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Come un trauma cambia il cervello: il DPTS

on . Postato in Ansia, Fobie, Panico | Letto 14930 volte

Dopo un qualsiasi tipo di trauma il cervello ed il corpo cambiano. Ogni cellula registra questi ricordi ed ogni via neurale correlata al trauma può riattivarsi ripetutamente.

DPTS

Dopo un qualsiasi tipo di trauma (dalla guerra agli incidenti d’auto, dai disastri naturali alla violenza domestica, dall’aggressione sessuale all’abuso sui bambini), il cervello ed il corpo cambiano. Ogni cellula registra questi ricordi ed ogni via neurale correlata al trauma può riattivarsi ripetutamente.

Qualche volta, le alterazioni che queste tracce creano sono transitorie e si placano in poche settimane. In altre situazioni, i cambiamenti evolvono in sintomi che compromettono la funzionalità e che vanno ad interferire con il lavoro, le amicizie e le relazioni.

Uno degli aspetti più difficili per chi ha subito un trauma è comprendere i cambiamenti che avvengono, cosa significano, come influiscono sulla loro vita e cosa può essere fatto per migliorarli. Per poter iniziare il processo di recupero, inoltre, si devono normalizzare i sintomi post traumatici, investigando come il trauma influenza il cervello e quali sintomi vengono a crearsi.

Il cervello tripartito

Il Modello del “Triune Brain” (Cervello Tripartito), introdotto dal fisico e neuroscienziato Paul D. MacLean, divide il cervello in tre parti:

  • Rettiliano (tronco cerebrale): questa parte più interna del cervello è responsabile degli istinti di sopravvivenza e dei processi autonomi del corpo.
  • Mammifero (sistema limbico, mesencefalo): è la parte centrale del cervello, elabora le emozioni e connette le informazioni sensoriali trasmesse.
  • Neomammifero (corteccia, proencefalo): è la parte più evoluta del cervello, controlla il processo cognitivo, la presa di decisioni, l’apprendimento, la memoria e le funzioni inibitorie.

Durante un’esperienza traumatica, il cervello rettiliano mantiene il controllo, innescando nel corpo il “reactive mode” (modalità reattiva): dopo aver interrotto tutti quei processi non essenziali, il tronco cerebrale si organizza per garantire la sopravvivenza e, durante questo periodo, il Sistema Nervoso Simpatico aumenta gli ormoni dello stress e prepara il corpo a lottare, scappare o congelarsi.

In una situazione normale, quando la minaccia cessa, il Sistema Nervoso Parasimpatico riattiva nel corpo il “restorative mode” (modalità di riposo), processo che riduce gli ormoni dello stress e che permette al cervello di tornare alla normale struttura di controllo top-down (dall’alto verso il basso).

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Al contrario, per il 20% di quei sopravvissuti ad un trauma che continuano a sviluppare i sintomi del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) – un’esperienza implacabile di ansia collegata al trauma passato –, il passaggio dal “reactive mode” al “responsive mode” non avviene mai: il cervello rettiliano, attivato dalla minaccia, e supportato da un’attività disfunzionale in strutture cerebrali importanti, mantiene il soggetto in uno stato reattivo costante.

Il cervello dopo il trauma.

Le quattro categorie dei sintomi del DPTS includono:

  • pensieri intrusivi (ricordi non voluti);
  • alterazioni dell’umore (vergogna, senso di colpa, negatività persistente);
  • iperattività (risposta di spavento esagerata);
  • evitamento (di tutto il materiale sensoriale ed emotivo collegato al trauma).

Le conseguenze a lungo termine di un trauma, quali rabbia o pianto inaspettati, affanno, frequenza cardiaca aumentata, tremolio, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, insonnia, incubi ed insensibilità emotiva, possono segnare sia l’identità che l’intera vita di chi l’ha vissuto. Il problema non è che l’individuo non voglia “superare la cosa”, ma che egli ha bisogno di tempo, di aiuto e dell’opportunità di scoprire il proprio percorso di guarigione, per raggiungere tale scopo.

I diversi squilibri chimici e biologici del cervello, che possono presentarsi sempre dopo un trauma, hanno, quindi, effetti importanti, che sono esacerbati, in modo particolare, da tre principali disfunzioni nell’attività cerebrale:

  • Sovrastimolazione dell’amigdala: l’amigdala è una massa a forma di mandorla posizionata alla base del cervello, che è responsabile dell’identificazione della minaccia e che collega i ricordi con le emozioni. Dopo il trauma, essa può essere coinvolta in un tipo di allerta sempre elevata e ciclica, durante la quale cerca e percepisce la minaccia ovunque.
  • Ipoattivazione dell’ippocampo: un aumento dell’ormone dello stress glucocorticoide uccide le cellule nell’ippocampo, il che lo rende meno efficace nell’instaurare le connessioni sinaptiche necessarie per il consolidamento della memoria. Questa interruzione mantiene stimolati sia il corpo che la mente nel “reactive mode”, tanto che nessun componente riceve il messaggio che la minaccia è passata.
  • Variabilità inefficace: il costante aumento degli ormoni dello stress interferisce con la capacità del corpo di autoregolarsi. Il Sistema Nervoso Simpatico rimane attivo ad un livello elevato, comportando fatica per il corpo ed alcuni dei suoi sistemi, in particolare quello surrenale.

Come avviene la guarigione

Mentre i cambiamenti nel cervello possono sembrare, all’apparenza, disastrosi e sintomatici di un danno permanente, la verità è che tutte queste alterazioni possono essere reversibili. L’amigdala può apprendere come rilassarsi; l’ippocampo può riprendere il corretto consolidamento della memoria; il sistema nervoso può continuare il passaggio dal “reactive mode” al “restorative mode”.La chiave per raggiungere uno stato di neutralità e, quindi, guarire, sta nel riprogrammare il corpo e la mente. L’ipnosi, la Programmazione Neuro Linguistica ed altri interventi che riguardano il cervello possono insegnare alla mente a riformulare e liberarsi dalla morsa del trauma. Allo stesso modo, gli approcci che prevedono esercizi sull’esperienza somatica, il rilascio della tensione e del trauma e le altre tecniche centrate sul corpo possono aiutare il corpo a tornare alla normalità.

Coloro che sopravvivono ad un trauma hanno una personalità unica e la loro guarigione sarà altrettanto specifica. Non c’è una procedura valida che funzionerà per tutti, ma, in ogni caso, i dati evidenziano che, quando gli individui sono coinvolti attivamente nel processo di esplorazione e valutazione delle opzioni di trattamento, essi possono, dopo un periodo di tempo, ridurre gli effetti del trauma e, quindi, eliminare i sintomi del DPTS.

 

Tratto da: psychcentral.com

 

(traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

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