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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 9559 volte

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“Esistono bisogni emotivi primitivi, esistono bisogni di evitare la punizione e di conservare il favore del gruppo sociale, esistono bisogni di mantenere l’armonia e l’integrazione all’interno dell’ego. La personalità è essenzialmente un’organizzazione di bisogni”, Theodor Adorno

personalitàLa personalità può essere definita come la peculiare e irripetibile essenza di ogni persona che appare a ognuno di noi come l’elemento di sintesi dell’esperienza interna.

È l’insieme delle modalità di percezione, pensiero, comportamento e relazione che l’individuo sviluppa su base sia congenita sia acquisita.

In base alle indicazioni fornite dalla biologia del comportamento, lo sviluppo della personalità è considerato come l’utilizzazione da parte dell’individuo di disponibilità geneticamente predeterminate, in base a una serie di scelte, e determinate dalle circostanze ambientali, dagli apprendimenti, dai conflitti e dalle identificazioni.

Da un punto di vista psicodinamico diversi sono gli autori che hanno focalizzato la loro attenzione sulla possibile evoluzione della personalità.

Sigmund Freud aveva già effettuato alcune teorizzazioni circa lo sviluppo della personalità a partire dall’ipotesi che il comportamento fosse attivato da un complesso sistema di energie psichiche, in particolare quelle istintuali, sessuali e aggressive.

Tali energie avrebbero, secondo Freud, una natura inconscia e spingerebbero costantemente per il raggiungimento di un obiettivo quale il piacere o la riduzione della tensione, scontrandosi però con ostacoli sia esterni come ad esempio le regole sociali, che interni in virtù delle esigenze derivanti dalla coscienza morale.

Il conflitto che ne scaturisce porterebbe così l’individuo a dover elaborare delle strategie alternative come il mascheramento o i meccanismi di difesa, che possono o favorire l’adattamento alla realtà o l’insuccesso e la nevrosi.

Questa teorizzazione è caratterizzata dall’idea che nessun aspetto del nostro comportamento esterno o interno, secondo Freud, è casuale, ma è sempre condizionato dalle dinamiche inconsce che agiscono spesso a nostra insaputa.

Tale concettualizzazione si articola poi in una serie di ipotesi più specifiche relative alla struttura ed alla dinamica dei processi mentali; inizialmente Freud effettuò una suddivisione della vita mentale in due principali livelli: quello conscio e quello inconscio.

Appare così la prima fondamentale sistematizzazione dell’apparato psichico, detta modello topografico, ossia un modello che delinea una differenziazione dell’apparato psichico in sistemi considerati metaforicamente come luoghi della psiche.

Freud distingue tre funzioni: Conscio, Preconscio e Inconscio.

I contenuti mentali di cui siamo interamente coscienti sono rappresentati dal primo elemento della triade, il terzo contiene tutti quegli elementi che non hanno accesso alla coscienza, il preconscio, infine, svolge una funzione di intermediario tra gli altri due, e contiene quei pensieri latenti che hanno una struttura verbale, che hanno diretto accesso alla coscienza ma che in un determinato momento non sono presenti nel campo attuale della coscienza.

Gli sviluppi teorici successivi al modello topografico, determinarono in Freud la necessità di una sua modifica, introducendo un nuovo modello nell’opera “L’Io e l’Es” che è appunto quello di Es – Io – Super-io;

L’Es si presenta come la fonte energetica della personalità, sede degli impulsi sessuali e aggressivi e segue la logica del principio del piacere e dei processi primari, caratterizzati da una ricerca della gratificazione immediata, così come da processi che non seguono la logica della vita mentale conscia.

L’Io rappresenterebbe la parte consapevole della personalità, la mente, sede delle funzioni della percezione, memoria, linguaggio e motricità e si svilupperebbe a partire dall’Es per la necessità di ricercare un adattamento con le esigenze della realtà.

L’Io sarebbe pertanto animato dal principio di realtà e da processi secondari che utilizzano le componenti razionali e di valutazione obiettiva per rispondere alle richieste dell’ambiente.

