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Insonnia

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insonnia

L'insonnia è un disturbo caratterizzato dall'incapacità di prendere sonno, nonostante ce ne sia il reale bisogno fisiologico.

Fa parte delle dissonnie, un gruppo di disturbi del sonno, dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno, così come le apnee notturne e le ipersonnie (narcolessia).

Coloro che soffrono di insonnia lamentano, di solito, di non essere in grado di dormire che per pochi minuti alla volta o di agitarsi nel letto durante la notte.

Se l'insonnia continua per più di alcune notti di seguito, può divenire cronica e causare un deficit nel sonno, che è estremamente nocivo per la salute dell'insonne.

Essa non è una malattia univoca, ma si presenta in modi diversi, tanto che, clinicamente, viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri:

1. Durata: varia da paziente a paziente e può subire modificazioni nel corso della vita di uno stesso individuo. In base a tale parametro, si può avere:
• Insonnia occasionale;
• Insonnia transitoria;
• Insonnia cronica.

2. Cause. Si distingue in:
• Primaria, o non organica, quando il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino l’insonnia;
• Secondaria, quando l’insonnia è dovuta ad altre malattie fisiche o a problemi psicologici.

3. Tipologia. In base a tale parametro si ha:
• Insonnia iniziale, quando il paziente fatica ad addormentarsi;
• Insonnia centrale o intermittente, caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte;
• Insonnia tardiva o terminale, caratterizzata da risveglio mattutino precoce.

Sotto il profilo diagnostico, l'insonnia può essere classificata come:
1. Transiente, se dura meno di una settimana;
2. Acuta, quando c’è un'impossibilità a dormire in modo soddisfacente, che dura per meno di un mese;
3. Cronica, se dura più di un mese. Può essere un disordine di tipo primario oppure può essere causato da altre patologie.

Tra le varie forme di insonnia, troviamo:

1. Insonnia da errata percezione del sonno (pseudoinsonnia). Viene riferita dai pazienti un’incapacità di addormentarsi o veglia completa per tutta la notte, con attività mentale notturna molto intensa, senza apparenti reperti di alterazione oggettiva.

2. Insonnia idiopatica. È rappresentata dall’incapacità di ottenere un sonno soddisfacente sin dalla nascita, con marcato allungamento della latenza di addormentamento, forte riduzione dell’efficienza del sonno ed incremento del numero e della durata dei risvegli notturni.

3. Insonnia da disturbi psichici. L’insonnia, nelle affezioni psichiatriche, costituisce un sintomo di frequente riscontro, soprattutto in corso di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e schizofrenia. Se indotta da ansia, si manifesta più spesso con la difficoltà ad iniziare e mantenere il sonno, mentre in corso di disturbi dell’umore risultano prevalentemente disturbate le fasi intermedie (frammentazione) e tardive (come il risveglio precoce nei pazienti depressi). Le alterazioni del sonno nella schizofrenia, infine, risultano, nel complesso, modeste, limitate ad una percentuale non significativa di pazienti ed aspecifiche.

4. Insonnia da movimenti periodici nel sonno (mioclono notturno). È caratterizzato da contrazioni muscolari stereotipate, periodiche, in una o entrambe le gambe, che intervengono durante il sonno, prevalentemente durante le fasi meno profonde, e che consistono nell’estensione dell’alluce, nella dorsiflessione della caviglia, talora seguite da flessione del ginocchio e dell’anca.

5. Sindrome delle gambe senza riposo. È caratterizzata da una sensazione interna, sgradevole, localizzata tipicamente tra il ginocchio e la caviglia, solitamente bilaterale, che insorge a riposo nella tarda serata e specialmente nella fase di rilassamento muscolare, che precede il sonno. La sintomatologia viene alleviata solo dal movimento e a volte risulta talmente intensa da determinare la necessità di alzarsi, camminare e posare il piede su una superficie fredda.

