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Facies

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 3592 volte

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faciesIl termine latino Facies si riferisce all’espressività ed alla mimica facciali, nonché alla mobilità dei muscoli pellicciai.

In semeiotica medica, il termine si riferisce, in particolare, alle espressioni del volto, assunte tipicamente in determinati stati morbosi.

L’aspetto del volto, in generale, è determinato da muscoli, ossa e tessuti, e da ciò che li riguarda: idratazione, motilità, eventuali anomalie scheletriche, ecc. Le varie facies, quindi, possono essere causate da eventi che comportano un’anomalia statica, ma anche da affezioni di tipo nervoso o psichico, che determinano un’anomalia dinamica.

Tra i vari tipi di facies vi sono:

  • La F. Febrilis, che è caratterizzata da arrossamento delle guance e lucentezza degli occhi.
  • La F. Hectica, che si trova nella tisi ed è caratterizzata da volto pallido con pomelli arrossati.
  • La F. Hippocratica o peritonitica, tipica della peritonite, che si contraddistingue per il naso affilato, gli occhi incavati, il colorito plumbeo o livido, le orecchie cianotiche.
  • La F. Parkinsoniana, che si costituisce per un impoverimento del gioco mimico.
  • La F. Basedowiana, che si manifesta con esoftalmo, particolare lucentezza degli occhi, espressione di persona trepida.

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In alcune affezioni neurologiche, inoltre, l’esame della facies può dare utili indicazioni per i fini diagnostici e prognostici.

Nel Morbo di Parkinson, come già detto, si osserva una ipomotilità della mimica facciale, con scarso contenuto espressivo, apparente ridotta partecipazione emotiva alle situazioni esterne, rigidità dei muscoli facciali (la cosiddetta facies figée).

Nella paralisi psudobulbare, d’altro canto, si osservano fenomeni di pianto e riso spastico, dovuti ad una incontinenza emotiva, su di una facies poco mobile, con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta, mentre nei tumori frontali si possono rilevare: riduzione della mimica ed apatia, nell’ambito di un torpore psichico globale, oppure, al contrario, la moria frontale, ovvero un’espressione vivace, ilare, gaia, inadeguata alla situazione reale del paziente.

 

Bibliografia:

  • Enciclopedia Treccani.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.

 

(Dott.ssa Alice Fusella)

 

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