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Il Diavolo (brevi considerazioni)

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Hanno scritto su questo personaggio insigni poeti, romanzieri, filosofi, drammaturghi. La sua figura ha ispirato opere grandiose come la Divina Commedia, il Faust, e ha permesso di espellere da sé, dalla propria persona, tutto il male che inspiegabilmente ed inconsciamente c’è rinchiuso.

Un giorno venne da me una mia amica con suo figlio di 28 anni, in preda, entrambi, ma per diversi motivi, ad una crisi di nervi di notevole intensità. Il figlio aveva una crisi mistico-religiosa.

Dopo molti anni aveva ricordato di essere stato preda di una violenza sessuale che si era protratta nel tempo e da piccolo si era sviluppata durante la sua adolescenza. La madre assente da casa, il padre immerso nei suoi affari, avevano contribuito a far sì che il ragazzo maturasse dentro la sua solitudine una serie di sensi di colpa. Ma poi un’illuminazione improvvisa nell’anima del ragazzo : "Non sono stato io a compiere tutte quelle cattive azioni, è stato il diavolo che si è impossessato di me e me le ha fatte fare".

Da lì sorsero nel ragazzo la necessità e il desiderio di darsi alla preghiera, alla meditazione, ai digiuni, alla mortificazione della carne etc., lasciando andare la scuola, l’Università, la tesi, il dottorato e tutto il resto. La madre non era ancora riuscita a capire le difficoltà del giovane e il meccanismo di difesa con il quale egli riusciva a perdonare se stesso e a scusare il proprio operato. Ella era ancora concentrata sull’avvenire del figlio, sulla tesi, sul dottorato, sul master e su tutto il resto.

Il ragazzo parlò con me a lungo e mi disse: "Quello che voi chiamate nevrosi o nelle forme più gravi patologie e paranoie religiose, io le attribuisco al diavolo che si era impossessato di me. Adesso so che è stato lui. Sono due modi identici per spiegare quello che mi è successo, a me sembra più veritiero quello della possessione demoniaca. E voglio porci riparo con le preghiere e con altri rituali religiosi".

Rassicurai la madre che il figlio aveva trovato una SUA soluzione per quelli che erano stati ed erano i suoi problemi. Peraltro si era fidanzato con una ragazza di 12 anni più grande di lui a Milano. La traslazione della figura della madre in quella della ragazza di 12 anni più grande era un ulteriore spiegazione del senso dell’abbandono vissuto dal ragazzo da parte della madre, al suo rinchiudersi in un mondo suo, alla sua omosessualità, scoperta dopo essere stata per anni sotterrata e vissuta con atteggiamento tragico.

Ma la soluzione l’aveva trovata: è stato il diavolo ad impossessarsi di me. Ecco perché l’ho fatto.

In un testo lessi tempo fa: “In generale, i ruoli scartati dall’IO sono ruoli “colpevoli”, carichi di sentimenti di colpa. (Il B. attribuisce le sue azioni cattive al diavolo. La prostituta si distacca dal suo ruolo riprovevole). L’IO non nega il ruolo stesso che pure attua, ma nega di esserne responsabile, al fine di non provocare sentimenti di colpa e d’angoscia. Benché non sia necessariamente patogeno, questo tipo di risoluzione cozza contro il bisogno d’unità dell’IO, lo obbliga a dividersi (spaccarsi – scivolare verso la schizofrenia !??) e a rinunciare ad una parte di Sé, di se stesso (quella parte colpevole)."

Tendiamo spesso a proiettare sugli altri le nostre azioni inaccettabili. Sul diavolo proiettiamo da secoli tutto il male, quel male radicale, come diceva il filosofo Kant, che vive dentro di noi insieme al bene.

Tendiamo sempre a personalizzare il male. Il male è il demonio, è satana, è il diavolo. Non ci passerebbe mai per il cervello di affermare che il male è in noi. Quando non operiamo bene, e per altri mille motivi, possiamo scivolare verso il male. Gli aspetti più nascosti e più negativi della nostra persona ci spingono a fare del male.

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Così, lo allontaniamo da noi e lo proiettiamo in un essere esterno, concreto, impalpabile, ma esistente, certo: il diavolo. Freud per primo, e poi altri dopo di lui, iniziò a pensare che il diavolo sia in noi e può prevalere con azioni cattive, brutte, contrarie alla morale, al pudore, al senso civico, alla coscienza, quando non ci sono ostacoli o quando viene meno il bene, la morale, il senso del dovere. Quando cioè cadiamo in forme demoniache, nevrotiche, o psicotiche e c’è il sopravvento di aspetti inconsci negativi a dispetto della quotidiana attività vigile ed attenta dell’Io e del Super Io.

La Chiesa ha nicchiato a lungo, tergiversando. Se annullava la figura del diavolo, probabilmente temeva che nessuno sarebbe riuscito a tenere a bada gli istinti e le pulsioni interne all’uomo e che la società si sarebbe autodistrutta. E poi, spiegare che il male è interno all’individuo, sarebbe stato di difficile comprensione per la massa, per il popolo, per i fedeli. E allora ricorrere al diavolo era una soluzione necessaria ed indispensabile.

A conclusione Vi propongo la lettura di un articolo scritto da un domenicano, uno dei più saggi e sapienti uomini appartenenti ad uno tra gli ordini religiosi più illustri e colti del cattolicesimo. Meditatelo e fate le vostre considerazioni.

P.S.: (Spiacenti per quanti adoperano il sale per togliere malefizi: il sale serve solo per condire i cibi, e in quantità modica perché fa male alla salute).

