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Identità di genere. Conoscere per uscire dalle credenze e “dall’armadio”

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Questo testo nasce con l’intenzione di fare chiarezza su concetti chiave della sessualità e dell’identità di genere e per avere termini comuni evitando di identificare solo con etichette.

identita di genere gardellia cura di Fabio Gardelli

Intro
dentro o fuori dallo stigma?

Questo testo nasce con l’intenzione di fare chiarezza su concetti chiave della sessualità e dell’identità di genere. Oggi con lo sviluppo della cultura, del mondo associativo, della letteratura scientifica e delle leggi a favore degli individui di identità sessuale non convenzionale1, siamo davanti ad un processo di conoscenza e discriminazione di ciò che percepiamo come “diverso”. Prima di accettare come simile ciò che appare diverso occorre conoscere e dare un nome. Come diamo un nome alle cose della vita, alle persone per renderle familiari anche in questo caso il processo è simile.

Occorre ricordare che un’accettazione integrale è priva di etichette e schemi rigidi, dato che l’etichetta sostituisce, con un’illusione di conoscenza, la fiducia e il lasciarsi andare alle novità. Nella vita incontreremo molte cose nuove, apparentemente misteriose o diverse da quello a cui siamo abituati, cose che sicuramente non avranno, ancora, un’etichetta definita da altri.

  • Come porsi davanti a tali novità, qualora non avessimo etichette?
  • Cosa sono le etichette di significato?

Le etichette, i nomi e i significati sono parole che cercano di descrivere gli elementi simili in un determinato gruppo, andando spesso a costituire uno stereotipo che presenta rigidamente le caratteristiche comuni a tutti i suoi membri. Quindi da una parte l’etichetta mette in evidenza gli aspetti comuni ma dall’altra toglie gli elementi che sono dissimili dai vari membri del gruppo. Le etichette nella vita servono per condividere esperienze e per superare la paura dell’incertezza data dalla diversità. Già i primi esseri umani hanno dato un nome (divino) a tutti quegli eventi a cui non riuscivano a dare una spiegazione razionale (vulcano, sole, acqua. Fuoco etc.). Dare etichette è un processo naturale che permette all’uomo di essere sicuro al mondo, conferisce l’illusione di poter controllare, gestire e di essere padrone della propria realtà. Come detto è un’illusione dato che dietro ad ogni etichetta, specie se associata alla complessità umana, vi è un mondo da scoprire che non si esaurisce con l’identità di genere, l’orientamento sessuale o l’identità biologica: queste sono soltanto piccoli pianeti all’interno di un universo fatto di galassie.

È particolare come molte persone provino paura o imbarazzo davanti a termini quali omosessualità o transgenderismo, come se tali etichette possano minacciarli in qualche modo.

Le stesse persone, invece, non si sentono in pericolo in contesti in cui ad esempio ci sono criminali o situazioni di reale pericolo che farebbero meglio a temere ed evitare.

L’incertezza è una condizione umana, come tale va accolta. Tutti noi prima o poi siamo portati a vivere esperienze che ci portano a porci interrogativi esistenziali, che siano domande sull’identità sessuale, lavorativa, di coppia o sociale.

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Ognuno di noi nel proprio piccolo vive la propria illusione, decide ad un certo punto di porre dei confini alla propria esplorazione del mondo, davanti a cose che riteniamo non comprensibili. Possiamo arrabbiarci con il militante omofobo di turno perché non accetta ciò che non comprende, ma spesso ognuno di noi fa lo stesso in altri contesti e situazioni, verso la religione, le culture, i gusti degli altri, il ceto sociale, le abitudini o verso le altrui decisioni.

Le etichette sono utili e al tempo stesso pericolose. Non dovremmo mai identificarci in una etichetta, in un nome. Occorre comprendere l’infinito universo di identità e caratteristiche di cui siamo portatori (sani).

L’identità di genere è una delle mille sfumature di cui l’essere umano è composto, una delle migliaia a cui abbiamo dato un nome e ve ne sono molte altre che ancora non siamo riusciti a nominare. L’avvertenza in questo caso per la lettura del testo è quella di leggere per conoscere, per avere termini comuni, evitando di identificarsi solo con questa “maschera” solo con questa etichetta.

L’identità umana si dipana in molti colori, più di quanti un arcobaleno ne contenga, sarebbe limitante e ingiusto verso noi stessi impersonare soltanto un ruolo attoriale in questo enorme palcoscenico di vita.2

Un noto psichiatra e psicoterapeuta del secolo scorso James Hillman diceva “noi siamo le maschere ove risuonano gli dei”, se diamo “voce” ad una parte, a discapito delle altre, il rischio è la malattia.

Molte delle etichette che troverete nel glossario sono tratte da fonti di vario tipo: scientifiche, associative, comunitarie, di “addetti ai lavori” e provengono da letteratura scientifica di vari paesi. Ne consegue che i termini, a volte, risultano ambigui e potrebbero apparire ripetitivi. Le sfumature nell’ambito dell’identità e della sessualità sono un numero colossale, considerando che un aspetto dell’identità è caratterizzato da moltissime sfaccettature.

Metaforicamente i vari elementi che caratterizzano un solo aspetto dell’identità (come quella di genere, biologica, di ruolo etc..) possono essere paragonate alle stelle visibili nella volta celeste, le varie e innumerevoli combinazioni fra tutte le stelle sono un numero indefinibile, queste sono le varie etichette che potremmo attribuire. Tale colossale lavoro di nominalizzazione è particolare che si sia espanso in modo così rapido, diffuso e specifico in un solo ambito dell’identità piuttosto che in altri. Gli altri ambiti dell’identità di solito sono studiati ed elaborati solo in ambiente accademico riservato ai soli “addetti ai lavori”.

La diffusione rapida, massiva e mediatica di tutti questi “nuovi” significati ha probabilmente le sue ragioni nella discriminazione e nella volontà di accettazione delle comunità LGBT. Questa tendenza soprattutto se così rapida e messa in opera per lo più tramite il passa parola presenta dei rischi notevoli primo fra tutti la confusione che si può fare fra un’etichetta e quello che si è in realtà, nella profondità di sé stessi. Inoltre molti dei termini che definiscono orientamenti sessuali, identità di genere etc. non sono passati al vaglio della comunità scientifica.

  • Cosa fa la comunità scientifica prima di attribuire un nome ad un gruppo di elementi costituitivi un prototipo?

Passa al vaglio degli strumenti scientifici disponibili (ricerche, esperimenti, interviste, questionari, analisi di laboratorio, studi epidemiologici etc.) i costrutti da analizzare. Questo permette di escludere elementi non caratterizzanti la categoria, elementi che possono distorcere il significato, gli sviluppi, le terapie e la funzione stessa del nome.

