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Cosa motiva la promiscuità sessuale?

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Un’analisi motivazionale e psicodinamica della vita artistica e sessuale di Peggy Guggenheim: una frenetica evasione dall’abbandono o promiscuità ‘demoniaca’ meno distruttiva?

Cosa motiva la promiscuità sessuale?La promiscuità è un concetto culturalmente determinato, ma formalmente definito come un comportamento che include un comportamento sessuale frequente ma indiscriminato.

La preferenza per i frequenti contatti sessuali, nelle donne, indica una possibile qualità compulsiva e quindi patologica al comportamento sessuale eccessivo, designato tradizionalmente con il termine di “ninfomania”, e, invece, negli uomini, “satiriasi”.

Tali comportamenti sessuali indiscriminati o addirittura casuali possono essere comunemente riscontrati in vari disturbi mentali come la psicosi, o gli episodi maniacali, l’abuso di sostanze e la dipendenza, il disturbo dissociativo di identità, nonché quello borderline, narcisista e antisociale, e può infatti spesso essere parzialmente diagnosticata in tali condizioni patologiche.

Naturalmente, alcune promiscuità sperimentali durante l’adolescenza e l’età adulta sono tipiche della nostra cultura, e considerate dalla maggior parte come normali per lo sviluppo, piuttosto che patologiche.

Tuttavia, da un punto di vista culturale, la promiscuità è un qualcosa che viene accettata qualora riguardi gli uomini; ma quando le donne esprimono apertamente e aggressivamente la loro sessualità come gli uomini, teniamo a considerarle come malate mentali, promiscue o peccaminose.

Ciò che è bene precisare al riguardo è che, sia psicologicamente, che sociologicamente e biologicamente, il sesso ha un significato molto differente per gli uomini e le donne.

Sigmund Freud, il primo teorico “psicodinamico”, più di un secolo fa sosteneva a gran voce che viviamo in una società sessualmente repressa.

In America, tale repressione ha iniziato a venire meno dopo la “rivoluzione sessuale”, “l’amore libero” e la “libertà delle donne”, intorno agli anni ’60 e ’70, ma, sia la società, la psichiatria, la psicologia e, per molti, la religione, dettano ancora ciò che è “giusto e sbagliato”, “morale o immorale”, “accettabile o inaccettabile”, “normale o patologico”, “buono o male”, rispetto al comportamento sessuale umano.

Solo perché qualcuno, maschio o femmina, rifiuta di accettare lo standard della società in materia di espressione sociale non necessariamente lo identifica con un pervertito, patologico, aberrante o antisociale. 

Rispetto a personaggi famosi aventi atteggiamenti di questo tipo, potremmo nominare la famosa erede ed artista Peggy Guggenheim vissuta nei primi anni del ‘900, la quale, come lei stessa ammise più volte, era effettivamente ed altamente motivata ad instaurare legami sessuali con molti uomini durante la sua età adulta. 

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Il suo comportamento sessuale era certamente non convenzionale nel suo tempo e socialmente respinto; ma la domanda che tale atteggiamento solleva è “che cosa ha esattamente motivato la sua promiscuità sessuale?”. 

Questo atteggiamento sembra suggerire che, in generale, la motivazione primaria di tale promiscuità ha a che fare principalmente con l’innata e intensa eccitazione sessuale, combinata ad una bassa motivazione estrinseca per l’accettazione sociale o l’onore. 

Ma che cos’è l’eccitazione sessuale?

Non vi sono dubbi che i temperamenti diversi, talvolta congeniti, possono includere diverse sollecitazioni libidiche, ad esempio, più o meno aggressive o potenti.

In qualità di psicologo clinico, il Dottor Stephen Diamond, ritiene che ciò che ci eccita sessualmente o in altro modo è un misto di natura e cultura, così come influenze familiari, sociali e culturali. 

Ritiene però che vi sia una sovrapposizione riduzionistica che riduce la motivazione, nel caso della promiscuità sessuale, alla pura biologia. La motivazione umana è infatti una questione abbastanza complessa, molto più di quella animale.

 Per Rollo May, questa “eccitazione” motivazionale di cui parliamo è ciò che ha definito con il termine di demoniaco; questo, scrisse May nella sua opera “Love and Will” (1969):

 “è una funzione naturale che ha il potere di assumere tutta la persona: sesso ed eros, rabbia e potere; il demoniaco può essere creativo o distruttivo, e normalmente è entrambi”. 

Il potere psicobiologico del demoniaco è in grado così di guidarci verso attività distruttive e/o creative, particolarmente nella misura in cui rimane inconscio e, quindi, non integrato e sconnesso dalla personalità cosciente.