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A volte basta la psicanalisi - parola di sacerdote

di Costantino Gilardi, Priore dei domenicani di Santa Maria di Castello, laureato in psicologia alla Sorbona di Parigi, e specializzato in psicanalisi. Un domenicano che fa lo psicoterapeuta di professione.

(Nota del dott. Vita: Questo articolo mi è giunto via Internet, e probabilmente è stato pubblicato su "Venerdì" di Repubblica o aull’Espresso)

"Molte possessioni", dice il frate, psicoterapeuta, "sono solo isterie".

Ma allora il male non esiste?

"A Torino, nel 1988, si tenne un convegno dal titolo L’autunno del diavolo. Poco più di dieci anni dopo il titolo si potrebbe ribaltare. Non si tratta di un ritorno solo all’interno della Chiesa, anzi, mi pare che faccia parte di una tendenza delle società moderne a riaprirsi all’irrazionale, allo straordinario. Ci sono cento e cento luoghi d’Italia dove ci si riunisce per presunte apparizioni; la gente, di ogni ceto sociale, frequenta maghi ed astrologi. Solo vent’anni fa le cose sarebbero apparse impensabili.

Intanto, c’è una richiesta di senso. Senso di tutto, della vita, delle cose. Poi c’è un declino dell’autorità, della paternità, che invita a cercare altre certezze. C’è anche la nuova virtualità: questa confusione tra vero e virtuale, che finisce per confondere in due concetti. Infine ci sono alle nostre spalle anni di secolarizzazione, a partire dall’Illuminismo. Questo approccio alla realtà è capace, ancora, di dare risposte a nuove domande? Pare di no?

Trovo che quest’epoca dia segnali di neo-paganesimo oltre che di un nichilismo passivo, ripiegato su se stesso. Detto altrimenti: non si crede a nulla e poco importa. In realtà la questione del diavolo nasce dai grandi Monoteismi. Se Dio è uno solo, come collocare il Male? O I pagani avevano divinità buone e malvagie, e caratteri buoni e malvagi nella stessa divinità. Ciò non è concepibile con il Dio unico. E il Male, allora? Da dove lo facciamo discendere? Per questo occorre il Diavolo. In questo senso parlo di neo-paganesimo che, d’altronde, ha anche prove concrete: in Francia, di recente, una religione greco-romana, politeista, è stata riconosciuta dallo Stato. Trovo pericoloso assecondarlo, anche con manifestazioni tenebrose come quelle di alcuni esorcisti che si presentano in televisione sullo sfondo di manifesti satanici. Si rischia di far crescere la suggestione.

Il problema è il male?

Sono due problemi distinti. Da un lato c’è la questione delle manifestazioni diaboliche, degli esorcismi, delle sette, della pratica di un Diavolo personificato e personale. Dall’altra c’è la questione irrisolta del Male. Il Male c’è e può essere suggestivo. Anche tranquillizzante attribuirlo ad un terzo. Io pure sarei più tranquillo se pensassi che il Nazismo è opera di Satana.

E i presunti indemoniati?

Nella pratica quotidiana della psichiatria o della psicanalisi, è sempre più frequente incontrare delle persone che attribuiscono le loro sofferenze al Diavolo.. Già nel clima della Rivoluzione Francese si attribuivano a manie, quelle che, sino a quel momento, erano state considerate possessioni.

Alla fine dell’’800, con Freud e Jung si apre un nuovo capitolo. Freud si è occupato del Diavolo per tutta la sua vita: il Diavolo è la metafora della contro-volontà, di ciò che i pazienti sono costretti a fare e non vorrebbero, inconsciamente..

Freud affronta il mistero dell’isteria e lo risolve interpretandolo come divisione della personalità, qualcosa di molto simile della possessione.

Allo stesso modo il Diavolo può essere colui che ci libera dai sensi di colpa, assumendosene tutte le responsabilità. Ma per Freud il Diavolo è anche il padre seduttore….

Oggi so possono trovare forme di possessione diabolica nelle nevrosi isteriche o ossessive, nelle nevrosi fobiche e persino nelle forme più gravi di depressione, nelle nevrosi schizofreniche, nelle quali gli sdoppiamenti sono comuni come le voci, le visioni…..

Un tempo queste cose erano ritenute diaboliche perché non spiegate. Ci sono esempi illuminanti: una delle classiche prove di possessione, le macchie gialle lungo i polsi che venivano attribuite all’accoppiamento delle streghe con il Diavolo, le ritroviamo oggi in alcune forme di isteria. Dal Concilio di Trento alla Rivoluzione francese furono bruciate 1200-1500 donne ritenute streghe.

Per molto tempo, al passo con l’evoluzione delle scienze, la Chiesa ha adottato un comportamento di rimozione, non trattando più questi temi e accettando, in qualche modo, la secolarizzazione di alcune idee "antiche".

D’altronde anche oggi, anche nel recente nuovo rito dell’esorcismo, rivisito nel 1999 – e raccolto in n volume ormai introvabile – la preoccupazione principale della Chiesa è distinguere ciò che è scientificamente spiegabile, e fa parte della malattia, da ciò che eventualmente non lo è. Già Benedetto XIV, nel 1745, incitava a distinguere. Oggi è prevista la collaborazione tra esorcista e psichiatra, o altro esperto della materia. Molto esorcisti dicono di non aver mai avuto la certezza di una presenza diabolica, solo il dubbio.

Francamente, non ho mai incontrato nulla che non si possa spiegare con gli strumenti in mio possesso": cioè con la psicanalisi.

 

Dott. Antonio Vita - psicologo-psicoterapeuta

 

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Tags: psicoanalisi diavolo

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