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Tic

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 3285 volte

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ticI tic sono quei disturbi, che consistono in movimenti frequenti, rapidi, involontari, apparentemente afinalistici.

Sono percepiti come irresistibili, ma possono essere repressi per periodi variabili di tempo, anche se, così, si scatena una manifestazione più grave degli stessi.


I tic, in genere, sono preceduti da un sentimento di tensione, che è momentaneamente sospeso attraverso la scarica rappresentata dall’esecuzione dello stesso. Spesso segue un sentimento di vergogna e di colpa, non di rado rinforzato dall’ambiente circostante.

Si ritiene che la prevalenza dei tic, nell’ambito della popolazione generale, vari dal 4% al 19%, nel periodo delle scuole elementari, e che siano più diffusi tra i maschi.

Si possono avere tic:

  1. Motori semplici, quali ammiccamenti, smorfie del viso, colpi di tosse, alzate di spalle, torsioni del collo;
  2. Motori complessi, che includono movimenti mimici, il riassettarsi, saltare, toccare, pestare i piedi, odorare un oggetto;
  3. Vocali semplici, come raschiarsi la gola, tirare su col naso, sbuffare, abbaiare, grugnire;
  4. Vocali complessi, come ripetizione di parole o frasi fuori dal contesto, coprolalia, palilalia, ecolalia ed ecocinesi.

Può essere presente una sola forma di tic, oppure vi può essere una combinazione di tic che compaiono simultaneamente, in alternanza o consecutivamente.

Occorre, però, distinguere i tic da altri movimenti anormali, che non possiedono le loro caratteristiche, quali, ad esempio:

  • Movimenti coreici;
  • Movimenti distonici;
  • Movimenti atetosici;
  • Movimenti mioclonici;
  • Emiballismo;
  • Sincinesie;
  • Gesti di scongiuro di alcune forme ossessive gravi (strisciare i piedi sul terreno, toccare ripetutamente un oggetto);
  • Stereotipie psicotiche (gesti spesso caratterizzati da bizzarria).

In altri casi, invece, un tic potrebbe essere il sintomo di una condizione patologica più grande, quali:

  • La sindrome di Gilles de la Tourette;
  • Una paralisi cerebrale;
  • La malattia di Huntington;
  • Una qualsiasi malattia che colpisce le arterie dentro il cervello o che, in qualche modo, influenza l’approvvigionamento di sangue al cervello;
  • Una ferita alla testa (sebbene si tratti di casi molto rari).

Da sempre i tic sono stati considerati un processo che si pone tra mente e corpo e, come tale, è oggetto di studio sia di neurologi, che di psichiatri e psicologi. Infatti, nel cercare di individuare le cause di tale fenomeno, sono state postulate le seguenti ipotesi:

  • Ereditarietà genetica: alcuni soggetti sembrano essere maggiormente predisposti, rispetto ad altri, per via di una alterazione del gene SLTRK1 nel cromosoma 13. Tuttavia non è matematico che a predisposizione genetica segua sempre la manifestazione di un tic nervoso. Altri studi stanno verificando, invece, il ruolo di altri geni, collegati, tra l’altro, ad alcune forme di DDAI, che avrebbero una dominanza cromosomica a penetrazione variabile.
  • Substrato neuroanatomico: alcuni studi chiamano in causa delle disfunzioni del cervello, in particolare del SNC, le quali andrebbero a danneggiare la funzionalità dei sistemi neurotrasmettitoriali dopaminergico e serotoninergico. Altri ricercatori, invece, sottolineano il ruolo di fattori extrapiramidali, confermando, comunque, un coinvolgimento della risposta dopaminergica.
  • Assunzione o astinenza da droghe, quali cocaina o amfetamine.
  • Causa psicologica: i tic potrebbero essere la manifestazione di un disagio interiore, di difficoltà a livello scolastico, lavorativo, sociale, relazionale, ecc., oppure potrebbero delineare una condizione estrema di ansia e/o stress. Infatti, non solo questi comportamenti aumentano in presenza di forti emozioni e/o stress, ma possono presentarsi, in maniera marcata, nelle sindromi ossessivo-compulsive.

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Per quel che riguarda la cura dei tic, non esiste un protocollo unico da seguire, ma essa va valutata ed adattata insieme e sul soggetto, caso per caso. Infatti, se per le forme più lievi si adotta prevalentemente un approccio di tipo psicologico, man mano che la manifestazione si presenta più grave e complessa si aggiungono la terapia farmacologica ed altre forme di psicoterapia, anch’esse calibrate in base al destinatario degli interventi.

In linea di massima, comunque, si può scegliere tra:

1. Terapia farmacologica con: Aloperidolo e Pimozide, Antagonisti selettivi del recettore D2, Benzodiazepine, medicinali omeopatici. Si ricorda, comunque, che questi farmaci potrebbero avere effetti collaterali anche gravi, quindi la loro somministrazione dev’essere valutata con cura, mentre, nel caso dell’omeopatia, si ritiene che la sua efficace sia quasi nulla.
2. Terapia psicomotoria.
3. Psicoterapia, soprattutto quando il tic è un sintomo inserito in un quadro nevrotico o psicotico;
4. Psicoterapia comportamentale: è l’intervento più usato e si può scegliere, essenzialmente, tra due tecniche specifiche: la HRT- Habit Reversal Therapy, la quale aiuta il soggetto ad essere consapevole del suo tic, a conoscerlo, gestirlo e a trovare una risposta diversa che possa allentare la tensione e l’ansia che lo scatenano; la ERP – Exposure and Response Prevention, la quale guida il soggetto a sopprimere il bisogno crescente di cadere nel tic, fino alla sua scomparsa.
5. Interventi educativi e di supporto, sia per i bambini (in questo caso), che per genitori ed insegnanti, al fine di essere preparati a gestire la manifestazione del tic (è importante, infatti, non porvi troppa attenzione, né punire o sgridare il bambino quando ha il tic);
6. Adozione di nuove abitudini più salutari, che allentino la causa di stress ed ansia e favoriscano il rilassamento ed il benessere del soggetto.

 

Bibliografia

  • Andreoli V, Cassano GB, Rossi R (a cura di). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM – IV. Masson, Milano, 2002.
  • Enciclopedia Treccani.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.
  • WHO, Lessico dei termini psichiatrici e di salute mentale, Centro Scientifico Editore.
  • Wilhelm A., Eysenck H. J., Meili R., Dizionario di Psicologia, Edizioni Paoline.

 

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