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Le luci di Natale e l'Erba Voglio: prontuario per genitori (non allocchi)

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on . Postato in La commercializzazione della genitorialità | Letto 877 volte

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Sempre più sembra crescere l'esigenza sociale di una commercializzazione della nostra vita che ci renda omogenei ad un sistema condiviso dove ogni nostro gesto diventa merce. E' importante parlarne per capire e cambiare un sistema malato.

Dottoressa Valeria Bianchi Mian

luci di natale e erba voglio genitorialitàMamma mi compri il Calendario dell’Avvento di Ben Ten (oppure di Frozen, dei Superpigiamini, eccetera, eccetera)?

Mamma facciamo la lista per Babbo Natale: voglio questo e questo e questo!

Voglio. Mi compri.

1/Le luci colorate non ci abbindoleranno!

Non occorre possedere un apparecchio televisivo per vedersi propinare un prodotto commerciale piuttosto che un altro. Basta fare un giro su You Tube per ascoltare una canzone natalizia ed essere assaliti dagli spot. È sufficiente girare per negozi senza nemmeno approcciarsi a uno schermo per venire catturati da mille idee sfavillanti.

I messaggi accattivanti sono dappertutto.

Molti anni fa i CCCP cantavano “non fai niente di male niente di ciò che credi non sai quello che vuoi non riuscirai ad averlo niente è gratis niente è a posto le insegne luminose attirano gli allocchi” e mai come a Natale mi torna in mente questo ritornello1, che estrapolo dal contesto della canzone di cui sopra associandolo spontaneamente all’atmosfera della metropoli addobbata per le feste. Ma no, direte voi: noi mamme e papà di oggi non siamo mica degli allocchi – che poi l’allocco è sempre un bel rapace notturno che non si fa abbindolare facilmente! Certamente no, avete ragione (e poi son mamma anch’io). Certamente siamo tutti in grado di mantenere alta la soglia della nostra coscienza di genitori consapevoli. O no?

È d’uopo comunque ricordare ai nostri bambini e alle bambine che “l’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re”. Sarebbe il caso di aggiungere un bel finale a questo noto motto, un finale del tipo: “il re non guarda la televisione e non è detto che Babbo Natale conosca a memoria i giocattoli proposti (imposti?) dagli spot e dalle contemporanee forme dei messaggi pubblicitari”.

2/Regalate un significato ai più piccini.

Ho cercato (si va sempre a tentativi) di trasmettere al mio seienne il senso del Calendario dell’Avvento. Di fronte al nostro reciproco guardarci stupiti e felici non ho tardato ad accorgermi che, mentre offrivo a lui una traduzione del significato simbolico dell’attesa, ero io stessa a ritrovare la memoria di un percorso che dura ventiquattro giorni. Davanti a me si sono materializzate ventiquattro caselle che si aprono lentamente fino alla rinascita della luce nell’anima. Non è affatto necessario essere “religiosi” e praticare una qualsiasi forma di aderenza a un sistema di valori tradizionali per comprendere il senso del ritorno della luce. Dentro ognuno di noi, indipendentemente dal credo nel quale ci riconosciamo, si muovono gli archetipi dell’inconscio collettivo. Aspettare il Natale è dunque un modo per accogliere passo dopo passo quel “Sol Invictus” che ci riguarda tutti come elemento della nostra psiche. La luce della coscienza ritorna dal buio del sonno, ed è un dono da cogliere anche attraverso la venuta del bambino divino.

3/Giochiamo insieme con la luce e con le ombre.

Il simbolo del “Sol Invictus”, il sole vincitore, può rivitalizzarci e riscaldarci. Piccoli e grandi. L’Avvento è una strada da percorrere insieme, genitori e figli, a partire dalla fine del mese di novembre fino al giorno di Natale (e oltre), transitando con Santa Lucia oltre la soglia del buio, verso la luce. Dicembre è il mese che ci chiama alla riflessione ma anche al calore dello stare in famiglia, offrendoci gli uni con gli altri uno spazio-tempo concretamente armonico.

I genitori sono invitati a mettere il più possibile in pausa le connessioni con il mondo esterno, a silenziare le chat, a rimandare la lettura e la scrittura degli status su Facebook per accendere un lumino nella sera casalinga. Recuperare i giochi della tradizione, i divertimenti conosciuti dai nonni, gli stimoli per la mente e per la relazione. Da quanto tempo, per esempio, non provate a creare sul muro una serie di ombre cinesi? L’esercizio per questa sera e per domani sera è il seguente: dedicare mezz’ora alla narrazione di storie fantastiche con l’ausilio delle dita delle mani. Un link tra i tanti? Eccolo: https://www.uncome.it/tempolibero/articolo/come-fare-le-ombre-cinesi-140.html

4/Scrivere favole insieme.

