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Istinto

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 28082 volte

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istintoIl termine istinto, come indica l'etimologia stessa (il termine latino “instinctus”, deriva da instinguere, incitare), è usato nel linguaggio ordinario per indicare un'azione o un comportamento posti in atto da un animale o da una persona in modo automatico, senza esserne consapevoli, a causa di una forza interna all'organismo.

La definizione di istinto, in questo senso, si estende anche ad azioni puramente psichiche e mentali, come, ad esempio, la stessa attività cognitiva, la quale può essere considerata come un istinto naturale, a differenza di quei processi psichici che si basano su schemi appresi (quali il linguaggio, i numeri, …, che sono considerati delle pulsioni).

Secondo la psicologia del senso comune, il comportamento animale è basato essenzialmente sugli istinti, i quali consentono la sopravvivenza dei singoli animali e della loro specie attraverso la soddisfazione dei bisogni primari della fame, della sete, del sonno e del sesso. Il comportamento umano sarebbe, invece, solo in minima parte istintivo, perché anche le azioni finalizzate alla soddisfazione dei bisogni primari sarebbero guidate dalla coscienza e modellate da fattori sociali e culturali.

In una tradizione più propriamente psicologica, il concetto di istinto ha avuto spesso un impiego molto generalizzato e diverse sono state le teorizzazioni che si sono succedute al riguardo. Per Wundt, ad esempio, non vi sarebbero solo gli istinti fondamentali della nutrizione e della riproduzione, comuni agli animali ed alla specie umana, ma esisterebbero anche alcuni comportamenti, divenuti abitudinari di generazione in generazione, che finiscono col fissarsi ed il rimanere propri di un'intera specie animale (istinti complessi).

Altri autori, come James e Pavlov, hanno confrontato l’istinto con i riflessi poiché anche questi ultimi sono processi finalizzati ed innati, di cui l'animale è dotato per rispondere alle stimolazioni ambientali e soddisfare i propri bisogni. La differenza con gli istinti sarebbe solo quantitativa, nel senso che vi sarebbe una maggiore complessità delle azioni istintive rispetto a quelle riflesse, ma una sostanziale somiglianza dal punto di vista strutturale. Ad essi si opposero, tuttavia, altri studiosi della fine dell'Ottocento, i quali notarono che il comportamento istintivo presentava, sia sul versante delle risposte che su quello degli stimoli, una varietà di manifestazioni che non può essere ridotta ad una sequenza fissa di stimoli-risposte, ma che prevedeva il passaggio attraverso i comportamenti individuali, cioè le modalità di risposta a determinati stimoli adottate dai singoli individui (abitudini), per cui, tra il riflesso e l'istinto si poneva la tappa intermedia dell'abitudine, ovvero quel comportamento ripetuto più volte perché rivelatosi adattativo nella vita individuale.

Una delle prime teorie sistematiche degli istinti fu esposta da William McDougall nella sua “psicologia ormica”, in cui egli riesce a porre il problema in chiave strettamente psicologica, senza ridurre completamente l'istinto ad un processo biologico o fisiologico. Egli considera l'istinto come l'integrazione tra varie forze componenti:

  • L’impulso a porre attenzione a un determinato stimolo (componente cognitiva);
  • L’impulso a provare una specifica esperienza emozionale rispetto a tale stimolo (componente emotiva);
  • L’impulso a produrre un'azione in relazione a esso (componente conativa).

Un aspetto importante di questa teoria è la corrispondenza tra stati emotivi ed istinti: ad ogni istinto descritto nel comportamento animale corrisponde un'emozione provata dagli esseri umani e per McDougall gli istinti principali e le emozioni primarie corrispondenti erano i seguenti:

  • L’istinto di fuga e l'emozione della paura;
  • L’istinto della repulsione e l'emozione del disgusto;
  • L’istinto della curiosità e l'emozione della meraviglia;
  • L’istinto del combattimento e l'emozione della rabbia;
  • L’istinto della sottomissione e l'emozione della soggezione;
  • L’istinto dell'autoaffermazione e l'emozione del benessere;
  • L’istinto genitoriale e l'emozione della tenerezza.

Successivamente, si delinearono altri filoni di pensiero, tra i quali si contrapponevano, sostanzialmente, due indirizzi diversi:

1. L’etologia. Tra gli altri, Tinberg definiva l’istinto come un meccanismo nervoso organizzato gerarchicamente, sensibile a determinate stimolazioni ambientali, alle quali esso risponde con movimenti ben coordinati che hanno per fine la conservazione dell’individuo e della specie. Quindi, ci sarebbe un meccanismo neurosensoriale, che genera una tensione interna, detta “potenziale specifico d’azione”, e dà origine all’ “azione a schema fisso”, cioè a un complesso comportamento istintivo che favorisce la sopravvivenza della specie. Due condizioni sono indispensabili, secondo Tinberg, affinché un’azione a schema fisso venga messa in atto:
• Uno stimolo segnale: è un impulso particolare la cui presenza induce l’avvio automatico di una determinata azione a schema fisso (costruire il nido, attaccare, correre);
• L’energia specifica per l’azione: è innata ed è all’origine dell’istinto, insieme allo schema di avvio in concomitanza con un segnale scatenante proveniente dall’ambiente.

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Comunque, secondo questo autore, l’apprendimento può determinare modificazioni nello schema fisso d’azione, tanto che al comportamento istintivo si sostituisce un comportamento appreso, adattivo ed intenzionale.

2. La psicoanalisi. Freud descrive l’istinto come “un concetto al confine tra il mentale e il somatico, il rappresentante psichico degli stimoli che si originano nell’organismo e raggiungono la mente” (1915). Distingue, perciò, l’istinto (Instinkt) dalla pulsione (Trieb): mentre l'istinto ha un fine specifico, che si realizza in una sequenza di azioni prefissate dirette verso una meta ed un oggetto ben precisi, la pulsione ha un carattere molto più flessibile e variabile e le sue mete e i suoi oggetti sono molteplici e mutevoli, rivolti principalmente alla soddisfazione dei propri bisogni (fame, sonno, sesso), grazie a schemi appresi dall’esperienza con l’ambiente. Istinti fondamentali nell'uomo, sui quali si basano tutti gli altri impulsi umani, sarebbero, sempre secondo Freud:

  • L’istinto di vita (Eros): bisogno innato di creare, mantenere in vita ed ottenere gioia e piacere, legato al significato di libido, principale fonte nell'uomo di energia creativa e positiva;
  • L’istinto di morte (Thanatos): bisogno innato di distruggere, uccidere e rivivere le esperienze di tristezza e dolore, oltre al bisogno di morire, legato al significato di destrudo, fonte di energia distruttiva e negativa.

 

Bibliografia:

  • Enciclopedia Treccani.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.

 

(A cura della dottoressa Alice Fusella)

 


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