Gran parte delle più grandi opere d’arte e del male sono espressioni dirette o indirette del demoniaco. Applicando il modello di May ed il concetto di demoniaco, potremmo concepire l’ipersessualità di Miss Guggenheim come una manifestazione del “possesso demoniaco”, ossia un atteggiamento sessuale irresistibile e inusuale.

A tal proposito il Dottor Diamond pone alcuni quesiti:

Ma cosa rivela in realtà questo atteggiamento? Era realmente legato solo alla lussuria, il sesso e la soddisfazione sessuale? E se fosse in realtà l’Edipo, il cosiddetto complesso di Elettra, come suggeriva l’analisi classica freudiana, e quindi i suoi sforzi inconsci che erano puramente e letteralmente motivati sessualmente? O era un’espressione simbolica di un altro aspetto dell’Eros? L’amore degli uomini, al fine di riconquistare il senso di sicurezza perduto dopo la morte del padre durante l’adolescenza?

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In questo particolare caso, Miss Guggenheim era evidentemente stata profondamente ferita dalle ripetute separazioni coniugali dei genitori, dall’improvvisa morte del padre nella tragedia del Titanic, e poi dell’abbandono di sua madre.

Questi tipi di perdite dolorose e traumatiche durante l’infanzia o l’adolescenza possono influenzare l’autostima e l’immagine di sé, e spesso si manifestano in seguito a modelli di relazioni ripetitivi e nevrotici, sintomi psichiatrici quali depressione, ansia cronica, e difficoltà nella sfera dell’intimità emotiva.

Tuttavia, il fatto è che la signora Guggenheim si è sposata due volte, aveva due figli, e questo denota almeno una certa, seppur forse minima, capacità e desiderio di impegnarsi e di intimità.

Eppure, il matrimonio e la monogamia non le calzarono mai a pennello, in quanto avente un appetito “vorace” per il sesso, o di ricerca di amore attraverso il sesso.

Promiscuità o monogamia: quale dei due è più esplicito dell’altro?

Il matrimonio o la monogamia non è per tutti, ma ciò non significa che sia più intrinsecamente significativo della promiscuità, del voler condurre una vita da single o del celibato.

Nonostante questa possa apparire come verità brutale, è bene sottolineare che la psicoterapia esistenziale si basa sul riconoscere e affrontare la realtà per come è, e non per come la vorremmo. Il significato si cela infatti in quello che troviamo o facciamo.

Per un prete, un monaco o una suora, il celibato è spiritualmente significativo; per uno “spirito libero”, come la signora Guggenheim la sessualità non impegnata è personalmente significativa, in quanto può appunto significare libertà, ribellione e auto-affermazione.

Per la donna che si identifica con il ruolo archetipico della Musa o femmina ispiratrice, l’amore sessuale verso gli artisti, come il caso della signora Guggenheim, può avere un significato profondo.

Non sappiamo se ella soffrisse di una mancanza di significato della sua vita. Possiamo anche supporre che, per la Guggenheim, la sessualità, insieme alla creazione di gallerie d’arte all’avanguardia e dinanzi agli occhi accesi di artisti come Cocteau, Kandisky, Calder, Picasso, Clee, Magritte, Miro, Chagall, Pollock ed Ernst, rappresentavano una forma personale d’arte, ossia il suo modo di esprimersi creativamente nel mondo, il suo sfogo vitale e libidico delle forze “demoniache”.

La questione se Peggy Guggenheim si impegnasse in una sessualità promiscua per evitare sensazioni interiori di vacuità, ansia e perdita rappresenta realmente il punto centrale: forse è questo il motivo per cui è frenetica nel passare da un letto ad un altor?

Probabilmente ciò avviene in funzione di ciò che May sosteneva, ossia che in un rapporto puramente sessuale, cioè intimo solo fisicamente, “è solo una questione di tempo prima che i partner sperimentino sensazioni di vuoto”.

Questo è esattamente ciò che riguarda la dipendenza sessuale, o di qualunque altro genere. La parte iniziale del sesso, quella più eccitante, che vede come tematiche centrali il sesso, l’orgasmo, l’infatuazione, la novità, il romanticismo e via dicendo, svanisce rapidamente.

Successivamente, il dipendente sessuale cerca un nuovo amante, ossia quella prossima opportunità di conquista, ancora ed ancora.

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Come per qualunque comportamento dipendente, tale modello può svolgere funzioni di auto-medicazione, un modo per gestire o evitare la depressione e l’ansia e riempire il vuoto creato quando i sentimenti di tristezza, dolore o rabbia sono cronicamente repressi.

Pertanto, cosa motiva veramente il comportamento sessuale compulsivo?

