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I gruppi Balint

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 2147 volte

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balintI gruppi Balint iniziarono verso la fine degli anni ’40 quando fu chiesto a Michael e a Enid Balint di fornire ai medici generici una formazione psichiatrica per compensare la grave carenza di specialisti della salute mentale.

L’idea originale era quella di addestrare i medici di famiglia a gestire la cosiddetta “piccola psichiatria” ma il progetto si rivelò ben presto impraticabile.

I presupposti dei Gruppi Balint sono rappresentati da quattro linee principali, la cui importanza attuale non sembra inferiore a quella che avevano alla fine degli anni ’40:
• I problemi psicologici spesso si manifestano attraverso fenomeni fisici e d’altra parte la malattia fisica ha conseguenze psicologiche.
• Il medico non è un osservatore neutrale e il paziente non è un “pesce isolato in un mare”.
• La medicina generale offre un terreno fertile per l’applicazione della riflessione psicologica.
• Comprendere il paziente come persona e mostrare empatia nei suoi confronti hanno di per sé valore terapeutico.
Il Gruppo Balint non è un seminario didattico, né una terapia di gruppo per medici, bensì un “ambiente di apprendimento”, cioè un’istituzione formativa che offre ai medici l’opportunità di:
• esplorare e verificare continuamente la loro percezione dei fattori emotivi e di personalità – propri e dei loro pazienti – che giocano un ruolo nella malattia o interferiscono col trattamento o influenzano la relazione terapeutica;
• ridefinire il proprio ruolo di medici di famiglia (senza alcun bisogno di diventare psichiatri o psicologi), anche nella relazione più ampia con la rete dei servizi e le istituzioni sociali coinvolte nel processo di cura.


Gli obiettivi principali di questo approccio sono:
• una maggiore sensibilità ai bisogni dei clienti e una accresciuta capacità di comprendere e di affrontare le ansie e le difficoltà implicite nella relazione di cura, evitando il ricorso a sistemi difensivi controproducenti
• un aumento del grado di soddisfazione per il proprio lavoro e per la qualità della relazione e delle prestazioni professionali
• una più chiara comprensione dei processi organizzativi e delle relazioni di rete che influenzano il lavoro e il clima istituzionale, con conseguente miglioramento del governo clinico e riduzione dei rischi di errore e di burnout.

Il Gruppo Balint è un gruppo naturale orientato al compito e come tale ha una sua vita con i relativi cicli di invecchiamento e rinnovamento. La sua durata non ha quindi un limite prefissato, ma l’esperienza ha dimostrato che i migliori risultati si ottengono quando i membri vi partecipano per un periodo che si aggira intorno ai due anni, e finché il gruppo è in corso vi possono essere partecipanti che lo lasciano e altri che si aggiungono o ne prendono il posto. Idealmente i gruppi comprendono da 6 a 12-15 membri che si incontrano per un arco di tempo di 2-3 anni; a seconda delle circostanze e dei vincoli temporali la durata degli incontri varia da un’ora a due ore e la loro cadenza da settimanale a quindicinale.

Pur conservando l’impostazione di fondo che aveva ispirato le ricerche di Michael ed Enid Balint negli anni ’50 e ’60, i Gruppi Balint sono andati incontro nel tempo a una rilevante evoluzione, dovendosi confrontare con i macroscopici cambiamenti della medicina, della struttura sociale, della cultura della salute e delle relazioni di cura.

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Nel corso degli anni il metodo è stato esteso e adattato successivamente a figure diverse da quella del medico di famiglia, come medici ospedalieri, infermieri, psicologi, assistenti sociali, studenti in medicina, operatori di comunità residenziali, educatori ed insegnanti, magistrati e avvocati dei minori e della famiglia, ed anche a gruppi inter-professionali.

Il focus non è cambiato: continua a insistere non sulla malattia o sul quadro clinico, ma sul paziente o, meglio, sul rapporto che si instaura tra questo e il suo medico. Tuttavia oggi tale rapporto si rivela sempre più complesso perché deve confrontarsi con il nucleo familiare o articolarsi con uno staff curante che ha in carico il paziente in certe situazioni particolari (in ospedale, in RSA, nell’ADI, in un hospice) o declinarsi come “case management” all’interno della rete dei servizi oppure misurarsi con i processi gruppali nelle équipe di distretto, negli studi associati, nella medicina di gruppo, o ancora interagire, negoziare e a volte entrare in conflitto con le aziende sanitarie ed i loro funzionari. Allora l’attenzione nel Gruppo Balint non può più fermarsi solo sulla relazione diadica medico/paziente, ma deve espandersi su un vero e proprio network, un plesso relazionale che include i seguenti rapporti:
- Medico/paziente
- Medico/medico
- Medico di famiglia/specialista/paziente
- Medico/famiglia del paziente
- Medico/paziente/infermiera o personale di assistenza
- Medico/èquipe o colleghi dello studio
- Medico/paziente/istituzione (ospedale, ASL, assicurazioni, giustizia, servizi sociali ecc.)
e inoltre, naturalmente,
- Medico relatore/Membri del Gruppo Balint
- Medici del Gruppo Balint/Conduttore del Gruppo Balint.

L’esplorazione della relazione curante tende ad attivare nel gruppo una rete solidale di “sostegno tra pari”. In tempi in cui fare il medico o prendersi cura dei malati sta diventando un compito sempre più complicato ansiogeno, misconosciuto e logorante, i Gruppi Balint possono contribuire a ridurre il carico emotivo della funzione curante, a prevenire il burnout e la disaffezione e a far sentire il medico un po’ meno solo.

 

Per approfondimenti:

  • Dizionario di Psicologia, edizioni Paoline;
  • ilnodogroup.it.

 

(A cura della Dottoressa Daniela Scipione)

 

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