“Ad esempio. Oltre cento anni fa è stata creata la categoria autismo, usando per lo più un metodo osservativo (non scientifico). Venne etichettato come malattia la cui causa primaria era rappresentata dall’anaffettività delle madri anche chiamate “madri frigorifero”. Gli effetti di questa etichetta errata sono stati disastrosi sia per i soggetti con autismo, sia per le famiglie e sia per la società. Le conseguenze come possiamo immaginare sono state relative alla nascita di molte terapie assolutamente inefficaci, spese di denaro inutili, colpevolizzazioni alle famiglie, la creazione di uno stigma per le persone autistiche e i loro familiari; la stragrande maggioranza dei ragazzi autistici di quel tempo passavano la loro vita perlopiù internati in strutture manicomiali senza avere possibilità di benessere. Oggi sappiamo che l’autismo è una condizione (non una malattia) neurologica non causata dallo stile di educativo, vi sono trattamenti che possono consentire a molti individui di avere un adattamento lavorativo e di vita cosa che prima era inimmaginabile.”3

Nelle etichette riguardanti l’ambito della sessualità e più specificatamente dell’identità di genere vanno fatte molte osservazioni per evitare che un individuo si riconosca in una categoria non congruente e possa fare scelte di vita che causano sofferenza. Molte delle categorie della sessualità non hanno parametri oggettivabili: elementi concreti, in quanto elementi come il desiderio sessuale, il desiderio romantico, l’identità di genere l’orientamento non sono determinati automaticamente dalla biologia e dallo sviluppo normativo della stessa. Questi cambiamenti sono perlopiù variabili psicologiche in interazione con l’ambiente sociale, culturale e biologico: un sistema complesso di interazioni. I rischi di “falso positivo” sono molto probabili rispetto ad esempio ad altre categorie.

Ci sono inoltre molti fattori psicologici che rendono difficile, se non impossibile, l’identificazione di noi stessi e il corretto riconoscimento del senso di sé che risponde alle domande

  • Chi sono? Di cosa ho bisogno? Cosa mi piace?

Oltre al fatto che l’identità e le identità sono dinamiche e in continuo riadattamento, vi sono condizioni psicologiche, psicopatologiche, familiari, educative, morali, etiche e culturali che molto spesso incidono pesantemente sulle risposte possibili che possiamo dare alle domande precedenti. Ci sono molte persone che a causa di traumi psicologici non hanno ancora compreso cosa le piace, non provano desiderio sessuale oppure che si identificano erroneamente in un genere che non le appartiene e altre ancora che smarrite nel dubbio e pressate da quello che si chiama “minority stress” e “omofobia interiorizzata” (pressione della cultura di riferimento verso minoranze) e si identificano con quello che la società si attende da loro ad es. maschio o femmina eterosessuale. Le pressioni che possiamo ricevere dal contesto possono spesso confondere gli individui, tanto da non sapersi definire o da farci erroneamente definire secondo le aspettative degli altri (in seguito, nella parte sull’identità, si parlerà di pressione sociale da parte dei sistemi maggioritari).

Il cammino che porta alla conoscenza di sé stessi è per tutti noi una sfida che richiede pazienza, volontà e tanta curiosità di conoscere e sperimentarsi.

 Immagine 2 articolo identita di genere gardelli 

SESSO BIOLOGICO

Tutti sappiamo che il sesso biologico degli esseri umani è determinato dai cromosomi sessuali “XX” per la femmina e “XY” per i maschi. Sappiamo questo perché a scuola ci hanno insegnato questa distinzione dicotomia. Oggi con lo sviluppo delle ricerche in campo medico e psicologico sappiamo che la questione non è così lineare e dicotomica. La distinzione culturalmente condivisa dà per scontata la seguente dicotomia:

Femmina: cromosomi “XX”, ovaie, vagina, estrogeni, identità di genere femminile e comportamento femminile (ruolo);

Maschio: cromosomi “XY”, testicoli, pene, testosterone, identità di genere maschile e comportamento maschile (ruolo);

Questa distinzione binaria non è realistica a fronte di tante situazioni non conformi a questo stereotipo. Infatti possiamo ravvisare condizioni nelle quali si possono avere cromosomi “XX” ed essere fondamentalmente maschi in termini anatomici, fisiologia e psicologia come al contrario “XY” ed essere femmine.

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Partiamo dall’origine dello sviluppo embrionale. A seguito della fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo, con il passare del tempo, si forma l’embrione. All’inizio ogni embrione è gonado bipotenziale (ha la capacità di svilupparsi in due direzioni), con il passare di 6-8 settimane si sviluppa in maschile e femminile. Usualmente la differenziazione sessuale è l’effetto di un gene sul cromosoma “Y” detto “SRY”, responsabile dello sviluppo dei testicoli. I testicoli poi creano degli effetti a cascata che favoriscono la tipizzazione sessuale: testosterone e altri ormoni maschili cosicché il feto in seguito svilupperà la prostata, lo scroto e il pene. In assenza di “SRY” le gonadi (nei maschi i testicoli) diventano ovaie e il feto sviluppa l’anatomia femminile: utero, vagina e clitoride.

La funzione del gene “SRY” non è sempre lineare in quanto può agire in modi inattesi rispetto a quanto detto qui sopra: può essere disfunzionale e non riuscire a sviluppare i caratteri sessuali maschili, il gene può comparire sul cromosoma “X” portano allo sviluppo di cromosomi “XX” con anatomia femminile oppure le cellule dell’embrione possono rispondere in modo diverso o minimo ai segnali degli ormoni maschili (sindrome da insensibilità completa agli androgeni: CAIS).

In definitiva il sesso biologico nel suo sviluppo si basa su di una cascata di fattori (genitali, cromosomi, gonadi e ormoni) che concorrono e interagiscono in modo sistemico. Gran parte degli individui sono maschio o femmina dal punto di vista biologico soltanto 1 su 100 può essere intersessuale.

SVILUPPO SESSUALE

Nella definizione classica (Bancroft 1989) si possono distinguere 8 livelli di manifestazione o definizione di genere o sesso:

  1. Cromosomi (sesso cromosomico o genotipico);
  2. Gonadi (sesso gonadico);
  3. Ormoni;
  4. Organi sessuali interni;
  5. Genitali esterni e caratteristiche sessuali secondarie (sesso fenotipico);
  6. Genere assegnato alla nascita (sesso legale o anagrafico);
  7. Identità di genere (consapevolezza interiore e senso di sé);
  8. Differenziazione sessuale del cervello (si manifesta in parallelo con gli altri sette livelli).

