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Aspetti psicopatologici delle cefalee primarie

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emicraniaLe cefalee primarie rappresentano delle sindromi multifattoriali: i tipi più frequenti sono la cefalea tensiva, l’emicrania, la cefalea a grappolo e la cefalea cronica.

La cefalea crea problemi non solo sociali ma anche economici per coloro che ne sono affetti. I ripetuti attacchi di cefalea e spesso la costante paura del successivo attacco, danneggiano la vita familiare, sociale e lavorativa.

Si stima che, in Europa, l’emicrania comporti costi pari a 27 miliardi di euro all’anno tra ridotta produttività e giorni di lavoro persi. La cefalea presenta comorbilita’ con disturbi d’ansia e dell’umore.

A livello psicologico la cefalea, come altri tipi di disturbi, consente un distacco da impegni eccessivi consentendo di risolvere il conflitto in maniera accettabile, sentendosi costretto a  interrompere l’attività a causa della malattia (vantaggio secondario).
I soggetti affetti da cefalea tendono a valutare gli eventi quotidiani come piu stressanti e spesso mettono in atto dei meccanismi di coping di evitamento (distraendosi o riducendo l'attività fisica fino ad isolarsi).

Oliver Sacks (1992) ha diviso le cefalee in:

1. Emicranie periodiche e parossistiche

Rappresentano l’espressione di una periodicità neuronica innata e possono essere indotte da uno stato di eccitazione: collera,terrore, esaltazione, attivazione sessuale. Entrambe sono legate ai cicli biologici dell’organismo, ritmi sonno-veglia, disturbi stagionali; ma mentre le periodiche riguardano attacchi che si presentano a intervalli regolari, indipendentemente dallo stile di vita del paziente, le parossistiche comprendono attacchi all’apparenza spontanei.

2. Emicranie circostanziali

Riguardano reazioni a situazioni specifiche di natura psicologica o fisiologica e non presuppongono pattern personologici, ma le seguenti circostanze sono in grado di scatenare l’attacco: luci,odori, rumori, condizioni atmosferiche, attività fisica, eccitamento, emozioni innescate da sensazioni di fame o digiuno, caldo febbre, esaurimento, reazioni a farmaci, rilassamento o emicranie notturne; e. da distorsioni del campo visivo; e. attivate da alimenti, problematiche intestinali, mestruazioni, livelli ormonali, allergie.

3. Emicranie abituali

Queste possono essere a loro volta classificate in quattro tipologie:

  • Regressive: nel caso in cui la vita del paziente ruota attorno alla malattia e manifesterebbe un bisogno di supporto sociale e dipendenza affettiva; sono le emicranie tipiche degli ipocondriaci.

  • Recuperative: caratteristiche degli ossessivi e perfezionisti che tendono a sovraccaricarsi di impegni lavorativi; questo tipo di emicranie hanno la stessa funzione del sonno ed  esprimerebbero un bisogno di recupero da un periodo di stress. Si verifica un crollo rispetto al periodo precedente caratterizzaro da iperattività e tensione: il soggetto affetto solitamente concentra le tensioni emozionali di un intero periodo in poche ore o giorni (ad esempio la sindrome premestuale). In ogni caso, il malessere permetterebbe ai pazienti di tenere dissociata la loro parte sofferente, consentendo una vita sociale e lavorativa adeguata.

  • Aggressive: la loro funzione è quella di offrire una possibilità di espressione a sentimenti ostili che altrimenti non potrebbero essere ne espressi ne riconosciuti, spesso relativi all’ambito familiare e lavorativo.

  • Autopunitive: riscontrabili in soggetti masochisti, vendicativi, depressi e paranoici, con un' ostilità rivolta verso l’interno e condotte autolesive.

H.G.Wolff  fu uno dei primi studiosi ad occuparsi delle relazioni fra emicrania e tratti di personalità, ritenendo che questi ultimi rappresentino reazioni disfunzionali allo stress e che interagiscano con fattori precipitanti che, a loro volta, possono scatenare l’attacco:

- Ambizione e successo
- Perfezionismo e efficienza
- Ordine
- Tendenza al dubbio e alla ripetitività
- Inflessibilità ( intesa come tendenza a perdere la pazienza con persone opposte al proprio carattere, difficolta’ ad accettare i compromessi, resistenza al cambiamento delle abitudini, ostinatezza, testardaggine)
- Risentimento (difficolta’ a perdonare o accettare scuse)
- Attitudine a sentire inadeguato il proprio corpo sottoponendolo a diete, lavoro eccessivo o riduzione del sonno
- Parsimonia e attenzione al risparmio
- Circospezione, tendenza d evitare l’intimità, freddezza emotiva e formalismo (le relazioni sociali sono un’occasione di tensione)
- Insoddisfazione sessuale con diradamento dei rapporti, diminuzione della libido e disfunzioni sessuali
- dipendenza nei legami affetTivi e scarsa autonomia

Da questo lungo elenco emergerebbero due principali configurazioni:

1. Tipo A: persona caratterizzata da ambizione, competitività, aggressività costante ed ipercontrollata, intolleranza ed iperattività con tendenza ad eseguire tanti compiti insieme. 

2. Tipo B: un soggetto con personalità anancastica, caratterizzata da eccessivo bisogno di ordine, forte indecisione, parsimonia ed estremo perfezionismo.

In più la scarsa consapevolezza degli stati emotivi, accompagnata alla tendenza di negazione delle esperienze frustranti rese inaccessibili alla memoria, determina un incremento dell’azione neurovegetativa: in quest’ottica la soppressione della rabbia può portare ad un'iperattivazione dell' SNA e del SNC, determinando le alterazioni del sonno, l'aumento del cortisolo, una richiesta di trattamenti medici, un maggior rischio di malattie cardiovascolari e l'incremento della tensione muscolare e del dolore.
Questa ipotesi però non ha avuto ancora una sufficiente verifica empirica (Chattat, Ercolani 1997).

 

Bibliografia:

Pini M., "Aspetti psicopatologici delle cefalee primarie" (FrancoAngeli, Milano 2006)

 

(a cura della Dottoressa Maria Pia Cavalieri)

 

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