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Cancro pediatrico: quando il bambino torna a scuola

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 493 volte

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Tornare a una vita normale per un bambino affetto da cancro pediatrico è una condizione sempre più frequente. Questo implica diversi aspetti, tra i quali quello del rientro tra i banchi di scuola, che può verificarsi anche dopo mesi o addirittura anni di assenza

Cancro pediatrico quando il bambino torna a scuolaNegli ultimi anni, la ricerca ha fatto grandi passi avanti nella diagnosi e nella cura dei tumori dei bambini e dei ragazzi fino ad arrivare a una marcata e costante riduzione della mortalità per cancro pediatrico in Italia. I progressi della scienza hanno permesso, infatti, di giungere a un tasso di sopravvivenza superiore all’80%, percentuale che sale al 90% in caso di tumori del sangue. Basti pensare che negli anni ’80 non si andava oltre il 70%.

Partendo da questi dati, si intuisce come tornare a una vita normale sia una condizione sempre più frequente. Il ritorno a una vita normale implica diversi aspetti, tra i quali quello del rientro tra i banchi di scuola, che può verificarsi anche dopo mesi o addirittura anni di assenza.

La scuola è, subito dopo la famiglia, il principale luogo di socializzazione e formazione della personalità del bambino e del preadolescente. Il suo compito fondamentale non è semplicemente dare conoscenze e saperi, bensì fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente e socialmente, con l’obiettivo di acquisire un certo grado di responsabilità e autonomia. È il luogo in cui nascono e crescono affetti, sentimenti, e si affermano le prime amicizie, che, in molti casi, resteranno per tutta la vita.

La scuola è il posto in cui le relazioni tra pari hanno dunque un ruolo significativo. Queste relazioni sono in grado di fornire contributi sostanziali allo sviluppo del bambino di tipo intellettuale e sociale. In particolar modo, il contributo di tipo sociale consente la costruzione del senso di sé all’interno dell’ambiente relazionale; permette di interiorizzare le norme che regolano comportamenti e valori morali di ciò che è accettabile; rappresenta un valido aiuto per contenere le emozioni negative, elaborarle e superarle.

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In sintesi, il mondo della scuola è fondamentale per lo sviluppo della fiducia, della sicurezza e dell’autonomia personale nonché per la costruzione di una propria identità.

Fatta questa doverosa premessa, il ritorno a scuola è un passaggio che non può essere lasciato a improvvisazione. E ciò ha diverse motivazioni. Da un lato è possibile che l’alunno abbia timore di rientrare a scuola, ad esempio a causa di cambiamenti che ha subìto nel fisico o nel carattere oppure perché preoccupato di essere preso in giro o di subire forme di bullismo da parte dei propri coetanei. La seconda motivazione riguarda gli insegnanti. Alcuni di loro esprimono timori o dubbi rispetto alla presenza in classe di alunni malati o ex malati poiché non hanno conoscenze adeguate sulla malattia e non ricevono alcuna indicazione su come gestire eventuali problemi di carattere medico, le domande dei compagni, le preoccupazioni e le difficoltà di chi è stato malato e della sua famiglia.

Fino a un po' di tempo fa, si preferiva non parlarne e fare finta di niente trattando l’alunno esattamente come il periodo precedente al tumore in modo da non fargli pesare le differenze rispetto a prima. Lo scopo era nobile ma il prezzo da pagare era altissimo in termini emotivi, psicologici nonché a livello di profitto scolastico dato che il bambino non riusciva a tenere il passo dei suoi compagni. Spesso i bambini tendevano ad isolarlo per varie ragioni (presenza di eventuali menomazioni o di emotività intensa, timore che la malattia potesse essere contagiosa…). Un’altra conseguenza indiretta di questo “far finta di nulla” era consegnare alla classe l’idea che il cancro fosse un tabù, un mostro il cui solo parlarne poteva far danni.

Alla luce di tutto ciò, appare fondamentale adottare una comunicazione chiara e aperta con l’intero gruppo classe in relazione a ciò che sta succedendo e a ciò che è successo al loro compagno di scuola: questo è un passaggio chiave perché da un lato serve a prevenire incomprensioni tra i bambini circa l’apparente favoritismo della maestra nei confronti del loro compagno di classe, e soprattutto serve a dare il messaggio che il tumore non è affatto un tabù. Questo momento comunicativo andrebbe svolto con la presenza di maestre, bambini e psicologo attraverso l’ausilio di filmati, diapositive e illustrazioni nonché l’utilizzo di un linguaggio metaforico parametrato all’età degli studenti.

E l’insegnante come deve agire nei confronti del bambino?

Innanzitutto riducendo le richieste inerenti i compiti da svolgere a casa: l’importante non è la quantità ma svolgerne pochi e bene. Sarebbe importante adottare tempi di lavoro brevi, alternati a frequenti pause, soprattutto durante i compiti ripetitivi e noiosi; e poi rendere le lezioni interattive e stimolanti attraverso l’utilizzo del gioco. È opportuno modificare i limiti di tempo per le verifiche, concedendo un tempo più lungo riducendo quanto più possibile le distrazioni. È importante valorizzare la qualità del lavoro e non la quantità o la velocità del bambino sfruttando i punti di forza del bambino: ad esempio, se ha difficoltà nella scrittura ma ha buone abilità linguistiche, può essere utile favorire l’espressione orale sostituendola, quando possibile, a quella scritta. Non bisogna punire il bambino attraverso annotazioni su registro o eliminando l’intervallo. L’insegnante dovrebbe cercare il dialogo e, quando serve, rassicurare il bambino quando non riesce nei suoi compiti oppure nei momenti di sconforto.

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In definitiva, per il bambino l’ambiente scolastico è fondamentale per il suo ritorno a una vita normale. Le opportunità di un coinvolgimento sano tra pari fornisce a bambini e giovani che hanno sconfitto il cancro la possibilità di affrontare in maniera funzionale diverse questioni critiche, come sostenere l'incertezza, il concetto di dipendenza rispetto il concetto di autonomia, le difficoltà legate all’immagine del corpo, l'intimità, la sessualità. Tutto ciò aiuta questi bambini a migliorare il benessere psicologico e diminuire stress e ansia. Per tali ragioni è necessario preparare la classe (bambini e docenti) al ritorno in aula del bambino, come visto precedentemente.

Spesso il superamento del cancro dal punto di vista organico non coincide con il superamento del cancro dal punto di vista psicologico. Per un bambino, riappropriarsi della propria vita è fondamentale. E in questo, il mondo della scuola con le sue dinamiche e le sue figure ha un ruolo fondamentale che non deve essere trascurato ma, anzi, potenziato e valorizzato.

 

(Articolo a cura del Dott. Danilo N. Selvaggio, Psicologo, autore di Psiconcologia Pediatrica, Edizioni Psiconline)

 

 

 

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Tags: scuola infanzia cancro pediatrico

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