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L'incapacità di riparare io interno ed io esterno (147533323093)

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on . Postato in Depressione | Letto 539 volte

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le risposte dellespertoHenri, 19

 

D

 

 

Gentili psicologi , sentivo il bisogno di scrivere questa lettera , questo qualcosa e poco di me a qualcuno, perché malgrado i miei disperati e mai interrotti sforzi di aiutarmi da solo, di poter migliorare la mia vita senza bisogno dell'aiuto di un altro, devo prendere atto di non essere capace di autocontrollarmi , di sentirmi padrone di me stesso.

Premetto che nell'ultimo anno ho scritto diverse lettere a diversi psicologi, tutti gentilissimi, ma che malgrado mi dispiaccia dirlo, non hanno migliorato la mia condizione.
Qual'è la mia condizione? Non so nemmeno come spiegarlo. È un malessere che mi trascino da diversi anni (sono un ragazzo di 19 anni) e che mi impedisce di vivere , di fare quello che fanno gli altri ragazzi che letteralmente mi ha prosciugato la giovinezza e la voglia di vivere.

Io non so come si possa tradurre a parole quello che provo. Vivo costantemente col desiderio di farla finita, una paranoia pesante e soffocante che preme il mio stomaco giorno e notte . Una paranoia costante quanto inutile . Non so più quante volte ho ripetuto gli stessi pensieri senza essere in grado di agire .

L'ideazione della mia morte, violenta o non, sentire il mio corpo freddo, senz'anima e respiro, immaginare a chi mi avrebbe trovato, alla disperazione che avrebbe portato ai miei cari e poi bom ! Rieccomi nella terra, disperandomi perché non ce la avrei mai fatta e che quindi dovevo vivere, pur senza voglia alcuna, nessun desiderio, niente di niente andare avanti, impotente alle mie crisi.

Scrivere è tutto quello che mi resta ormai. Oggi in particolare ho preso congedo dall'unica amicizia che sentivo tale, con una ragazza a cui volevo molto bene e che forse mi capiva. E l'ho fatto perché sebbene e la persona più vicina alla mia vita la sento tremendamente distante da ciò che sono io in realtà, perché io ho il solo bisogno di amarmi , di poter vivere con me stesso in serenità e pace, questa è la mia unica priorità.

Ma non ci riesco, riesco solo a pensare alla mia morte perché né voglio vivere nè posso morire, in un limbo senza fine. Unito a questo il totale scarto tra ciò che sono in realtà e come mi comporto insieme ad altri. Potete provare a pensare ad un vostro nipote o un ragazzo che conoscete , di cui non sospettereste mai l'infelicità.

Da un punto di vista esterno la mia vita è esemplare. Voti buoni , esco con gli amici ( gente con cui esco solo per non far sospettare nulla ai miei genitori) , una famiglia completa, non molto ricca, ma che riesce a garantirmi ciò di cui ho bisogno.

Questo scarto tra dentro e fuori mi fa sentire il fantasma di me stesso e mi fa credere irreale e separato da tutte le altre cose dell'universo. Ma cosa potreste dirmi? Io so che devo andare da uno psicologo, ma non posso, davvero non posso. Non solo perché sono prigioniero di questa distanza tra io interno ed io esterno ma anche perché non potrei evitare di far sospettare i miei genitori ai quali dovrei chiedere i soldi. Grazie, grazie di cuore ed anticipatamente.

 


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R

 

 

Gentile Henri, lei afferma di trovarsi in un limbo senza fine nel quale è impossibilitato ad andare da uno psicologo per via del suo sentirsi prigioniero tra io interno e io esterno e nel contempo non  può comunicare il suo personale stato di disagio ai suoi genitori.

Questa situazione da lei descritta come un limbo sembra essere dunque senza una via di uscita. Se le conflittualità interiori descritte non hanno ad oggi beneficiato delle consulenze psicologiche che lei ha richiesto online necessitano certamente di un diverso tipo di attenzione e di cura da parte sua. I consulti psicologici in forma scritta per quanto accurati ed approfonditi non possono sostituire una vera e propria terapia. 

L’efficacia di una consulenza psicologica dal vivo consiste nel fatto che si può disporre di uno spazio personale in cui il disagio viene accolto, espresso ed esplorato attraverso un rapporto empatico e funzionale che si instaura con lo psicologo/psicoterapeuta. Durante tale percorso vengono riattivate e potenziate le risorse personali attraverso le quali si trova la modalità più efficace di gestione e risoluzione del proprio stato di disagio.

Perché non provare dunque a valutare la possibilità di aprire un varco in questo limbo e ad accogliere l’idea di utilizzare un  canale comunicativo diverso oltre alla scrittura varcando il confine che la isola e limita nella comunicazione con la sua famiglia? Il superamento di questo ostacolo in particolare la aiuterebbe a riportare all’esterno i suoi contenuti vincolanti che a mio avviso hanno bisogno di essere condivisi per poter essere sbloccati.

Molti psicologi e psicoterapeuti (bisogna sempre rivolgersi ai professionisti iscritti all’Albo) offrono un primo colloquio gratuito dunque senza impegno, pertanto ha l’opportunitàdi sperimentare il professionista con il quale si possa sentire maggiormente a suo agio e con il quale possa intraprendere un percorso di esplorazione dei nuclei del suo disagio che la porti a ripristinare un normale e legittimo stato di benessere.

Un caro saluto e augurio.
dott.ssa Arianna Grazzini

 

A cura della dottoressa Arianna Grazzini

 

Pubblicato in data 28/10/2016

 

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Tags: depressione amor proprio limbo

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