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Il Super-io è un’istanza morale in parte inconscia, che produce sensi di colpa, detta norme e regole di comportamento e diviene punitiva quanto queste norme interiorizzate non vengono seguite. Il Super-io coincide anche con l’ideale dell’Io, cioè quell’istanza che si impone come modello per l’identità del soggetto con la quale egli continuamente si confronta perché rappresenta la realizzazione di tutte le sue migliori attitudini.

Un ulteriore punto caratterizzante l’approccio freudiano alla personalità è il ruolo determinante assegnato alle esperienze precoci infantili: Freud sottolinea infatti che le pulsioni istintuali seguono un percorso evolutivo scandito in fasi ciascuna delle quali è caratterizzata da una specifico oggetto-meta (orale, anale, fallica), da specifici conflitti (angoscia di castrazione e complesso edipico) e modalità di adattamento alla realtà.

Il modo in cui vengono vissute tali fasi lascia impronte sulla struttura del carattere mediante il “gioco” delle fissazioni e delle regressioni.

Successivamente Freud distinguerà tre tipi caratteriali in base alla predominanza dell’una o dell’altra delle tre istanze della personalità.

Il tipo erotico, dominato dalle esigenze dell’Es; il tipo narcisistico, centrato sui bisogni di conservazione di sé e si impone come una forte personalità; il tipo ossessivo che si caratterizza per la dominanza e la rigidità del Super-io.

Successivamente Otto Fenichel ha sviluppato tale approccio identificando alcuni quadri più analitici all’interno di ciascuna tipologia; tra le personalità dominate dall’Es parla di:

- Tipo frigido: evitamento delle emozioni o vissute esclusivamente a livello immaginativo (appassionati di arte, matematica, etc);

- Tipo razionalizzatore: segue le pulsioni e le emozioni solo se sono giustificate (fanatismo ideologico);

Tra le personalità dominate dal Super-Io ha poi delineato:

- Tipo con Super-io assente o incompleto: assenza di sensi di colpa e freni inibitori con condotte impulsive, antisociali e delinquenziali;

- Tipo dominato dal senso di colpa e da continui tentativi di conciliarsi con un Super-io severo: esperienza intrisa da vissuti di punizione, rimorso, moralismo, masochismo e proiezione della responsabilità sugli altri;

- Tipo con Super-io “eteronomo”: dipendente dalle reazioni altrui per confermare e definire la propria autostima, eccessivamente sensibile alle critiche e alle punizioni, ricerca costate di conferma e approvazione, estremamente sottomesso o altruista allo scopo di conciliarsi con l’ambiente.

Secondo Fenichel il carattere può essere anche definito in riferimento al tipo di meccanismo di difesa che viene prevalentemente adottato dall’individuo.

Proprio basandosi su questa teorizzazione egli distingue due tipi di caratteri: i sublimativi, in cui l’Io, invece di opporsi rigidamente alla componente istintuale la canalizza e permette una scarica della pulsione; ed i reattivi che invece si oppongono alla pulsione con misure difensive rigide, non riuscendo né a soddisfare le esigenze istintuali, né a sublimarle.

All’interno dei tipi reattivi effettua una seconda differenziazione:

- Caratteri fobici le cui condotte reattive si limitano ad evitare le situazioni desiderate;

- Caratteri isterici i quali tendono ad erotizzare i rapporti normali con tendenza alla drammatizzazione, etc;

- Caratteri ossessivi che sono invece dominati dal meccanismo delle formazioni reattive.

Secondo Fenichel le configurazioni caratteriali possono anche modificarsi sulla base delle diverse regressioni che i soggetti compiono durante le riverse fasi evolutive degli stadi psicosessuali; ogni fase psicosessuale è infatti caratterizzata da una specifica tipologia di bisogni istintuali, da determinati conflitti e da problematiche di adattamento alla realtà.