Tali livelli si susseguono l’un l’altro ad eccezione dell’ultimo livello che si manifesta in parallelo con tuti gli altri. L’identità di genere è quindi anche la risultante dell’azione coordinata di tutti i livelli precedenti in un interscambio fra natura e cultura.

IDENTITA’

Come prerequisito essenziale per affrontare il concetto di identità di genere è doveroso fare una premessa su cosa sia l’identità in generale, come si costituisce e quali influenze a livello di società vengono poste sugli individui. Tali concetti di identità possono essere applicati a tutte le forme espressive di identità, alle identità sociali e gruppali. Il campo di studio dell’identità è vastissimo, per questioni di rilevanza sono stati selezionati quegli argomenti vicini allo scopo del testo: sostenere l’uguaglianza delle persone LGBT, combattere le discriminazioni e promuovere benessere e accettazione negli individui.

L’identità è tutto ciò che caratterizza ognuno di noi come individuo unico e inconfondibile, ciò che impedisce alle persone di scambiarci con altri. L’identità non è immutabile, ma si trasforma dinamicamente con la crescita e i cambiamenti dati dall’esperienza, in particolare relazionale. Ogni individuo può avere moltissime sfaccettature del senso di sé. L’identità generale comprende molte sottocategorie: identità culturale, sociale, estetica, sessuale, lavorativa, di coppia etc. (tante sottocategorie quante sono gli aspetti di vita che uno si attribuisce). Nell’identità che è il risultato dell’autoconsapevolezza vanno a convergere tutte le esperienze, conoscenze, percezioni e pensieri che un individuo ha di sé stesso in ogni istante. Paradossalmente si potrebbe dire che quanto racconto ad una persona “Chi sono” il concetto che io ho della mia identità è già diverso di quando l’ho pensato un attimo prima. Certo esistono delle caratteristiche stabili che hanno un processo di cambiamento più lento o che durerà tutta la vita.

Classicamente l’identità si forma a partire da quattro componenti: identificazione, individuazione, imitazione e interiorizzazione

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Ogni persona ha un’identità soggettiva se riferita a sé stessi e un’identità oggettiva (dell’oggetto fuori da sé) cioè attribuita alle altre persone: se Giovanni è sempre stato studioso ho l’immagine di Giovanni che sarà un professionista serio. L’identità soggettiva riguarda tutte le mie caratteristiche così come io le vedo e le descrivo in me stesso anche detta autoconsapevolezza. L’identità oggettiva si riferisce a come mi vedono gli altri: viso, posizione sociale, genere, lavoro, famiglia etc.

Nella costruzione dell’identità assumono un ruolo importante le opinioni degli altri e del mondo sociale che ci forniscono continui feedback su ciò che noi siamo, attraverso le opinioni altrui. Il rinforzo positivo, inteso come approvazione influenza decisamente la propria autostima e più partirà da persone significative, più contribuirà ad aumentarla. Principalmente in questo modo impariamo a considerarci e a modellare il nostro comportamento. Lo stesso ambiente sociale se da una parte ci spinge al conformismo (conformarsi agli stereotipi comuni) dall’altro può costituire una base di affermazione delle differenze dei singoli. Ad esempio le minoranze o gruppi minoritari sentiranno il bisogno di affermare il proprio sé in opposizione al contesto sociale (permette loro di stringere il gruppo e di aumentare la collaborazione intra-gruppo).

Il ruolo rappresenta il copione di vita fatto di azioni, comportamenti manifesti che rappresentano l’immagine di noi stessi nella società che abitiamo. Nella società esistono ruoli ascritti (maschio, femmina, intersessuale, etnia etc.) e ruoli acquisiti (professione, madre, casalinga etc.). Il problema nasce quando una persona arriva ad identificarsi completamente nel ruolo, dimenticando il proprio sé. Ognuno di noi nella vita recita un copione e indossa più di una maschera. Tanto è congruente la maschera alla propria identità e tanto è alto il grado di benessere.

Ogni essere umano, da quando viene al mondo, è combattuto fra due desideri quello di uguaglianza e quello di individualità. La pressione sociale si esplica in tre forme principali di influenza:

  1. Uniformità: gli individui sono portati ad avere condotte uniformi cioè caratteristiche simili ai membri dello stesso gruppo (esiste una base biologica di gregariato e una sociale): regole sociali, imitazione comportamenti consoni ed etici;
  2. Conformità: l’uguaglianza che si realizza quando un individuo cede alle pressioni sociali che lo obbligano ad essere simile al gruppo. Molti individui giungono anche a cambiare radicalmente le proprie posizioni pur di conformarsi. Due fattori influenzano la conformità: la dimensione del gruppo e l’unanimità (le adesioni ad un certo comportamento aumentano);
  3. L’obbedienza: quando ci si conforma per mera subordinazione ad una figura autoritaria (è la condizione che può più facilmente portare l’insorgenza di psicopatologie);

Non tutti gli individui cedono alle pressioni sociali, infatti esistono diverse forme di “resistenza”: indipendenza e anticonformismo.

  • Indipendenza: l’espressione della propria volontà di realizzare le proprie aspirazioni al di fuori delle opinioni prevalenti nel gruppo di appartenenza. Due fattori ci consentono questo passaggio il primo la reattività: il bisogno di essere liberi (quando la pressione sociale è troppo forte rispetto a quello che si è viene a mancare la propria libertà, tanto maggiore è il comportamento ostacolato tanto maggiore sarà la reattività) e dal bisogno di unicità: ognuno di noi fonda il proprio concetto di identità sulle caratteristiche che attribuisce a sé come originali piuttosto che lo accumuni agli altri;
  • Anticonformismo: l’influenza dei gruppi maggioritari su quelli minoritari è sempre stato considerato un effetto che portava al mantenimento dell’organizzazione sociale. Le pregresse conoscenze affermavano che il gruppo maggioritario avesse le migliori informazioni e una maggiore capacità di elargire premi e Questo concetto oggi è desueto in quanto se così fosse non potrebbe generarsi nulla di originale e nuovo nella società, non potrebbero esserci rotture del sistema sociale né cambiamenti: il sistema si auto conserverebbe in eterno.

L’ordine in cui è costituita una società può cambiare (in modo funzionale o meno) solo con la pressione proveniente da minoranze sociali, definite in questo caso minoranze attive.

Affinché sia efficace l’azione di queste minoranze deve essere necessariamente caratterizzato da no stile comportamentale preciso: comunicazione intenzionale e organizzato. L’aspetto più importante per favorire l’influenza di una minoranza sulla maggioranza è dato dalla coerenza, funzionalità, corretta informazione e mentendo ferme le proprie posizioni. La possibilità che un’idea passi seguendo tali regole ha come una variabile dipendente il tempo.

