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Attaccamento e conoscenza

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L’esistenza di un sistema comportamentale di attaccamento nei primati e in particolare nella specie umana è oggi accettata da tutti gli studiosi, così come è accettata l’idea che esistano diversi stili, o pattern, di attaccamento.

I metodi per valutare tali stili sono diversi. Tra di essi la “Strange situation”, ideata da Ainsworth (Ainsworth & Wittig, 1969) è senz’altro la più nota. Essa viene utilizzata per valutare la qualità dell'attaccamento madre-bambino alla fine del primo anno di vita.

La procedura sperimentale comprende sette episodi di tre minuti:

  1. la madre é seduta tranquillamente mentre il bambino é libero di esplorare l'ambiente e di giocare con i giochi presenti nella stanza;
  2. entra l'estraneo;
  3. la madre esce lasciando il bambino con l'estraneo;
  4. la madre rientra per la prima riunione;
  5. la madre e l'estraneo escono, lasciando il bambino solo;
  6. torna l'estraneo cercando di confortare il bambino, se necessario;
  7. torna la madre per la riunione definitiva.

A seconda del comportamento esibito nelle aree di Attaccamento, Esplorazione, Affiliazione, Paura-Diffidenza, i bambini possono essere classificati come: Sicuri, Insicuri-Evitanti, Insicuri-Ambivalenti/Resistenti, Disorganizzati-Disorientati.

I bambini sicuri (gruppo B) , nel primo episodio, prima della separazione dalla madre, esplorano attivamente la stanza e giocano con i giocattoli a loro disposizione. Nel corso della prima separazione il bambini mostrano di sentire la mancanza della madre ricercandola attivamente; spesso si dirigono verso la porta dalla quale la madre é uscita. Dopo la prima riunione si mostrano contenti del ritorno della madre, le vanno incontro attivamente, poi riprendono a giocare. Durante il secondo episodio di separazione i bambini B chiamano la madre; il ritorno dell'estraneo non é sufficiente a rassicurarli ed essi continuano attivamente a ricercarla, spesso piangendo. Al momento della seconda riunione i bambini si precipitano verso la madre, ricercando e mantenendo attivamente uno stretto contatto fisico. Alla fine dell'ultimo episodio, tranquillizzati, tornano a giocare.

I bambini insicuri-evitanti (gruppo A) mostrano scarsi segni di malessere, o addirittura nessuno; esplorano l'ambiente sia nel corso delle separazioni che delle riunioni. Al momento della riunione evitano la madre ed ignorano i suoi tentativi di attrarre l'attenzione, volgendosi da un'altra parte, guardando altrove e evitando il contatto. Se presi in braccio, si mantengono scostati dal corpo della madre, dirigendo la loro attenzione altrove; una volta rimessi a terra, riprendono ad interessarsi dell'ambiente.

I bambini Insicuri-Ambivalenti/Resistenti (gruppo C) appaiono preoccupati quando sono con la madre; negli episodi di riunione mostrano una resistenza al riavvicinamento ma anche continue espressioni di malessere e di ricerca della vicinanza. Il comportamento é anche caratterizzato da reazioni emotive accentuate (alcuni mostrano segni di spavento nell'entrare nella stanza sconosciuta), scarsa esplorazione, e incapacità a staccarsi dalla madre.

Il gruppo D (Disorganizzati/Disorientati) é stato creato da Main e Solomon nel 1990 ed include bambini definiti Cannot Classify (CC) dalla Ainsworth, in quanto il loro comportamento non permetteva di classificarli in nessuno dei tre gruppi da lei individuati. Ad esempio, alcuni bambini CC chiamavano la madre durante la sua assenza, tentando di aprire la porta (comportamento che potrebbe far classificare questi bambini come B o C), poi tacevano e ignoravano o evitavano chiaramente la madre dopo la riunione (comportamento che porterebbe ad includerli nel gruppo A). Esaminando videoregistrazioni relative a 200 bambini CC, Main e Solomon notarono che la maggior parte di essi esibiva un comportamento disorganizzato e/o disorientato in presenza della madre. Questi bambini, ad esempio, furono visti dondolarsi sulle mani e sulle ginocchia con il viso voltato dopo un tentativo interrotto di avvicinamento alla madre; allontanarsi dalla madre e poggiare la testa contro il muro quando sembravano spaventati dall'estraneo; portare la mano alla bocca in un gesto di apprensione immediatamente dopo la riunione; muoversi per andare incontro alla madre, durante le riunione, e cadere proni sul pavimento. Alcuni bambini congelavano tutti i movimenti in un'espressione di trance (ad esempio, restavano immobili con le braccia rivolte verso l'alto).

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Lorenzini e Sassaroli (1995) hanno elaborato un modello che pone in relazione i quattro pattern di attaccamento individuati mediante la Strange Situation con gli stili di crescita della conoscenza. Secondo tali autori l’attaccamento può essere considerato “come la storia della crescita della conoscenza in campo sociale”. Esso costituirebbe, “da un punto di vista costruttivista, la vicenda delle modificazioni delle previsioni innate di incontrare un adulto accudente e fonte attendibile di informazione”. Nelle ripetute esperienze di scambio con la figura di attaccamento i bambini imparerebbero quali sono le strategie efficaci per raggiungere e mantenere il grado di vicinanza preferita, quindi attraverso specifiche modalità relazionali, ogni pattern di attaccamento favorirebbe lo sviluppo dello stile cognitivo corrispondente.