È proprio attraverso questo gioco di regressioni e fissazione, come aveva anticipato Freud, che la personalità finale di un individuo si presenta come modellata dalla sua storia evolutiva sotto forma di tratti riconducibili alle varie fasi. Fenichel, a tal proposito, distingue i seguenti tratti:

1. Tratti collegati con la fase orale

- Orientamento passivo-dipendente e recettivo: bisogno eccessivo di essere accuditi, di rassicurazione e dipendenza dagli altri per definire e confermare la propria autostima; comportamento estremamente attivo e mascolino per compensare le tendenze passive;

- Difesa dall’ansia mediante introiezione orale: tendenza a cercare gratificazioni legato al cibo, fumo, bevande;

- Atteggiamenti pessimistici o sadici derivanti da vissuti di deprivazione orale;

- Identificazione con l’oggetto parentale: sviluppo di atteggiamenti materni e protettivi (madre buona) o viceversa atteggiamento egoistico e di chiusura verso gli altri (madre frustrante);

- Voracità intellettuale: spostamento del bisogno orale su altri ambiti di attività;

2. Tratti collegati con la fase anale

- Taccagneria: abitudine alla ritenzione anale a cui segue la concezione del contenuto intestinale come qualcosa di prezioso, che non si vuole cedere; successivo sviluppo di tendenze ad accumulare, taccagnerie e collezionismo;

- Ordine e perfezionismo: riflettono un atteggiamento di obbedienze e sottomissione alle richieste dei genitori e nel contempo rappresentano un meccanismo di difesa contro le esigenze istintuali che si oppongono a tali richieste (bisogno e desiderio di sporcarsi); compulsione all’ordine, prevedere e sistemare tutto sono una difesa e rassicurazione contro il caos rappresentato dalla libido;

- Testardaggine: fissazione della ribellione contro le esigenze di regolazione delle funzioni escretorie imposte dai genitori.

3. Tratti collegati alla fase fallica

- Risolutezza, decisione, temerarietà, dominanza, vanità, esibizionismo: reazioni e compensazioni al complesso di castrazione; come formazioni reattive si ritrovano eccessiva modestia, timidezza e vulnerabilità.

4. Tratti collegati alla fase genitale

- Il concetto di carattere genitale è ideale e implica la capacità di regolare le energie istintive sublimandole e superando l’ambivalenza nelle relazioni oggettuali.

Nella sua teorizzazione Fenichel ha così proposto una distinzione tra l’aspetto del carattere che rappresenta un’identificazione quasi automatica con atteggiamenti di uno o di entrambi i genitori e quello che si manifesta come reazione confroidentificatoria.

Un autore che invece si è fortemente distaccato da Freud è sicuramente Carl Gustave Jung, la cui concezione della personalità considera la direzione futura dell’individuo come il prodotto e la sintesi della sua storia “ancestrale”.

Egli pone infatti l’accento sulle origini razziali dell’uomo, il quale nasce già con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e saranno queste, secondo Jung, a guidare e modellare la sua condotta.

Esisterebbe quindi una personalità collettiva e razzialmente preformata che è modificata ed elaborata dall’esperienze individuali.

In tal senso Jung presenta la struttura della personalità come caratterizzata da sistemi/istanze separati ma interagenti, i cui principali sono:

- L’Io che rappresenta la mente cosciente;

- L’inconscio personale che è formato dalle esperienze che sono state rimosse, represse, dimenticate e da quelle troppo deboli per lasciare una traccia cosciente nella persona;

- L’inconscio collettivo, ossia il deposito di tracce latenti provenienti dal passato ancestrale dell’uomo; esso è il residuo psichico accumulatosi in seguito alle ripetute esperienze di innumerevoli generazioni. Tutto ciò che si impara dalle esperienze personali è sostanzialmente influenzato dall’inconscio collettivo che esercita un’azione diretta sul comportamento dell’individuo sin dall’inizio della vita;

- Persona, ossia la maschera che l’individuo porta per rispondere alle esigenze delle convezioni sociali; è la funzione assegnatagli dalla società che spesso porta a nascondere la vera natura dell’individuo;

- Anima e animus, ossia l’archetipo femminile nell’uomo che è detto anima, quello maschile nella donna che è detto animus;

- Ombra, ossia gli istinti animali ereditati dall’uomo nelle sua evoluzione; di conseguenza l’ombra simboleggia il lato animale della natura umana.