IDENTITÀ DI GENERE

“Non ci sono ancora evidenze scientifiche certe, ma indizi: maschi “si diventa”. Un maschio geneticamente XY con un difetto che impedisce agli androgeni di agire durante la vita fetale avrà un fenotipo quasi perfettamente femminile (sindrome di Morris) e “penserà sessualmente” da donna, quasi che il modello di base, di default, sia anatomicamente e psichicamente femminile. Maschi “si diventa” anche dal punto di vista psicologico. All’ambiente e al rinforzo educativo spetta il compito di continuare l’indirizzo di identità di genere verso una completa identità sessuale.”4

Sviluppo: Il “genere” rappresenta l’espressione di un individuo rispetto alla definizione che viene data culturalmente al maschio e alla femmina. L’esperienza interiore di tale costruzione è definibile come “identità di genere”. Tale concetto si discosta dal sesso biologico che viene determinato dalla natura e risulta quindi oggettivo e concreto. Il “genere” e “l’identità” sono concetti che traggono il loro sviluppo maggiormente da variabili sociali, culturali e psicologiche. La maggioranza degli individui si colloca per lo più in una o l’altra estremità dello spettro di genere. L’accettazione del dualismo di genere o binarismo semplifica le scelte e la comprensione della vita quotidiana come nella scelta dell’abbigliamento, shopping, sport etc. Oggi possiamo parlare appunto di Spettro di Genere: un continuum con agli estremi uomo e donna (diverso da maschio e femmina che indicano caratteristiche biologiche). All’interno dello spettro possiamo trovare generi che non rientrano nel dualismo uomo/donna come: “genderfluid” e “androgino”. Secondo Egan e Perry (2001) l’identità di genere ha 5 componenti: consapevolezza di appartenenza (sapere a quale genere si appartiene), tipicità di genere (grado in cui l’individuo si rende conto che le proprie qualità sono simili a quelle di altri che appartengono allo stesso gruppo di genere), contentezza di genere (misura in cui l’individuo è soddisfatto del proprio genere), pressione percepita (il grado in cui l’individuo percepisce le richieste provenienti da sé o dagli altri a conformarsi alle norme del proprio gruppo di genere) e il pregiudizio intergruppo (la convinzione che il proprio gruppo di genere sia superiore agli altri).

L’identità di genere solitamente viene affermata dai bambini in concomitanza dell’inizio del linguaggio. Con la crescita per alcuni bambini l’identità è meno netta di altri. A 2 anni di età i b. diventano coscienti delle differenze fra maschi e femmine. A 4 anni quasi tutti hanno ben chiara la propria identità di genere; nello stesso periodo i b. imparano a comportarsi secondo i propri ruoli di genere (da maschi o da femmine) quando si tratta di scegliere giocattoli, amici etc. L’identità di genere si evidenzia nella prima infanzia, mentre l’orientamento sessuale (persone di cui ci si innamora o prova attrazione sessuale) si manifesta successivamente.

ORIENTAMENTO SESSUALE

«Non si è trovata specie in cui non esista il comportamento omosessuale, eccetto in quelle che non hanno rapporti sessuali come l'echinoidea (riccio di mare) e gli afidi. Inoltre, parte del mondo animale è ermafrodita, letteralmente bisessuale. Per loro l'omosessualità non è un problema.»5

L’orientamento sessuale descrive l’attrazione fisica e/o emotiva di un individuo verso un’altra persone. È comunemente definito dal genere del partner scelto. L’orientamento sessuale non è un costrutto dicotomico, duale bensì si estende in un continuum che si può definire spettro, al pari dello spettro luminoso. Ai due estremi ci sono completamente omosessuale e completamente eterosessuale. L’orientamento non è una preferenza perché non rappresenta una scelta; l’orientamento è un costrutto che si sviluppa e si mantiene stabile nel tempo, anche se come tutte le parti della nostra identità ha un certo grado di flessibilità e fluidità. Nella stragrande maggioranza dei casi (salvo psicopatologie e o altre difficoltà non rilevate) l’orientamento sessuale è un modello duraturo di amore romantico e/o attrazione sessuale. Per quanto concerne la fluidità sessuale occorre fare un distinguo fra comportamento omosessuale e orientamento sessuale, il primo rappresenta una sperimentazione ed esperienza che non implica costanza e solitamente è molto più flessibile dato che riguarda prevalentemente la soglia di rigidità mentale, mentre il secondo tende a connotare la persona nell’arco della vita. L’effetto di ruolo sociale e i contenuti di una cultura influenzano i comportamenti omosessuali e talvolta anche la fluidità di orientamento, infatti le femmine risultano più flessibili, probabilmente per la minor rigidità dei ruoli di genere che invece sono imposti agli uomini dalla nostra cultura per lo più maschilista.

L’orientamento occorre sia considerato duraturo e immutabile rispetto alle nostre “scelte” o pressioni di conformismo. Infatti l’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente.

Non esiste alcuna prova scientifica che vivere una sessualità diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso, come invece spesso si evince dai pregiudizi culturali.

L’orientamento sessuale dipende in modo essenziale da una pulsione interna, indipendente dal soggetto che la sperimenta e non in base ad una scelta indotta dall’ambiente o dalle circostanze. Qui di seguito viene mostrato un elenco di possibili cause e situazioni di comportamenti omosessuali non coincidenti con l’orientamento sessuale:

  • Omosessualità situazionale: comportamenti omosessuali indotti dall'assenza di altre possibilità di sfogo sessuale, per esempio quella che si verifica nelle comunità di persone di un solo sesso, come le carceri, le Essa è detta anche "omosessualità di compensazione" o, nei testi più antichi, pseudo-omosessualità (definizione ormai desueta);
  • Omosessualità transitoria o adolescenziale: comportamenti omosessuali infantili e adolescenziali che rappresentano una fase naturale di curiosità e scoperta della propria sessualità messa spesso in atto sotto forma di gioco;
  • Comportamenti (anche) omosessuali da parte di persone affette da alcune patologie mentali, tali da rendere indifferenziato l'oggetto delle loro pulsioni erotiche;
  • Prostituzione: comportamenti omosessuali motivati da ragioni estranee alla tendenza sessuale personale, nel quale il bisogno economico può indurre a rapporti sessuali con persone del proprio sesso anche persone che non sono omosessuali esse stesse;
  • Omofobia interiorizzata: talvolta può portare persone omosessuali a non manifestare il proprio orientamento sessuale, la conseguenza è rappresentata da esordi psicopatologici e dalla drastica diminuzione del grado di benessere nel corso della vita;

L’omosessualità è una condizione umana parimenti all’essere forti, una schiena dritta o l’altezza (tutte caratteristiche non influenzate esclusivamente dalla genetica). In passato veniva erroneamente etichettata come malattia. Oggi è più corretto classificare come malattia l’omofobia dato che provoca sofferenza in chi ne è “affetto” o ad altri (riprendendo il concetto classico dell’etimologia “patologia”).

