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Articolo 39 - il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani commentato

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Prosegue su Psiconline.it, con il commento all'art.39 (Formazione e informazione), il lavoro a cura di Catello Parmentola e di Elena Leardini che settimana dopo settimana spiega ed approfondisce gli articoli del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

Articolo 39 il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani commentato

Articolo 39

Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza.

Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.

Nei Rapporti con la Società è particolarmente esposta l’etica attiva poiché è esposto lo psicologo nel mondo e questo convoca la sua responsabilità riguardo al tipo di figura professionale che va a sagomare e alla appropriatezza e coerenza dei messaggi che media e promuove.

La presentazione in modo corretto ed accurato della propria formazione, esperienza e competenza è esemplarmente importante in questo discorso.

Intanto perché descrive il rigore e la qualità del professionista nel descrivere correttamente la propria formazione.

Questo proprio per l’importanza che va ad assegnare alla formazione, in un Mercato professionale spesso opaco a riguardo, con concorrenze contigue di professionisti o anche soggetti casual di cui non si capisce mai bene a che titolo.

Inoltre, la comunicazione corretta della formazione costituisce anche una sollecitazione implicita a possederne termini corretti, titoli reali e coerenti: acquisire una qualificazione formale per potere esercitare e anche per potere dirla, ben sapendo della puntuta attenzione deontologica ‘vigente’ su tale aspetto.

Farebbe anche pensare uno psicologo, supremo tecnico e esperto della comunicazione, che va a comunicare male se stesso e la propria formazione.

Che va a descrivere una ricaduta dannosa nel mercato professionale, con conseguente responsabilità etica e professionale a riguardo.

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Ovviamente, ‘gonfiare’ la propria formazione per ‘catturare’ mercato è un tipo di ‘imbroglio’ che può comportare responsabilità giuridiche, prima ancora che specificamente deontologiche.

Ma ciò che qui interessa sottolineare è che una formazione detta male dallo psicologo, scorretta, approssimata o millantata, per limiti o interessi, impedisce un orientamento mirato degli utenti verso la miglior risposta alla propria domanda.

È quindi oltremodo importante che lo psicologo riconosca quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.

Questo secondo comma dell’articolo, supera il discorso della formazione e del mercato professionali e atterra completamente nell’etica attiva, ci parla di quello che lo psicologo promuove nel mondo oltre e fuori dagli ambulatori e dagli stretti contesti di esercizio professionale.

Ma va anche oltre il generico benessere, i valori positivi e le istanze sane.

Entra coraggiosamente nel merito qualitativo di qualcosa che riguarda molto da vicino lo professione psicologica: la libertà di giudizi opinioni e scelte è, infatti, esercitabile solo se si matura la legittimità di se stessi, il diritto alla propria soggettività (l’autentico Oggetto della Psicologia).

Quindi questo Comma porta anche nel mondo l’Oggetto della Psicologia che maggiormente abita i contesti più o meno chiusi di esercizio professionale.

Il comma dice libero e consapevole.

Della libertà abbiamo detto ma qualcosa di altrettanto probante va detto a proposito della consapevolezza di giudizi, opinioni e scelte.

Perché lo psicologo media l’incontro del Soggetto con se stesso.

Dopo questo incontro, ogni esito di sé è più onesto e preciso, consapevole e governato.

I giudizi, le opinioni e le scelte più consapevoli sono, semplicemente, più autenticamente rappresentativi di se stesso, del più vero se stesso.

Essendo proprio Oggetto della professione psicologica la focalizzazione di sé e la maggiore  consapevolezza (e cognizione) di sé, ancora una volta questo comma non fa altro, come è giusto ed inevitabile in una logica di etica attiva, che portare anche nel mondo lo psicologo e i suoi fondamentali Oggetti professionali.

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L’articolo, quindi, non si riferisce tanto ad un pubblico generico, ma anche e soprattutto agli utenti.

Ma in questo Capo sono esposti i rapporti con la Società e, quindi, abbiamo preferito questo taglio nello svolgimento del commento.

È bello e importante considerare che, pubblico o utenti che siano, non si parla di sintomi o di clinica ma si parla di funzionare in modo libero e consapevole.

Tutti.

In questo comma, la professione psicologica dice qualcosa ai cittadini e alla società.

Qualcosa che può far bene al mondo.

Pura etica attiva.

Per questo, il 39, insospettabilmente, è uno degli articoli più belli e importanti del Codice Deontologico degli psicologi italiani.

 

Settimana dopo settimana prosegue il nostro commento di tutti gli articoli del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L'appuntamento è per la prossima settimana con il commento all'Articolo 40. Non mancate.

In questa pagina trovate tutti i commenti finora pubblicati!

(a cura del Dottor Catello Parmentola e dell'Avvocato Elena Leardini)

 

 

 


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Tags: psicologia codice deontologico catello parmentola elena leardini Codice Deontologico degli Psicologi Italiani articolo 39

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