Nella teoria della personalità di Jung, un posto centrale è occupato dal (“Selbst”) che rappresenta il punto centrale della personalità, intorno a cui si raggruppano tutti gli altri sistemi, mantenendoli uniti e permettendo di raggiungere l’equilibrio, la stabilità e l’unità.

Per spiegare la dinamica della personalità, Jung ricorre, come Freud, al concetto della libido, ma mentre per Freud la libido è la componente psichica delle tendenze sessuali nell’uomo, per Jung la libido è sinonimo di energia psichica e a seconda che questa sia diretta preminentemente verso l’interno o verso l’esterno egli effettua una distinzione tra introversione ed estroversione.

L’atteggiamento introverso tende ad orientare la sua energia psichica verso il mondo interiore dei pensieri e delle emozioni, mentre l’atteggiamento estroverso orienta la sua energia verso il mondo esteriore di fatti e persone.

Secondo Jung entrambi questi atteggiamenti sono presenti nella personalità, ma di regola uno di essi è dominante e cosciente, mentre l’altro è subordinato e inconscio.

Successivamente Jung distinguerà quattro funzioni psicologiche: la sensazione (percezione sensoriale della realtà); l’intuizione (la funzione che va al di là dei fatti osservabili); il pensiero (elaborazione di modelli razionali per comprendere la realtà); il sentimento (la risonanza della realtà in rapporto al soggetto).

Il pensiero e il sentimento sono denominate funzioni “razionali” in quanto implicanti ragionamento, giudizio e astrazione; di contro invece, intuizione e sensazione sono “irrazionali”.

Dalla combinazione tra queste funzioni e gli orientamenti di introversione ed estroversione derivano gli 8 “Tipi psicologici” che per brevità verranno solo elencati:

1. Tipi estroversi: tipo in cui domina il pensiero; tipo in cui domina il sentimento; tipo in cui domina la sensazione; tipo in cui domina l’intuizione. L’interesse e l’attenzione sono genericamente rivolti all’esterno, solitamente sono soggetti che sacrificano se stessi e le proprie esigenze profonde incorrendo in disturbi psichici e somatici che hanno valore di compensazione per l’autolimitazione involontaria del soggetto.

2. Tipi estroversi: introverso fondato sul pensiero; introverso fondato sul sentimento; introverso fondato sulla sensazione; introverso fondato sull’intuizione. Genericamente caratterizzati da un’ipervalorizzazione dell’interiorità vista come porto sicuro nei confronti di una forte ansia nei confronti dell’oggetto percepito come negativo, importuno, minaccioso. Se portato all’esterno, tale atteggiamento porta all’egocentrismo, sopravvalutazione di sé ed instaurazione di un rapporto troppo negativo con l’oggetto.

Successivamente, con l’avvento della psicologia dell’Io, l’attenzione si spostò soprattutto sui processi di adattamento alla realtà per un sano funzionamento della personalità.

Gli psicologi dell’Io, contrariamento alla concezione psicoanalitica classica, ritengono che la funzione dell’Io sia soprattutto quella di affrontare il mondo esterno.

Uno degli psicologi dell’Io più noti sicuramente Erik Erikson, allievo di Anna Freud, il quale attribuisce un ruolo rilevante alla società nel processo di sviluppo e modellamento della personalità durante il percorso di vita.

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Erikson allargò la teoria freudiana sviluppano una serie di otto stadi psicologici che si estendono lungo tutto il corso della vita; esaminando varie culture si convinse che era necessario aggiungere una dimensione psicosociale alla teoria di Freud sullo sviluppo psicosessuale.

Per illustrare la relazione tra la componente psicosessuale e quella psicosociale, Erikson mette a confronto il piacere orale di un bambino quando emette suoni (componente psicosessuale) con il ruolo della comunicazione verbale nel modellare la relazione con i suoi genitori e gli altri significativi (componente psicosociale).

