruisce un rapporto molto personale e significativo con il cibo, che  non dipende soltanto dalle specifiche  esigenze nutrizionali ma è anche il risultato di un insieme di pensieri e sentimenti che sviluppiamo in relazione ai cibi che consumiamo e alla nostra esperienza alimentare.

Il cibo è dunque ricco di valori simbolici e significati soggettivi che sono  legati intrinsecamente alla nostra identità e memoria individuale. Ad esempio, il sapore di un cibo o un particolare alimento possono ricondurci a ricordi dell’infanzia o a situazioni, persone ed emozioni ad esso associate.

L’aspetto comunicativo del cibo diviene ancora più rilevante quando il rapporto con esso risulta disturbato e problematico e l’assunzione di  comportamenti alimentari anomali diventa espressione manifesta dello stato di disagio individuale. Questo processo risulta particolarmente evidente nei giovani e negli adolescenti che per comunicare il proprio stato di disagio non trovano un veicolo espressivo altrettanto efficace.

Vedremo come agiscono queste dinamiche nel prossimo articolo relativo ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).  


Riferimenti bibliografici

  • Nuvoli G. Rapporti con il cibo e comportamento alimentare (Ricerche psicologiche e socioeducative sul momento dei pasti in età evolutiva)- Franco Angeli Studi e Ricerche, 2010
  • Meule A and Vögele C The Psychology of Eating, 2013

 

 

 

A cura della Dottoressa Arianna Grazzini

 

 

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Tags: alimentazione sana disturbi alimentari

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