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Stress, emozioni e patologie: quando il dolore mentale può diventare malattia.

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on . Postato in Benessere e Salute | Letto 1414 volte

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La Medicina Psicosomatica studia i rapporti che intercorrono tra il nostro mondo interno e le reazioni corporee. Nelle reazioni psicosomatiche, in generale, scarseggia, o manca, l’operazione di elaborazione degli eventi che ci causano sofferenza e la partecipazione della intera personalità a questi possibili accadimenti della vita appare quantomeno limitata.

stress psicosomatico

Può mancare la consapevolezza del collegamento tra gli eventi dolorosi della vita e gli effetti negativi che essi possono causare all’organismo.


Un esempio comune, utile per capire: “Mi è venuto un tremendo mal di testa perché ho lavorato troppo” – stress da super-lavoro –, direbbe una persona; “Mi è venuto un tremendo mal di testa e non lo so perché”, direbbe un’altra.

Quest’ultima persona, nel linguaggio psicosomatico, dimostra di avere qualche difficoltà ad accedere alla comprensione del suo “star male” e potrebbe perfino continuare a lavorare aggravando il suo sintomo. Mentre la prima, consapevole della possibile origine del suo mal di testa, potrebbe decidere di fermarsi di lavorare e magari concedersi dei momenti di pausa, rispettosi del suo modo di essere e del suo livello di stanchezza, la seconda persona, con il suo basso livello di consapevolezza, potrebbe accedere allo sviluppo di un sintomo o di una sindrome.

Le persone che tendono a funzionare come questa seconda persona, possono essere candidate ad avere sintomi di natura psicosomatica, cioè potrebbero avere maggiore probabilità di sviluppare una sofferenza psicosomatica.

Il modello psicosomatologico di interpretazione della malattia e dello “star male”, modifica lo schema classico della medicina organicistica, il quale, di norma, prevede la lesione di un organo come base del suo mal funzionamento e privilegia un modello di interpretazione secondo cui il protrarsi di uno stress intenso può generare una disfunzione di quell’organo e, se non si riescono a porre ripari in tempi normali, una sua lesione.

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Molte ricerche hanno dimostrato che i condizionamenti psicologici e sociali sono fattori che si trovano presenti in tutte le malattie e in tutti i disturbi fisici anche se il loro peso può variare da disturbo a disturbo, da un individuo all’altro.

Dalla letteratura internazionale si ricava che il disturbo psicosomatico è caratteristico di quelle persone che presentano difficoltà nei processi di “mentalizzazione”, ossia di elaborazione psichica delle emozioni attraverso le operazioni del pensiero, sia intellettuale e cosciente, sia immaginativo e fantastasmatico.

Inoltre, secondo alcuni autori, le caratteristiche della loro personalità potrebbero essere incentrate su un’accentuazione del “pensiero operativo”, sempre rigidamente aderenti alla realtà concreta e difficilmente la loro vita sarebbe ricca di vita creativa.

Secondo S. Freud, la sofferenza psicosomatica e, in senso lato, il disturbo psichico, nascerebbe da un conflitto tra la soddisfazione di un desiderio e la constatazione della impossibilità o, quantomeno, della difficoltà nel realizzarlo.

Secondo un altro grande del pensiero psicoanalitico, W. Reich, tutti i processi vitali seguono i fenomeni di carica e scarica. Per cui, quando la scarica risulta impedita, l’organismo vive in uno stato di carica senza sfogo e, se questa condizione diventa cronica, si forma una corazza caratteriale a livello psichico e una corazza muscolare a livello fisico, in tal modo l’organismo arriva a svolgere una operazione di controllo delle emozioni e una potente struttura, anche corporea, di difesa da esse.

Mentre quindi Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei suoi pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione del corpo, come l’espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensione muscolare. Descrisse per primo quello che oggi noi chiamiamo, in maniera generale, il linguaggio del corpo.

Le teorie di Reich hanno prodotto lo sviluppo dell’analisi bioenergetica, metodica psicoterapeutica elaborata da A. Lowen. Questo approccio, unico nel suo genere, considera la mente e il corpo un’unità funzionale, inscindibile, tanto che il suo intervento è costituito da una complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico.

Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, Franz Alexander propose che gli stati conflittuali, attraverso la mediazione del sistema neurovegetativo, fossero implicati nelle cause di varie malattie psicosomatiche.

Un'altra teoria molto significativa è quella proposta dalla Dunbar. Ella sostenne che la struttura della personalità individuale può condizionare le difese corporee, predisponendo allo sviluppo di determinate malattie.

Nonostante le molte obiezioni, gli studi di questa autrice sollevarono un certo interesse nella comunità scientifica internazionale e favorirono altre ricerche, tra le quali quelle di Friedman e Rosenman, che portarono all’identificazione di un pattern di Comportamento definito di “tipo A”, oggi considerato ufficialmente un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

L’individuo “di tipo A” ha sempre fretta, avverte la pressione del tempo, è eccessivamente coinvolto nel lavoro, è ambizioso e competitivo, è impaziente e si annoia facilmente, è ostile ed irritabile, è ansioso ed impulsivo, ha uno stile di espressione a volte arrogante ed un linguaggio rapido e incalzante, ricerca il successo e la valorizzazione sociale, è sempre teso, impegnato senza tregua verso il raggiungimento di obiettivi.

Nel 1981 il “Comportamento di Tipo A” è stato riconosciuto ufficialmente come fattore di rischio nei confronti delle malattie coronariche, riconoscimento di portata storica per la psicosomatica, che venne condiviso anche dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Vent'anni di studi ulteriori, tra il 1970 e il 1990, hanno chiarito che sensibile alle reazioni emozionali non è solo il sistema nervoso vegetativo ma anche, e notevolmente, il sistema endocrino, inaugurando il filone di ricerca della cosiddetta psiconeuroendocrinologia.

A partire dagli anni '80, anche il sistema apparentemente più lontano, il sistema immunitario, risultò avere connessioni con il sistema nervoso e molto sensibile allo stress.

Vennero così gettate le basi della neuroimmunomodulazione e nacque la odierna psiconeuroendocrinoimmunologia, conosciuta maggiormente attraverso il suo acronimo “P.N.E.I.”, di cui oggi abbiamo sviluppato una ricca e copiosa letteratura.

Com'è noto, animali stressati - ad esempio ripetutamente spaventati - producono meno anticorpi e spesso si ammalano con più facilità rispetto ad animali di controllo non stressati, infatti lo stress può indurre aumentata mortalità in seguito all'esposizione ad agenti infettivi. Persone in lutto per la morte di un proprio caro possono risultare immunodepresse.

Sifneos, negli anni Sessanta, parlò di “alessitimia”, letteralmente “emozione senza lessico”; secondo questo autore le persone affette da disturbi psicosomatici presenterebbero un’incapacità ad esprimere verbalmente le loro emozioni, la loro attenzione sarebbe interamente centrata sugli aspetti concreti e sulla realtà esterna tanto da essere “sbilanciate” anche sotto l’aspetto neuropsicologico, nel senso che predominerebbe, in queste persone, la neocorteccia a danno del sistema libico, mancando ogni integrazione tra componenti intellettive ed emozionali.

In Italia, il compianto Ferruccio Antonelli, mio professore alla mia prima Specializzazione quadriennale in Medicina Psicosomatica, nel 1981 iniziò a parlare di “brositimia”, letteralmente “sentimento ingoiato”.

Secondo Antonelli, le persone affette da disturbi di natura psicosomatica, presenterebbero difficoltà nel reagire alle avversità della vita, tanto che questo loro stile di vita risultò essere il principale responsabile delle loro sofferenze, la più chiara espressione della somatizzazione dell’ansia.

Mandare giù”, d’altra parte, ricorda il comportamento dello struzzo: non risolve i problemi ma li dirotta all’interno lasciandoli irrisolti.

 

(Articolo a cura del Dottor Alfredo Ferrajoli)

 

 

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Tags: stress psicosomatica. benessere e salute

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