Sviluppo: lo sviluppo dell’orientamento sessuale segue tappe simili a quelle dell’identità di genere, infatti la sua costituzione è complessa e multi-causale. Non vi sono attualmente prove scientifiche che dimostrino la sola componente ambientale come causa determinante dell’orientamento sessuale, né è stata dimostrata la sola causa genetica. L’orientamento sessuale nella maggioranza dei casi è una conseguenza successiva alla definizione dell’identità di genere.

Le ricerche scientifiche possono rilevare covariazioni, correlazioni e aumenti significativi rispetto ad alcuni elementi; queste sono comunque fondamentali perché ci indicano le dimensioni di un fenomeno e permettono di eliminare molte possibilità errate.

Una delle ricerche più famose nell’ambito della sessuologia medica riguarda gli effetti degli ormoni sull’orientamento sessuale.

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Gli androgeni (testosterone in primis) possono contribuire ad influenza identità di genere e dell’orientamento sessuale, ma non è importante la loro presenza bensì le variazioni temporali e locali dell’esposizione degli androgeni al cervello ancora in via di sviluppo. L’esposizione non tipica agli ormoni come il testosterone aumentano la possibilità di manifestarsi omosessualità e/o bisessualità, ma non sono determinanti nella manifestazione di tali comportamenti.

Un’altra correlazione riguarda l’ordine di nascita, infatti si è visto che più è alto il numero di fratelli maggiori (della stessa madre) e più alta è la probabilità della manifestazione dell’omosessualità. Secondo l’autore dello studio (Blanchard) esiste un aumento del 33% nella probabilità di omosessualità in un bambino maschio con un fratello maggiore. Tale effetto risulta vero solo per i fratelli biologici con l’eccezione dei bambini mancini o ambidestri in cui la probabilità rimane invariata con o senza fratelli maggiori. Il mancinismo è presente circa nel 34% degli omosessuali maschi, invece il doppio in omosessuali lesbiche secondo lo studio di Lalumiere svolto su un campione di 2000 omosessuali. Nella popolazione generale il mancinismo è presente nel 7-10% di casi.

In definitiva l’orientamento sessuale, parimenti allo sviluppo dell’identità in generale e di alcuni tratti fisici, è determinato dalla genetica, dall’epigenetica e dalle relazioni che si hanno con l’ambiente fisco e relazionale.

Orientamento sessuale nel mondo animale: al fine di sfatare ogni pregiudizio e mito sulla naturalità o innaturalità dell’orientamento sessuale non eterosessuale occorre capirne le origini, la storia e cosa accade nelle altre specie animali. Come sappiamo l’uomo è un animale evoluto in milioni di anni e condivide gran parte del proprio patrimonio genetico, comportamentale, emotivo e relazionale con tutte le specie viventi sulla terra. Basti pensare che rispetto alle scimmie abbiamo circa un 1% (gorilla) di differenza di patrimonio genetico. I comportamenti non eterosessuali sono sempre esistiti sia nel mondo animale e sia nella storia dell’uomo fin dalle origini della vita.

Sono stati studiati comportamenti omosessuali (che vanno dai giochi sessuali a comportamenti affiliativi in coppie omogenitoriali) in circa 1500 specie animali, anche in condizioni di cattività. Questi comportamenti sono diffusi in tutte le specie animali ma si presentano in forma maggiore nelle scimmie, delfini (è stato documentato un rapporto gay durato 17 anni, successivamente si è scoperto un intero branco di soli maschi che condividono regolarmente esperienze sessuali) e pecore (l’8% delle pecore sceglie un partner sessuale del medesimo sesso anche in presenza di possibili partner femmine). Esistono molte ricerche sull’esistenza dell’omosessualità in coppie permanenti come i pinguini o i piccioni.

Qui di seguito una lista di animali in cui sono stati studiate evidenze di comportamenti omosessuali: Albatros, Anatra, Ariete (circa il 7% ha preferenze di sesso omologo), Bisonte americano, Bonobo e altre scimmie, Cane, Cervo, Cigno nero, Cimice, Delfino, Elefante, Gabbiano, Gatto, Giraffa, Iena, Leone, Libellula, Lucertola, Macaco giapponese, Marmotta, Moscerino della frutta, Orso, Pecora, Pinguino, Pipistrello, Puzzola, Tartaruga e Tricheco. La maggioranza degli scienziati ritiene che tali comportamenti siano maggiormente più frequenti di tali ricerche che sono state fatte per lo più in modo casuale all’interno di altri progetti di ricerca.

In conclusione l’omosessualità è sempre stata presente in moltissime specie animali, in qualsiasi periodo storico come anche nella vita e nello sviluppo delle civiltà umane. Solo una condizione è esclusiva dell’uomo moderno che nessun’altra specie possiede: l’omofobia. Questo per rispondere al concetto, paradossale di per sé, sulla naturalità o innaturalità delle cose.

Identità orientamento sessuale: il termine designa il riconoscimento, accettazione e interiorizzazione del proprio orientamento sessuale, la cui conseguenza è l’attribuzione a se stessi di un orientamento sessuale. Ovviamente a questa meta vanno a contribuire maggiormente elementi sociali e culturali. Ad esempio vi sono effetti che rendono difficile la propria accettazione provenienti dalla pressione sociale di conformismo il cui effetto viene chiamato omofobia interiorizzata. Qualora questa pressione sia forte possono esserci conseguenze discordanti e incoerenti come nel caso in cui l’orientamento sessuale e l’identità dell’orientamento sessuale non coincidano, spesso creando incoerenze e tensioni mentali.

Prendere le distanze dalla propria accettazione talvolta significa non solo rifiutare un riconoscimento di sé ma spesso assume atteggiamenti di aperta ostilità e critica, come se si volesse che gli altri cambiassero affinché si possa ritrovare un equilibrio.

Fluidità sessuale: la fluidità non ha nulla a che vedere con le terapie riparative che sono fuori legge e non portano ad alcun cambiamento. Esiste nell’arco della vita la possibilità di un certo grado di fluidità nell’orientamento sessuale di ogni individuo.

