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L'importanza di una sana relazione educativa

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 1983 volte

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La relazione educativa ha molte delle caratteristiche della situazione genitoriale e si possono rilevare dimensioni emotive, affettive e cognitive che riguardano entrambi i contesti educativi.

L'importanza di una sana relazione educativaLa relazione docente–discente non è immediatamente sovrapponibile alla relazione che ha la madre con il proprio figlio ma “ripete”, in qualche modo, la situazione genitoriale e si possono rilevare dimensioni emotive, affettive e cognitive che riguardano entrambi i contesti educativi.

In questo senso, l’attività educativa successiva, esercitata da parte della scuola, in ogni suo ordine e grado, sarebbe, secondo Blandino e Granirei (1995), evocatrice della relazione emotiva primaria avuta con la figura materna.

D’altra parte, il rapporto madre-bambino, se visto da vicino, può essere descritto come il rapporto di insegnamento-apprendimento per eccellenza e prima forma di interazione che il bambino ha con il mondo. “Se l’obiettivo del lavoro dell’insegnante è l’apprendimento, la funzione docente evoca la funzione genitoriale di contenimento e mentalizzazione. Da questo punto di vista la funzione docente è una funzione di pensiero che non ha a che fare solo con le competenze disciplinari e didattiche o con la quantità e qualità dei contenuti trasmessi alla classe, bensì si sviluppa all’interno di uno spazio relazionale in cui è necessario cogliere e pensare soprattutto le emozioni, i vissuti e i sentimenti che sostanziano le modalità di apprendimento di chi apprende” (Blandino, Granieri 1995).

I nostri allievi, i nostri figli, ma anche i nostri utenti potranno imparare da noi, “apprendere”, come si dice a scuola, “digerire”, “assimilare”, “incorporare”, come si direbbe con un linguaggio più vicino alla psicobiologia, a patto che noi siamo per loro delle “persone credibili”, individui che si sappiano rapportare con loro all’interno di relazioni sane e significative.

Solo in questo modo, bambini e ragazzi, potranno imparare da noi e la qualità del loro apprendimento sarà durevole e destinato a “segnarli dentro”, perché fondato su una relazione partecipata e sentita.

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Come il genitore, anche il docente prepara il cibo-lezione che arriverà a destinazione solo se sarà fornito nel modo giusto e che lo studente “assimilerà/interiorizzerà/digerirà” se sarà “calato/calibrato” sulla sua realtà di allievo, in generale, sul suo mondo interno.

Un tipo di apprendimento così raggiunto, sarà “nutritivo” perché destinato a far crescere.

Spesso, invece, sia i genitori che gli insegnanti, a scuola, sono concentrati verso il raggiungimento di un apprendimento di tipo “prescrittivo”, basato su regole esterne che non si possono mettere in discussione, imposte dall’esterno piuttosto che conquistate attraverso un sano rapporto dialogico centrato sull’incontro fra “due menti che pensano”.

Un apprendimento così concepito, sarà allora meramente “restituivo”, funzionale al risultato, e i ragazzi saranno portati a concentrarsi esclusivamente sulla “performance”, e una volta superata la prova metteranno senza difficoltà nel cassetto del dimenticatoio gli apprendimenti così ottenuti.

L’apprendimento significativo, che “lascia traccia”, si realizza – ed è di migliore qualità perché contiene la parte emozionale – quando c’è l’incontro tra “menti che pensano”.

In questo contesto, quindi, tutta l’attività educativa sarà tale solo quando, insieme alla crescita dei ragazzi si potrà realizzare la crescita di noi adulti e questo potrà avvenire solo se gli adulti sapranno concedersi la possibilità di imparare da chi per definizione deve solo apprendere.

Peraltro, secondo gli ultimi studi in campo neurofisiologico, lo sviluppo delle funzioni cognitive dipenderebbe dalle funzioni emotive e affettive, se queste ultime trovano un ambiente realizzante potranno far crescere nel bambino la possibilità di aprirsi al mondo e alla curiosità, di apprendere dall’esperienza.

 

 (Articolo a cura del Dottor Alfredo Ferrajoli)

 


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Tags: relazione educativa

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