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Giornalismo, informazione, psicologia. Analisi e sintesi.

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on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 2897 volte

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Stefano Paolillo, psicologo dell'audiovisivo e collaboratore di Psiconline da lunghi anni, ha appena pubblicato, per le Edizioni Psiconline, un nuovo volume dedicato ad esaminare in profondità i legami e le connessioni fra la psicologia, l'informazione, il giornalismo e tutto quello che oggi si muove in questo campo complesso ed intricato.

paolillo psicologia informazione giornalismoLo abbiamo incontrato a Roma, dove risiede, ed è stato piacevole discorrere con lui alla ricerca delle radici profonde contenute nel suo nuovo libro.

E' stato piacevole anche per la passione che Stefano inserisce nel suo lavoro e per la concretezza delle tesi e delle analisi che espone.

Seguiteci nelle domenade e nelle risposte e potrete scoprire un "nuovo mondo" e un nuovo vertice di interpretazione di una realtà così complessa quale quella dell'informazione e dele sue dinamiche psicologiche, da qualunque punto viste.

Come è strutturato il libro e a chi si rivolge?

Il libro si rivolge ad un pubblico ampio. Di facile lettura, conserva gli approfondimenti congeniali ad un target di addetti ai lavori.

I primi ad poterne essere interessati, quindi, sono proprio giornalisti e psicologi. A seguire tutti coloro che studiano i processi sociali e i media. Ma il libro è leggibile anche dalla vastissima platea di coloro che si attendono dai media un'informazione utile e non riescono a trovarla. Il lavoro parte, nel primo capitolo, dalla descrizione dell'intera sfera dell'informazione che avvolge ognuno di noi: da ciò che definisce l'Informazione alla fruibilità delle notizie; dalle premesse implicite del giornalismo alla sfruttabilità delle informazioni.

Nel secondo capitolo, invece, si passa ai vari ponti che possono essere costruiti tra la lunga storia del giornalismo ed il sapere psicologico, soprattutto nello spostamento del baricentro dalla notizia alle persone. Il terzo capitolo, più specificatamente psicologico, offre degli scenari di interpretazione dell'Informazione e del Giornalismo da parte di chi possiede le competenze psicologiche e, contemporaneamente, una prospettiva riflessa utile ai professionisti dell'informazione per vedere se stessi con gli occhi dello psicologo. Le conclusioni chiudono il saggio.

 

Cosa significa fare informazione oggi rispetto al passato?

Fare informazione è diverso dal fare giornalismo. Fatta la premessa, si può affermare che fare informazione rimane un'attività a forte connotazione sociale. Il mandato implicito della società al ruolo di "cane da guardia" del potere è stato fortemente corroso. Inoltre, l'esplosione dell'informazione attraverso il web rischia di generare false illusioni.

La relazione tra informazione/giornalismo e potere è intatta. Uno degli effetti più evidenti della crisi del sistema dell'informazione e di autorevolezza delle testate giornalistiche consiste nella crescente difficoltà, da parte dell'utente medio, di distinguere il vero dal falso, il verosimile dal reale. In questo clima - come evidenziato nel libro - le "fake news" diventano un elemento costitutivo della comunicazione, ovvero vengono usate deliberatamente o non sono degli incidenti di percorso.

 

Come è cambiato il pubblico destinatario delle informazioni?

Nella progressiva migrazione dal mondo di giornali e televisioni a quello digitale sta producendo una sorta di atrofizzazione del pubblico che sta perdendo la capacità critica, a causa soprattutto dell'eccesso di offerta. Ci si affida ad un'informazione fatta di soli titoli, senza neanche leggere più o andare addirittura a verificare la fondatezza di una notizia.

Purtroppo esiste la tendenza a prendere in considerazione solo le informazioni che confermano ciò di cui siamo già convinti, per cui il processo di posizionamento di sé nel mondo si cristallizza. Nei social questo effetto diventa evidente - ed a tratti virulento - se pensiamo alle valanghe di "like", condivisioni e commenti rabbiosi a presunte notizie o commenti evidentemente frutto di stereotipi. Ciò perché le testate giornalistiche hanno lo stesso un comportamento.

Un fenomeno che, comunque, è sempre esistito, basti pensare alle opposte linee editoriali che avevano qualche decennio fa giornali come l'Unità, il Corriere della Sera e l'Osservatore Romano, giusto per fare qualche nome.

 

Chi è il giornalista oggi?

Il giornalista è una persona che, per passione o per opportunità, decide di fare della comunicazione sociale un lavoro. Rispetto ai giornalisti che si sono succeduti dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Novanta, tutelati dal mandato sociale e dalle leggi, i giornalisti che stanno crescendo si trovano a condividere il trend al ribasso dei lavori intellettuali. Strangolati dalla precarietà, essi si trovano di fronte a scelte che mettono a dura prova una costruzione efficace del mestiere.

Consideriamo, poi, che esistono molteplici ambiti in cui fare il giornalista: occuparsi di sport è ben differente dal fare il cronista, riferire delle tendenze della moda lo è dal fare il notista politico. Le nuove leve, frutto delle molte scuole di giornalismo e corsi universitari che hanno aperto i battenti in Italia, hanno generato migliaia di giovani che partono dal presupposto di essere già giornalisti, sottraendoli a quella lunga fase formativa che era la gavetta in redazione.