Nel caso dell’attaccamento sicuro si verifica un incontro tra le attese innate del bambino circa la disponibilità della figura di attaccamento e la sensibilità di quest’ultima ai segnali del bambino, unita alla capacità di rispondervi prontamente e adeguatamente. La sicurezza dell’accessibilità materna rende il bambino tranquillo nello spingersi ad esplorare le novità. Le persone con attaccamento sicuro sono ragionevolmente sicure delle proprie capacità di risolvere i problemi e per questo tendono continuamente a testare le proprie ipotesi per eliminare quelle errate. Lo stile cognitivo corrispondente all’attaccamento sicuro è quindi quello della ricerca attiva: la persona cerca costantemente di ottenere nuove informazioni e quindi di sottoporre costantemente alla prova le proprie ipotesi. L’atteggiamento è tipicamente esplorativo.

I bambini con attaccamento insicuro-evitante hanno sperimentato più volte la difficoltà ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato progressivamente a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone. Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero. Sul piano comportamentale agiscono come se dovessero sempre ‘cavarsela da soli’, sul piano cognitivo instaurano una sorta di autarchia per cui non tengono conto delle invalidazioni fornite dagli altri. Lo stile cognitivo è quello dell’immunizzazione: minimizzano, fino ad annullarli, gli effetti dell’invalidazione. Il dato di realtà perde significato, è screditato, sottovalutato, ignorato, o ricostruito in modo diverso, così da perdere qualsiasi potere falsificatorio rispetto alle ipotesi di partenza. L’immunizzazione portata all’estremo sfocia nel delirio.

I bambini con attaccamento insicuro-ambivalente, avendo sperimentato l’imprevedibilità della figura di attaccamento, tentano di mantenere con lei una vicinanza strettissima, rinunciando a qualsiasi movimento esplorativo autonomo. A livello cognitivo, per evitare l’imprevedibilità, le persone con questo stile di attaccamento si ritirano in territori sempre più angusti e conosciuti, in cui sia bandita ogni novità; rinunciano all’esplorazione e fuggono da qualsiasi prova cruciale sulle proprie ipotesi. Lo stile cognitivo corrispondente è quello dell’evitamento: queste persone tentano di evitare le invalidazioni, non mettendo alla prova le proprie ipotesi restringendo il proprio campo esplorativo. Si limitano a sottoporre a test le proprie ipotesi solo in aree ben conosciute e ristrette, eliminando o tentando di eliminare le situazioni incerte, che vengono avvertite come minacciose. In questo modo si instaura progressivamente un circolo vizioso: più il soggetto rinuncia ad esplorare, più aumentano le aree a lui ignote e di conseguenza la necessità di ritirarsi in aree ristrette.

L’attaccamento disorganizzato-disorientato si realizza quando la figura di attaccamento è sperimentata come minacciosa. Perché ciò accada è sufficiente che tale figura risulti spaventata. Il bambino è portato a leggere sul volto della figura di attaccamento se nell’ambiente esistano pericoli oppure no; nel caso della madre spaventata egli riceve costantemente un messaggio di pericolo, e poiché non trova nell’ambiente alcun motivo che lo confermi, la madre diventa fonte di minaccia. L’altro quindi perde ogni suo potere invalidante perché passa dal ruolo di interlocutore a quello di nemico, da ignorare o sopraffare. Lo stile cognitivo è quello dell’ostilità: un modo di reagire alle invalidazioni consistente nel riproporre una costruzione della realtà che si è gia rivelata fallimentare. Di fronte alla constatazione di un proprio errore, la persona scredita la fonte da cui proviene l’invalidazione e ribadisce con più forza la propria versione dei fatti.

Quindi il lungo periodo di relazione dei piccoli umani con le figure di attaccamento non rappresenta soltanto, come ipotizzava Bowlby, ciò che resta di un bisogno di protezione dalla paura dei predatori ma svolge anche la funzione fondamentale di creare la base per l’acquisizione e l’incremento delle proprie possibilità conoscitive. La prole umana, ‘inetta’, non sa fare tante cose, ma sa imparare dagli individui cospecifici e dalla propria esperienza: nel periodo di stretta vicinanza e dipendenza dalla persona che si prende cura di lui, il piccolo “impara ad imparare”.

 

Bibliografia

  • AINSWORTH M.D.S., WITTIG B.A. (1969): Attachment and the exploratory behavior of one-year-olds in a strange situation. In B.M. FOSS (Eds.) Determinants of the infant behavior (vol. 4, pp 113-136). London: Methuen.
  • MAIN M., SOLOMON J. (1990): Procedure for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation. In M.T. GREENBERG, D. CICHETTI, E.M. CUMMINGS ( Eds.), Attachment in the preschool years: thoery, research and intervention (pp. 121-160). University of Chicago Press: Chicago.
  • LORENZINI R., SASSAROLI S. (1995): Attaccamento, conoscenza e disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editorre. Milano

 

(Articolo a cura del Dottor Luigi Mastronardi, Psicologo - Psicoterapeuta)

 


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