Sono state fatte ricerche (Diamond 2008) soprattutto sulla popolazione femminile (dato che risulta minore la rigidità al ruolo culturale). L’autrice intende per fluidità sessuale la capacità e possibilità di una reattività sessuale flessibile a seconda delle circostanze. Gli orientamenti sessuali non fornirebbero una condizione definitiva e totalmente immutabile (del resto non è nemmeno l’altezza immutabile) rispetto l’attrazione e le esperienze sessuali. L’orientamento sessuale non può essere modificato intenzionalmente, né può cambiare radicalmente e per tutte le persone segue fasi simili. Ogni persona può sperimentare nell’arco della vita qualche variabilità nel comportamento sessuale. Tale variabilità sembra essere maggiormente rappresentata nelle donne, probabilmente per variabili di flessibilità culturale. I soggetti intervistati che hanno sperimentato una variazione nell’orientamento hanno affermato che il cambiamento è stato forte, spontaneo e sorprendente. Secondo l’autrice l’essere umano possiede una delle caratteristiche sessuali più notevoli, condivisa sia da donne che uomini, cioè la capacità di espansione, al fine di allargare le opportunità individuali di gioia e piacere nel corso della vita.

 

GLOSSARIO 

  1. Aromantico: (sin. Asentimentale) una persona che sperimenta poco o nulla attrazione romantica per gli altri. Agli asentimentali non manca la capacità di stabilire legami emotivi e personali, ma non manifestano alcun bisogno istintivo di creare connessioni di natura sentimentale. Gli aromantici possono sentire il bisogno di supporto empatico, solitamente soddisfano tale bisogno in maniera platonica;
  2. Asessuato: soggetto privo di organi sessuali;
  3. Asessualità: mancanza di esperienze, attrazione o desiderio nei confronti della sessualità (può desiderare esperienze affettive e amorose) [orientamento sessuale];
  4. Attivo/Passivo (Insertivo/Ricettivo): termini che indicano le preferenze sessuali degli esseri umani siano essi omosessuali, eterosessuali o bisessuali. Gli attivi preferiscono avere un ruolo di penetrazione invece i passivi di Chi è flessibile viene definito “switch”. Questi termini rimandano al concetto di dominanza e sudditanza che denotano un sessismo e maschilismo di fondo che assurge il ruolo della donna a passiva. Culturalmente denotano anche caratteristiche femminili dispregiative nel ruolo di passivo e caratteristiche maschili positive nel ruolo di attivo. Questi termini ormai desueti sottolineano i pregiudizi nei confronti delle donne e della sessualità. L’ironia della sorte è che le persone LGBT che tanto combattono contro i pregiudizi e stereotipi non riescono comunque ad evitarli. Possiamo sostituire i termini attivo e passivo con Insertivo e Ricettivo che non denotano una subordinazione o dominanza. Inoltre viene definito versatile chi non ha una preferenza specifica ad essere insertivo o ricettivo;
  5. Agender: (sin. genderless, genderfree, neuter) persona che non si riconosce in un genere classificabile come uomo/donna (né non binario, né binario) o che non si identifica con alcuna identità di genere [identità di genere];
  6. Androgino: Combinazione di tratti maschili e femminili o espressioni di genere non tradizionale [ruolo di genere];
  7. Arcigay: Arcigay è la principale associazione LGBTI italiana senza scopo di lucro e la più grande per numero di volontar* e attivist* su tutto il territorio nazionale. È un’associazione di promozione sociale (APS) iscritta al registro nazionale delle APS con il numero 115 (L. 383/2000).
    Dal 1985 si batte per la parità dei diritti, l’autodeterminazione, il superamento di stereotipi e pregiudizi nei confronti delle persone LGBTI, e contro ogni forma di discriminazione. Opera su tutto il territorio nazionale attraverso i suoi 71 comitati territoriali e associazioni aderenti, grazie alla partecipazione di migliaia di volontar* e attivist*, persone LGBTI e non, che sono mobilitat* per dare concretezza agli obiettivi e alle attività dell’associazione sia a livello locale sia a livello nazionale;
  8. Bi-curioso: descrive l’inclinazione di persone omosessuali o eterosessuali che mostrano una certa curiosità sessuale verso persone di sesso diverso rispetto a quello che normalmente le attrae e che non possono essere chiaramente definite come bisessuali;
  9. Bi-gender: (sin. Ambigender) è relativo ad una persona il cui senso dell’identità comprende due generi contemporaneamente nello spettro di genere: maschio, femmina, androgino, genderfluid Hanno la tendenza ad assumere (di solito in tempi e contesti differenti) comportamenti (espressione di genere) dei due generi in cui si identifica. Si distingue dal genderfluid in quanto quest’ultimo transita da un genere all’altro [identità di genere];
  10. Bisessuale: individuo che manifesta attrazione romantica, sentimentale ed erotica verso altri individui del proprio che dell’altro sesso. Indica un orientamento in questo caso binario. Termini come pansessuale o polisessuale superano la visione binaria. [orientamento sessuale]
  11. Cisgender: persona la cui identità di genere corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita (opposto al termine transgender) [identità di genere];
  12. Coming-out: è un’espressione che sta ad indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di Etimologicmanete deriva dalla frase “coming out of the closet” che significa uscire dal ripostiglio o uscire dal nascondiglio letteralmente uscire dall’armadio a muro. Il termine opposto nel gergo gay è “velato” che indica una persona che non ha fatto coming-out. La prima fase che poi può portare al coming-out è necessariamente il “coming-out interiore” che indica il momento in cui un individuo si rende conto di avere sentimenti e desideri sessuali per persone dello stesso sesso, oppure di avere un'identità di genere psichica non corrispondente a quella fisica. Questa fase è completa quando la persona acquisisce consapevolezza ed impara ad accettare il proprio genere e orientamento come una parte integrante della propria personalità. L’omofobia interiorizzata è uno stato che rede difficoltosi questi passaggi;
  13. Demiromantic: individuo che non prova alcuna attrazione romantica tranne nel caso in cui non vi sia creato un forte legame con la persona;
  14. Demisessuale: un individuo di che di base è asessuale, ma in determinate circostanze specifiche può provare anche una forte attrazione sessuale soltanto verso una persona con cui ha instaurato un forte legame affettivo;
  15. Disforia di genere: detta anche disturbo dell’identità di genere (DIG). È la diagnosi medica per chi ha una forte identificazione nel sesso biologico opposto a quello di Esiste polemica delle comunità transgender in quanto implica che si tratti di una malattia anziché un’identità. Tuttavia dato che è richiesta una diagnosi formale per fornire trattamenti è l’unico modo trovato per l’accesso a cure mediche;