Inoltre, oggi viene chiesto ai giornalisti di essere rapidi, per cui il risultato finale viene sottratto alle opportune fasi di verifica. Ciò è vero al punto che la verifica delle notizie - il fact cheking - è diventata una specialità a parte rispetto alla costruzione ed alla diffusione di una notizia.

 

Cosa differenzia uno psicologo da un giornalista?

La differenza più grande tra le due figure è che i secondi sono più centrati sul processo di informare mentre i primi rimangono attenti innanzitutto agli effetti sulle persone della loro azione. Lo psicologo ha come primo obiettivo il benessere della persona che deve essere inteso non solo come la cura di chi è in una fase di malessere, ma anche l'affinamento e la manutenzione di quei processi cognitivi ed elaborativi che servono per comprendere il mondo di ognuno. Supportare i processi di consapevolezza di sé e dei fenomeni in cui viviamo consente di offrire a ciascuno di noi la capacità di dotarsi di più modalità di risposte. Come dice un noto aforisma: se tutto quello che hai è un martello, tutto sembra chiodo.

 

Come analizza una notizia uno psicologo?

Uno psicologo è sempre alla ricerca delle implicazioni meno evidenti dei fatti, ovvero dei comportamenti. Andare oltre l'evidente e creare una cornice interpretativa consente di capire le implicazioni di una notizia e, quindi, di offrire una fruibilità sempre maggiore delle informazioni al pubblico. Un esempio evidente è il modo di proporre le notizie sui cosiddetti "femminicidi".

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I giornalisti mirano al nostro universo emozionale e, anche se con modi poco consapevoli, riescono a vendere giornali o ad innescare click/like sui social ponendosi come giudici morali di queste azioni. Uno psicologo si chiede, prima di dare un responso (titolo della notizia), quali siano state le dinamiche che hanno portato a quell'atto.

Noi abbiamo il dovere etico di far comprendere le ragioni di un atto affinché si diffonda progressivamente la consapevolezza di certe dinamiche e ciò contribuisca ad diminuire le probabilità che si possa commettere ancora quell'azione violenta. Un'informazione fatta da uno psicologo - od a cui uno psicologo contribuisce - è mirata a far comprendere e non a giudicare.

 

Cosa si intende per psicologia dell'informazione? Esistono esempi concreti?

La psicologia dell'informazione è la naturale applicazione del consolidato sapere di questa disciplina a quella funzione fondamentale che è la circolazione del sapere. Conoscere, sapere, capire, poter valutare, sono tutte competenze che migliorano la qualità della vita. Gli psicologi dell'informazione possono contribuire alla crescita di questi aspetti in una collettività. Nel libro vengono citati due esempi concreti di applicazione della psicologia a due aspetti diversi dell'informazione e del giornalismo: la rubrica Altre Visioni e il Premio d'informazione "Articolo 11".

 

Quando l'informazione è utile? Quando se ne fa buon uso?

L'informazione è utile quando riesce a contribuire alla nostra comprensione del mondo che ci circonda. Diventa utile, poi, quando ci viene offerta anche una cornice interpretativa dei fatti. L'uso che si può fare della buona informazione è proprio quello di una maggiore consapevolezza dei fenomeni che ci circondano, soprattutto di quelli che sono più lontani ma che comunque influiscono sulla nostra vita. Uno dei difetti di chi fa il giornalista è che, rimanendo sempre in un sistema autoreferenziale, spesso e volentieri dimenticano di contestualizzare un fatto.

Molte informazioni vengono date per sottintese e, conseguentemente, spariscono dalla notizia. L'utente che riceve la notizia, se non è già informato su quel fatto, è costretto a fidarsi del punto di vista del giornalista perché non ha gli elementi sufficienti per poter costruire da solo il senso di ciò che gli viene riferito. Ma esiste anche il problema dell'informazione di parte che spesso assume i connotati della propaganda o della persuasione in generale. Chi fa informazione ha il potere di orientare il pensiero, il senso comune, per cui il giornalismo è fatto anche da professionisti che indossano un'invisibile divisa.

 

Che tipo di scenario reputa possibile negli scenari d'azione degli psicologi dell'informazione negli ambiti del giornalismo?

Personalmente vedo con favore, oltre che un'azione diretta degli psicologi, anche una progressiva introduzione degli psicologi nei sistemi redazionali. Spesso mi trovo a parlare con amici giornalisti e noto come su certi meccanismi della comunicazione si trovino ad agire andando per tentativi ed esponendosi alle delusioni delle iniziative che denotano una mancanza di conoscenza dei processi psicologici del pubblico. Uno psicologo competente di giornalismo può favorire tanto la costruzione e la manutenzione di una linea editoriale, quanto aiutare le dinamiche di relazione all'interno delle redazioni perché, come tutti i gruppi umani che hanno un compito da svolgere, sono vittima di incomprensioni, invidie, lotte di potere, frustrazioni.

 

Psicologia dell'informazione e del giornalismo
Edizioni Psiconline, 2017
Collana Punti di Vista
ISBN 978-88-99566-18-0

 

 


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Tags: psicologia Stefano Paolillo informazione giornalismo

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