6. Insonnia da abuso di sostanze psicoattive. Le sostanze cui è stata correlata l’insorgenza di insonnia, spesso indotta mediante meccanismi diversi, appartengono sia al gruppo degli stimolanti (cocaina, nicotina e metilxantine, per blocco dei meccanismi inibitori o sollecitazione di meccanismi eccitatori), sia a quello dei depressori del SNC (barbiturici, benzodiazepine ed alcool) e costituisce, principalmente, l’effetto collaterale dell’assunzione della stessa, o uno dei sintomi dell’astinenza da essa.

7. Phase Shift Disorder. Avviene quando l'orologio biologico di una persona non obbedisce al normale ciclo del sonno notturno e della veglia diurna. È presente in soggetti che effettuano regolarmente viaggi lungo diversi fusi orari ed in quelli che lavorano essenzialmente di notte.

8. Parasonnia: include un numero di disordini di sveglia improvvisa, che includono incubi, sonnambulismo, comportamento violento durante il sonno e disturbi della fase R.E.M.

È difficile, quindi, definire un’unica causa all’origine dell’insonnia, per cui si sono ipotizzate diverse eventualità:

I. L'insonnia primaria può dipendere da:
• Fattori stressanti individuali (psicofisiologici);
• Errata percezione del sonno;
• Predisposizione individuale.

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II. L'insonnia secondaria, invece, può dipendere da:
• Inadeguata igiene del sonno, dovuta all’andare a letto nei momenti sbagliati, all’uso di eccitanti, alla visione di film particolarmente "forti" prima di andare a dormire, ecc.;
• Malattie psichiatriche, in particolare disturbo bipolare e sindromi ansioso-depressive;
• Malattie internistiche, tra le quali, ad esempio, allergie alimentari, iper-tiroidismo, nevralgie, asma, problemi al cuore, disturbi gastrici e digestivi, diabete, alterazione dell'equilibrio ormonale, specie durante la menopausa e negli ultimi mesi di gravidanza, disturbi urinari;
• Malattie neurologiche, in particolare la malattia di Parkinson e la malattia di Alzheimer;
• Sindromi dolorose (mal di denti, mal di testa, dolori muscolari, artrosi, nevralgie, ecc.);
• Ambiente rumoroso e/o troppo illuminato;
• Alterazione del ritmo sonno/veglia;
• Abuso di sostanze tossiche o eccitanti;
• Altitudine.

Il trattamento dell’insonnia prevede diverse fasi:

1. Innanzitutto, è fondamentale una diagnosi precoce, in quanto essa consente di prevenire l’aggravamento del disturbo ed il presentarsi di tutte quelle complicanze, che sono legate alla cronica privazione di sonno, quali: invecchiamento precoce, disturbi psicologici e comportamentali, ipertensione arteriosa e maggior rischio di patologie cardiovascolari, solo per citare le patologie più rischiose per la salute.

2. Successivamente, a seconda dell’età, del sesso, dell’ambiente e della causa dell’insonnia, si deciderà per quale tipo di terapia optare. In questo senso si può scegliere (ma in genere c’è una combinazione delle due) tra:

a. Terapia farmacologica: come dice il termine stesso, essa prevede la somministrazione di farmaci, quali, i Barbiturici, le Benzodiazepine (diazepam, lorazepam, nitrazopam, tra i più usati), gli Oppioidi, come anche integratori (la melatonina) e rimedi naturali (camomilla, valeriana, lavanda, luppolo, biancospino…).
b. Terapia non farmacologica: in essa rientrano sia l’intervento sulle abitudini sbagliate, volto, quindi, ad una corretta igiene del sonno (andare a letto ad orari regolari, mangiare leggero a cena, fare esercizio fisico nel pomeriggio, non bere stimolanti come la caffeina, ecc.….), sia l’intervento psicoterapeutico, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, la quale, grazie a programmi di gruppo specifici, risulta essere la metodologia più efficace e che comporta i risultati più importanti e duraturi. Oltre a questa, ovviamente, si può optare sia per altre tipologie di psicoterapia, sia per altre tecniche di rilassamento (ad es. l’agopuntura).

 

Bibliografia:

  • American Psychiatric Association. DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Text Revision, IV edizione, Masson, Milano.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.
  • Merck Manual, Home Health Handbook.

 


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