  16. Disturbo da travestitismo: disturbo caratterizzato da comportamenti di travestitismo che generano eccitazione e sofferenza senza mettere in questione l’identità di genere;
  17. Dragqueen e Dragking: il termine indica quelle persone che per scopo teatrale, artistico o di spettacolo indossano abiti caratteristici del sesso opposto. Vengono così definiti attori, cantanti (dragsinger) che interpretano spettacoli, canti, imitazioni, cabaret, balli e indossano trucco e abiti Gli uomini che recitano in abiti femminili sono detti dragqueen, invece le donne in abiti maschili sono dette dragking. L’etimologia fa riferimento a due aspetti: “drag-“ che è un acronimo (“dressed resemblig a girl”) che significa vestito come una ragazza e “-queen” che indica il tipico atteggiamento di finta regalità messo in spettacolo dalle persone che fanno drag. Di solito i/le “drag” sono omossessuali, lesbiche o trans ma possono anche essere cisgender;
  18. Espressione di genere: il modo in cui una persona esplicita agli altri il proprio genere, il che di solito include lo stile personale, l’abbigliamento, l’acconciatura, il trucco, gioielli, inflessione della voce e il linguaggio corporeo. L’espressione di genere è tipicamente classificata in maschile, femminile e androgina (ma non corrisponde necessariamente all’identità di genere);
  19. Eterosessuale: il termine indica un individuo che si sente attratto sentimentalmente e sessualmente, in modo esclusivo, da persone appartenenti al sesso opposto al suo. Etimologicamente etero- significa diverso. Il termine venne inventato nel 1868 in opposizione al termine omosessuale [orientamento sessuale];
  20. Female-to-male o Transmen: soggetti di sesso biologico femminile che si identificano e vivono come uomini (ammesso che superino l’omofobia interiorizzata) [identità di genere];
  21. Gender studies: negli anni settanta-ottanta negli Stati Uniti si sviluppa un settore di ricerca che poi ha preso il nome di studi di genere. Rappresentano un approccio multidisciplinare allo studio dei significati sociali e culturali della sessualità e dell’identità di genere;
  22. Genere: negli anni il termine genere ha sostituito il termine sesso per indicare in modo più accurato la tipizzazione sociale, culturale e psicologica delle differenze fra uomo e donna. Le relazioni di genere rappresentano simbolicamente e normativamente i rapporti fra maschile e Il termine genere è stato introdotto nel 1960 per distinguerlo da “sex” che indica il sesso anatomico;
  23. Genere assegnato alla nascita: genere attribuito ad un individuo al momento della nascita in seguito all’aspetto dei genitali esterni;
  24. Genere binario: concetto che prevede la classificazione di genere basata esclusivamente sul sesso assegnato alla nascita (anziché su un continuum o spettro di identità ed espressioni di genere) maschio o femmina. Al contrario il genere non binario prevede il concetto di genere in un continuum dove agli estremi vi sono uomo e donna;
  25. Genere conforme: persona la cui espressione di genere è coerente con le norme culturali previste per quel genere (i maschi dovrebbero essere mascolini e le femmine dovrebbero essere femminili). Non tutte le persone cisgender sono di genere conforme e non tutte le persone transgender sono di genere non conforme (es. una donna transgender può avere un’espressione di genere molto femminile);
  26. Genere non conforme: persona la cui espressione di genere è considerata incoerente rispetto alle norme culturali previste prevista per quel Spesso la si confonde con l’orientamento;
  27. Genderfluid: persona la cui identità o espressione di genere oscilla tra il maschile e femminile o si colloca fra i due [identità di genere];
  28. Genderqueer: persona la cui identità di genere non è né maschile né femminile, si trova in mezzo o al di là dei generi o è una combinazione dei generi [identità di genere];
  29. Graysexual: indica una sessualità sfumata (letteralmente grigio sessuale). A metà strada fra chi prova attrazione sessuale è l’asessualità;
  30. Identità di genere: frutto di una consapevolezza interiore e radicata del genere in cui una persona si identifica. Non coincide con l’identità sessuale che invece racchiude l’identità di genere;
  31. Identità sessuale: termine ombrello utilizzato per includere tutte le componenti che coinvolgono l’essere umano nel loro essere sessuati. Il termine comprende tutti gli elementi che sono utili alla comprensione che ognuno ha di sé come essere sessuato. A livello teorico possiamo distinguere quattro componenti: il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuale;
  32. Ideologia gender: nel 2015 alcune persone hanno fatto circolare informazione a proposito di una cosiddetta “ideologia gender” secondo queste “voci” tale ideologia supponeva di voler annullare le differenze biologiche fra maschio e femmina e fare formazione nelle scuole per indurre i bambini a pratiche bizzarre e a scelte sessuali. Tale ideologia di fatto non esiste, non esiste nessuna ideologia gender e nessun legge per formazione nelle scuole. Si pensa che tali voci siano state messe in moto da detrattori del movimento LGBT al fine di creare panico e paura nei confronti della comunità LGBT e creando ostilità verso i cambiamenti inerenti la discriminazione di genere;
  33. Intersessuale: Rappresenta una serie di condizioni nelle quali non sia possibile determinare in modo univoco se l’individuo è maschio o femmina (in letteratura circa 1 su 1500 individui). Secondo il sistema sanitario è persona con un disturbo dello sviluppo sessuale (DSD), una conformazione riproduttiva, genetica, genitale o ormonale che ha come risultato un corpo non facilmente classificabile come maschile o femminile. Alcuni esempi sono la Sindrome adreno-genitale (o iperplasia surrenale congenita), la Sindrome di Morris (o sindrome da insensibilità agli Il corpo pur essendo geneticamente maschile (XY), è insensibile agli ormoni maschili e si sviluppa come femmina), la sindrome di Turner (assente un cromosoma X. Il fenotipo: collo corto, bassa attaccatura dei capelli sulla nuca, bassa statura, assenza di ciclo mestruale, non sviluppano mammelle e non sono in grado di avere figli) e sindrome di Klinefelter (Presenza di un cromosoma X soprannumerario XXY. Può portare a infertilità, ipogonadismo, obesità). In molti casi non va inteso come stato di malattia in quanto si evince che in natura sono previste condizioni della sessualità non dicotomiche. Il termine è spesso confuso con transgender. Ermafrodito indica la condizione di compresenza di entrambi gli apparati sessuali completi e funzionanti (condizione rarissima nell’uomo). Nell’uomo si parla di pseudo- ermafroditismo o disordine della differenziazione sessuale, tali termini più comunemente sono sostituiti dal termine intersessuale. Dal progetto genoma umano abbiamo appreso che i geni che codificano il nostro fenotipo sono 25.000, ma non sono affatto sufficienti per determinare tutte le caratteristiche umane, si è stimato ne servano almeno 100 volte quel numero, il resto della codifica è ad opera dell’ambiente. [sesso biologico];
