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Stress

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 2169 volte

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stressIl termine stress, tradotto dall’inglese, significa "pressione" (o “sollecitazione"), ed è stato introdotto per la prima volta da Hans Seyle nel 1936 per indicare la "spinta a reagire, mediante l'adattamento, esercitata sull'organismo".

In base al modello di Selye, il processo stressogeno si compone di tre fasi distinte:

  1. fase di allarme: il soggetto segnala l’esubero di doveri e mette in moto le risorse per adempierli;
  2. fase di resistenza: il soggetto stabilizza le sue condizioni e si adatta al nuovo tenore di richieste;
  3. fase di esaurimento: in questa fase si registra la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.

Quest'ultima fase è la più pericolosa, in quanto l'esposizione prolungata ad una situazione di stress può provocare l'insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche.

In particolare, lo stress cronico attiva un circuito composto da strutture cerebrali e da una ghiandola endocrina (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il surrene, il quale aumenta la secrezione di cortisolo. Quest'ormone, anche conosciuto come ormone dello stress, se presente in quantità superiori alla norma provoca vari disturbi.
Selye identificò due diverse tipologie di stress che lui chiamò distress o stress negativo ed eustress o stress positivo.
Questa distinzione fece emergere il concetto di stress inteso anche come processo finalizzato ad un migliore adattamento all’ambiente e quindi come stimoli necessari ad una reazione di adattamento.

Lo stress negativo o distress si ha quando stimoli stressanti, ossia capaci di aumentare le secrezioni ormonali, instaurano un logorio progressivo fino alla rottura delle difese psicofisiche. Si evidenziano cioè situazioni in cui “le condizioni di stress, e quindi di attivazione dell’organismo, permangano anche in assenza di eventi stressanti oppure che l’organismo reagisca a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata”.

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Lo stress positivo o eustress si ha, invece, quando uno o più stimoli, anche di natura diversa, allenano la capacità di adattamento psicofisica individuale. L’eustress è una forma di energia utilizzata per poter più agevolmente raggiungere un obiettivo e l’individuo ha bisogno di questi stimoli ambientali che lo spingono ad adattarsi.

I sintomi da stress possono essere suddivisi in quattro categorie.

  1. Sintomi fisici (Mal di testa, Dolore di schiena, Collo e spalle tese, dolore allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, agitazione e irrequietezza, problemi di sonno, stanchezza)
  2. Sintomi comportamentali (Digrignare i denti, attitudine alla prepotenza, aumento dell’uso di alcolici, mangiare compulsivamente, impossibilità di portare le cose a termine)
  3. Sintomi emozionali (Piangere, infelicità senza un motivo valido, enorme senso di pressione, nervosismo, ansia, solitudine, sentirsi impotenti a cambiare le cose)
  4. Sintomi cognitivi (Impossibilità nel prendere decisioni, mancanza di creatività, dimenticare le cose o distrarsi facilmente, perdita di memoria, pensare di scappare via, perdita del senso dell’umorismo)

 

DISTURBO ACUTO DA STRESS

I criteri diagnostici per il Disturbo Acuto da Stress secondo il DSM-IV-TR sono i seguenti:
A) La persona è stata esposta ad un evento traumatico in cui erano presenti entrambi i seguenti elementi:

1) La persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno comportato la morte, o una minaccia per la vita, o una grave lesione, o una minaccia all’integrità fisica, propria o di altri
2) La risposta della persona comprende paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore.

B) Durante o dopo l’esperienza dell’evento stressante, l’individuo presenta tre (o più) dei seguenti sintomi dissociativi:

1) Sensazione soggettiva di insensibilità, distacco o assenza di reattività emozionale
2) Riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (per es., rimanere storditi)
3) Derealizzazione
4) Depersonalizzazione
5) Amnesia dissociativa (cioè incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma).

C) Marcato evitamento degli stimoli che evocano ricordi del trauma (per es., pensieri, sensazioni, conversazioni, attività, luoghi, persone).
D) Sintomi marcati di ansia o di aumentato arousal (per es., difficoltà a dormire, irritabilità, scarsa capacità di concentrazione, ipervigilanza, risposte di allarme esagerate, irrequietezza motoria).
E) Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti, oppure compromette la capacità dell’individuo di eseguire compiti fondamentali, come ottenere l’assistenza necessaria o mobilitare le risorse personali riferendo ai familiari l’esperienza traumatica.
F) Il disturbo dura al minimo 2 giorni e al massimo 4 settimane e si manifesta entro 4 settimane dall’evento traumatico.
G) Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, non è meglio giustificato da un Disturbo Psicotico Breve e non rappresenta semplicemente l’esacerbazione di un disturbo preesistente di Asse I o Asse II.

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone, 2008.
  • SELYE H., A sindrome produced by diverse Nocuous agent, in: ‘Nature’, n.138, 1936; p. 30-32.

 

(Dottoressa Angela Chiara Leonino)

 


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