Lo sviluppo psicosociale progredisce secondo il principio epigenetico (epi “su” e genesi “emergenza”), secondo cui qualsiasi cosa cresca ha un piano di base dal quale provengono le parti; ogni parte ha il suo periodo particolare di evoluzione fino a quando tutte le parti non siano venute a formare un insieme funzionante.

Al momento della nascita il neonato abbandona l’ambiente di “ricambi” chimici dell’utero inserendosi in un sistema di “ricambi” sociali, dove le sue capacità entreranno in contatto con le possibilità e limitazioni della cultura di appartenenza.

Al pari del feto, la personalità si andrà differenziandosi e organizzandosi gerarchicamente in funzione del particolare ambiente in cui è inserita e da cui riceve forma.

Lo sviluppo dell’essere umano passa quindi attraverso otto stadi psicosociali, in ognuno dei quali la realtà sociale o culturale presenta una nuova sfida che l’Io deve affrontare e risolvere.

Gli otto stadi rappresentano otto periodi critici che interessano l’Io lungo tutta la vita:

Stadio 1: senso fondamentale di fiducia opposto a sfiducia (dalla nascita a 1 anno circa); i bambini imparano ad avere fiducia o sfiducia se chi si prende cura di loro risponde ai loro bisogni di base.

Stadio 2: autonomia opposta a vergogna o dubbio (da 1 a 3 anni); i bambini imparano ad essere autosufficienti in molte attività, tra cui l’evacuazione, camminare e parlare, o a dubitare delle proprie capacità.

Stadio 3: spirito di iniziativa opposto a senso di colpa (da 4 a 6 anni); i bambini vorrebbero intraprendere molte attività, ma in alcuni casi incontrano i limiti imposti dai genitori; oscillano così tra iniziativa e senso di colpa.

Stadio 4: industriosità opposta a inferiorità (da 6 a 11 anni): i bambini possono imparare ad essere competenti e produttivi o sentirsi inferiori e incapaci.

Stadio 5: Identità e rifiuto opposti a dispersione di identità (adolescenza); gli adolescenti possono sviluppare la propria identità di genere e sociale o essere confusi sui ruolo che dovranno interpretare.

Stadio 6: intimità e solidarietà opposte a isolamento (prima età adulta); i giovani adulti cercano di formare una coppia solo se, durante il 5° stadio, hanno costruito un’identità ragionevolmente ben integrata; in caso contrario tenderanno ad isolarsi dagli altri.

Stadio 7: generatività opposta a stagnazione e auto-assorbimento (età adulta media); gli individui maturi si impegnano nella costruzione di progetti o nella generazione dei figli, nel caso contrario esprimono noia e mancanza di crescita psicologica divenendo inattivi e inconcludenti.

Stadio 8: integrità dell’Io opposta a disperazione (tarda età adulta); gli anziani cercano retrospettivamente di dare un senso alla loro vita, accettando di far parte di una storia più ampia e integrando così tutti gli stadi precedenti. Di contro potrebbe subentrare la disperazione per non aver raggiungo tutti gli obiettivi prefissati o non aver trovato risposte a determinati quesiti.

Con il modello di Erikson viene quindi avanzata l’idea che lo sviluppo umano si verifica inevitabilmente in un contesto socioculturale.

Sulla base di tale breve rassegna è bene sottolineare che nonostante le diverse opposizioni alla tesi di Freud e il sostenere che altri fattori di natura emotiva, culturale e spirituale giocano un ruolo determinante per lo sviluppo della personalità, né Jung né gli analisti dell’Io, rigettarono la premessa principale di Freud, secondo cui la personalità è l’espressione di strutture e processi che si trovano all’interno della persona.

Di conseguenza, la teoria freudiana, quella junghiana e la psicologia dell’Io possono essere definite come teorie intrapsichiche della personalità.

 

Bibliografia

  • battistag.it
  • psicolife.com
  • psychomedia.it
  • treccani.it
  • viaggio-in-germania.de

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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Tags: personalità sigmund freud Carl Gustave Jung teorie intrapsichiche modello topografico Io-Es- Super-io Otto Fenichel Erik Erikson Stadi psicosociali

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