  34. Lesbica: individuo donna la cui attrazione sessuale e sentimentale si indirizza verso altre persone del suo stesso sesso [orientamento sessuale];
  35. LGBT: acronimo usato per riferirsi a persone e comunità lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e/o che sono in dubbio sulla propria identità. LGBT non è sinonimo di non eterosessuale perché ciò implicherebbe che il transgenderismo sia un orientamento sessuale (anche se su wikipedia è scritto il contrario J ). Nella cultura gay indica sommariamente e in modo non corretto semanticamente indica tutti coloro non eterosessuale e non cisgender. Esistono molte varianti di questo acronimo come ad esempio l’aggiunta della lettera “Q” (LGBTQ – sigla registrata nel 1996) Q sta sia per queer che per “Questioning” (cioè quegli individui che si stanno interrogando sulla propria identità. L’aggiunta della “I” nell’acronimo indica l’inserimento degli intersessuali;
  36. Male-to-female o Transwomen: soggetti di sesso biologico maschile che si identificano e vivono come donne (ammesso che superino l’omofobia interiorizzata) [identità di genere];
  37. Marcatore di genere: la designazione che appare sui documenti ufficiali. Per i transessuali è il sesso di nascita a meno che non sia cambiato
  38. Mazì: associazione affiliata ad arcigay con sede legale a Pescara, nata nel 2018. Il termine “Mazì” è un termine Greco: “μαζί (“ma’zì”) che significa insieme;
  39. Non binario: termine che descrive identità ed espressioni di genere che non rientrano nella dicotomia maschio/femmina;
  40. Omosessuale: individuo la cui attrazione sessuale e sentimentale si indirizza verso altre persone del suo stesso sesso. Il termine include sia gli uomini che le donne. L’etimologia del termine indica Omo- che sta per uguale e –sessuale che indica la sessualità. Vinee spesso utilizzato il termine lesbica per indicare solo le donne che provano attrazione verso altre donne, perché culturalmente il termine omosessuale è connotato maggiormente per gli uomini [orientamento sessuale];
  41. Orientamento sessuale: la direzione verso cui si indirizza la preferenza sessuale di un individuo, che può essere attratto da persone dello stesso sesso, del sesso opposto, di entrambi i sessi o a prescindere dal sesso o dal Chi non prova attrazione sessuale può definirsi asessuale. L’orientamento riguarda l’attrazione verso gli altri (esterno), mentre l’identità è il senso di sé (interno). L’orientamento è definito da uno spettro ai cui estremi vi sono completamente eterosessuale e omosessuale.
  42. Outing: il termine indica la pratica di dichiarare l’identità di genere o orientamento sessuale di altre persone, contrapposto al “venir fuori” spontaneo;
  43. Pansessuale: un individuo che si sente capace, sessualmente ed emotivamente, di innamorarsi e provare attrazione sessuale verso tutti i generi sessuali [orientamento sessuale non binario];
  44. Polisessuale: un individuo che può essere attratto da alcuni generi diversi ma non ha la capacità o il desiderio di stare con altri [orientamento sessuale non binario];
  45. Pronomi: quello che una persona sceglie di usare per riferirsi a sé stessa. È sempre meglio chiedere ad una persona quali pronomi Nella lingua inglese oltre a: he, she e they sono stati introdotti: “zie” (pronome neutro);
  46. Queer: Termine ombrello che identifica persone non eterosessuali e cisgender. Storicamente denigratorio, è stato riabilitato da alcuni ma è ancora considerato offensivo da altri. In italiano si usa per indicare quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale o cisgender: un termine-ombrello, si potrebbe dire, per persone gay (omosessuali), lesbiche, bisessuali, asessuali, transessuali, transgender e/o intersessuati. Non è però un sinonimo di LGBT (Lesbian Gay Bisex Transgender). Il termine queer nasce anche (e soprattutto) in contrapposizione ad alcuni stereotipi diffusi nell'ambiente gay;
  47. Ruolo di genere: rappresenta un insieme di componenti manifeste di un individuo: parole, azioni etc. utili per indicare agli altri o a sé l’appartenenza ad un genere. Il ruolo di genere rappresenta l’espressione esteriore dell’identità di genere;
  48. Sesso biologico: riguarda le caratteristiche genetiche, ormonali e anatomiche che definiscono l’appartenenza al sesso maschile, femminile oppure ad una condizione intersessuale;
  49. Soppressione della pubertà: Processo medico che sospende i cambiamenti ormonali che avviano la pubertà nei giovani adolescenti. Ne consegue un ritardo dello sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie (crescita del seno o dei testicoli, crescita dei peli del viso, ridistribuzione del grasso corporeo, cambiamenti della voce). Il blocco concede più tempo per decidere se intervenire con trattamenti ormonali e può impedire l’aumentata disforia che spesso accompagna la pubertà nei giovani transgender;
  50. Transessuale: Termine obsoleto che in passato era usato per riferirsi a una persona transgender che avesse subito interventi ormonali o chirurgici per cambiare il proprio corpo in modo da essere più conforme a un’identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita. Benché usato tuttora da alcuni come definizione sommaria dell’identità, è generalmente da preferirsi il termine “transgender” [identità di genere];
  51. Transgender: A volte abbreviato in “trans”, questo aggettivo è usato per descrivere una persona la cui identità di genere non corrisponda al sesso biologico assegnato alla Può riferirsi a uno spettro di identità che comprende ragazzi e uomini transgender - persone che si riconoscono come ragazzi o uomini ma alle quali sia stato assegnato il sesso femminile alla nascita - e ragazze e donne transgender, persone che si sentono ragazze o donne ma alle quali sia stato assegnato il sesso maschile alla nascita [identità di genere];
  52. Transizione medica: Una serie di interventi medici che comportano trattamenti ormonali e/o chirurgici per cambiare il corpo di una persona in modo che corrisponda alla sua identità di genere. La transizione medica è il trattamento medico generalmente accettato per la disforia di genere;
  53. Travestito o cross-dresser: Individuo che indossa un abbigliamento o adotta comportamenti tipici del sesso opposto. Spesso viene confuso con la disforia di genere. Nel caso in cui provochi eccitazione sessuale e sofferenza si configura come disturbo da travestitismo;

 

Bibliografia e webligrafia

 

Note

1. La non convenzionalità è dipendente dal luogo, dal tempo e dalla cultura di riferimento; rappresenta la minoranza rispetto alla maggioranza.

2. Mio

3. Mio

4. Jole Baldaro Verde e Roberto Todella. Tratto da “sessuologia medica: trattato di psicosessuologia e medicina della sessualità”

5. News Medical 23 ottobre 2006

 

 

 

A cura del Dott. Fabio Gardelli - Psicologo e Psicoterapeuta - Pescara

 

 

 


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