Io lo farò a modo mio: inventare storie è, di fatto, la mia seconda professione. Prima di Natale condurrò nuovi laboratori di FAVOLESVELTE, ovvero uno spazio-tempo per l’invenzione di filastrocche e la creazione di libretti con materiali di recupero. Il libro stesso è un’ode al riflettere insieme, genitori e figli, insegnanti e alunni. È un voler offrire agli altri cose belle che nulla hanno a che fare con il consumismo. È, ancora una volta, accendere un lumino nella notte. È stato a Natale, nel 2013, che in me è nata l’idea di scrivere una storia al giorno per un anno; il primo giorno di gennaio del 2014 iniziai infatti la stesura di “Favolesvelte”: https://www.amazon.it/Favolesvelte-Valeria-Bianchi-Mian/dp/8898771444

Non occorre in ogni caso sentirsi tutti cantastorie o voler pubblicare un libro. Basta giocare partendo da uno stimolo, finalizzando l’attività al mero divertimento. Per esempio, si può sperimentare una storia scrivendo una ventina di parole (oggetti di casa, emozioni, personaggi) sopra dei foglietti da ripiegare e inserire in un barattolo; la favola prenderà vita con il titolo dato dal nome estratto per primo. Le risate sono assicurate. Provate a spegnere le luci e ad accendere una serie di candele durante la narrazione: sarete circondati dalla magia e la fantasia ne trarrà di certo giovamento. Provare per credere!

5/Chi è Lucia?

Santa Lucia porta con sé il significato del Solstizio in arrivo, e di questo momento dell’anno avevo già scritto in un articolo postato sul mio vecchio blog personale (www.barlumidicoscienza.blogspotit).

Il 13 dicembre in tutta Italia si festeggia la giovane donna lucente. I bimbi s'infilano nel letto in trepida attesa di dolci e regali, con i sogni accesi nella notte. Lucia cammina da Siracusa a Brescia, da Sud a Nord, entra nelle case in numerosi paesi. 

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In Svezia, la tradizione vuole che il 13 dicembre le bimbe si agghindino con una coroncina di sette candele sulla testa per portare in dono ai genitori e ai fratelli i biscotti di zafferano, ma anche dolci di zenzero e altre leccornie. Santa Lucia è nelle tradizioni del Nord più importante di qualsiasi Babbo Natale. 

Lucia è una Santa cristiana che riprende il filo dell’Artemide greca (la romana Diana). Artemide è divinità del bosco, è immagine di un femminile libero, nato e cresciuto nella natura intonsa, elemento vitale in se stesso, Una-in-se-stessa. In qualità di elemento lunare, Dea Luna, ad Artemide/Diana è associata la luce di ogni notte.

Lucia ripropone in qualche modo il mito della dea pagana cacciatrice, e lo fa in qualità di messaggera della visione e dei lumi che cominciano a risplendere per condurre tutti noi, uomini e donne, padri e madri, figli e figlie alla rinascita della coscienza. Nel cuore dell'inverno, dentro il buio più profondo, risorge la scintilla del nuovo. Speranza, risveglio del pensiero, comprensione degli eventi: i nostri occhi addormentati tornano a schiudersi e iniziamo a scorgere i bagliori delle stelle, della Luna. Non è ancora l'alba, non è certo primavera, ma è proprio nel momento più oscuro, nella notte dell’anima, in Nigredo (la fase più cupa dell’opera della vita, secondo gli antichi alchimisti) che, a un certo punto, incontriamo per la prima volta noi stessi. 

Noi torniamo come nuovi.

Pronti a ricominciare.

Lucia/Artemide/Luna d’inverno si fa portavoce di questo passaggio oltremodo importante.

A Lucia, mi raccomando, lasciate in dono un piatto di biscotti e una tazza di latte: https://www.eticamente.net/18233/la-leggenda-di-santa-lucia.html

6/Quali doni, a questo punto?

Come spiegare il percorso dell’Avvento ai più piccoli? I bambini e le bambine sono “nuovi” per definizione e guardano il mondo con la voglia di afferrarlo. Donateglielo, questo mondo, stando però attenti agli equilibri. Se riuscite a trovare il punto in cui lo sguardo può cogliere entrambi gli aspetti, luce e ombra, ogni cosa sarà “illuminata” dal senso del Solstizio.

Mettere un limite ai pacchetti sotto l’albero? Uno? Due o tre? Non c’è una risposta univoca alla domanda numero 6.; ben venga il prodotto commerciale, a patto che si tratti di un solo oggetto e venga accompagnato da un altro regalo, da qualcosa che coinvolge l’anima degli stessi genitori nella creazione di un messaggio differente. Non occorre essere artisti per darsi un po’ da fare, e non occorre avere chissà quanto tempo libero per imparare a non cedere al richiamo dell’acquisto perfettamente inscatolato, per impegnarsi a non spegnere i vagiti dell’anima. Educare i nostri figli, ricordiamolo sempre, è ricominciare a educare anche noi stessi.

La genitorialità è certamente un percorso complesso che non si esaurisce nell’essere genitori perché madri o padri di un/a o più figli/e. Si cresce insieme, adulti e bambini, si riprendono pezzi di storie dimenticate nel passato, se ne scrivono di nuove attraverso il dispiegarsi di un ruolo e di “un’identità processuale”, ci si modifica come uomini e come donne mentre conduciamo per mano nuovi esseri umani. (Vi invito alla lettura del libro “Psicosociologia della genitorialità”, AA. VV. a cura di Martini S. A., un testo al quale ho partecipato per Golem Ed, 2017).

 


1 CCCP/Fedeli alla linea - Tu menti (Socialismo e barbarie, 1987)

 

Articolo a cura di Valeria Bianchi Mian

 

 

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Tags: genitori genitorialità

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