Esattamente la stessa cosa che motiva qualunque comportamento dipendente: evitare l’ansia, la rabbia, il dolore o, forse, in questo caso, la solitudine.

A tal proposito, Rollo May non ha, come molti sostengono, confuso “l’individualità con l’anormalità”; aveva infatti grande rispetto per l’individualità e tendeva a de-patologizzare piuttosto che a moralizzare le differenze individuale.

Ciò che sicuramente risulta vero è che egli, come due dei suoi insegnanti, gli psicoanalisti Alfred Adler ed Erich Fromm, riteneva che la capacità di amare, di creare e mantenere rapporti intimi e duraturi si ponevano come pilastri fondamentali della salute mentale.

Sulla base di quanto esposto, si potrebbe così affermare che probabilmente la scarsa autostima e le sensazioni di vuoto e di inevitabile inestetismo potrebbero essere stati una forza trainante nel comportamento della signora Guggenheim, e le sue conseguenze, anche se forse impegnate a rafforzare il proprio ego, hanno invece continuamente eroso la sua autostima.

Questo può portare ad un circolo vizioso di attività sessuale infinita; inoltre, potrebbe fungere da meccanismo di difesa inconscio contro l’autentica intimità.

Probabilmente, qualcuno che ha subito diversi traumi durante l’infanzia, esattamente come la signora Guggenheim, in genere evita tutte quelle situazioni in cui potrebbe essere nuovamente rifiutato o abbandonato.

Quella diviene così una motivazione primaria: la frenetica evasione dall’abbandono, anche se ciò significa lasciarsi coinvolgere, in definitiva, in rapporti sessuali autodistruttivi, superficiali, e talvolta abusivi con partner emotivamente non disponibili.

E cosa ancora più importante è che la sua promiscuità sessuale era un po' compulsiva, difensiva ed evitante; una forma di ciò che Freud chiamò “coazione a ripetere”, ossia una rievocazione inconscia nell’adulto di ricercare l’amore in quelle figure rifiutanti, negligenti, distanti emotivamente e fisicamente, esattamente come i propri genitori.

Una sorta di autodifesa narcisistica contro un senso profondo di insicurezza e incapacità di amare; una rivolta nevrotica e continua verso quegli amanti e per qualcosa che sentiva di aver perso.

O per qualche aspetto della propria personalità non era in grado o non voleva accettare, o sviluppare completamente, l’elemento “maschile” della sua psiche: ciò che Jung chiamò “animus”.

Le sue gravidanze ripetute, che rappresentano la potenzialità creativa, e gli innumerevoli aborti successivi potrebbero, ad esempio, averla portata a simboleggiare gli sforzi e il dolore dell’aborto attraverso le opere d’arte.

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Nessuno di questi rappresenta ovviamente un giudizio morale, ma piuttosto clinico, poiché, in qualità di psicologi, può capitare a chiunque di ricevere persone insoddisfatte, sconvolte, con una vita sregolata, in cerca di sostegno psicologico.

Probabilmente ciò che potrebbe risultare utile è capire cosa desidera realmente dalle relazioni quella persona, piuttosto che razionalizzare e ingigantire il suo comportamento sessuale.

Avremmo cioè bisogno di affrontare il “demoniaco” del Dottor May che in questo caso includerebbe probabilmente i suoi sentimenti repressi o dissociati di ferite, abbandono, rifiuto, tristezza e rabbia nei confronti dei genitori.

E forse anche la sua creatività repressa; dal momento che il demoniaco, non troppo diverso da ciò che Jung ha definito “ombra”, per definizione diventa più forte e distruttivo tanto più viene represso o dissociato, usurpando il controllo o assumendo tutta la personalità.

Ci si aspetterebbe così di trovare nella storia dettagli religiosi di astinenza sessuale o soppressione cronica dell’istinto sessuale nei casi di ninfomania e ipersessualità.

Questo è legato a ciò che Nietzsche definì “ritorno del represso”; non abbiamo idea se la signora Guggenheim abbia avuto una tale storia, ma probabilmente, sia dal punto di vista psicodinamico che esistenziale, l’inesorabile “sesso” di tale donna può essere sintomatico di molto più che di una semplice motivazione intrinseca e biologica, come spesso si suppone.

Per parafrasare Freud, a volte un sigaro è solo un sigaro, ma a volte è più di un sigaro.

Probabilmente, il sesso, in questi casi, serve come un sostituto simbolico dell’amore, e questo è che lo rende significativo; o in alternativa, il demoniaco, inteso come vitalità e passione sessuale, rappresenta una qualità prognostica positiva.

Rollo May era piuttosto insistente rispetto al fatto che il demoniaco non riguarda solo la distruttività, la patologia e il male, in quanto può assolvere anche funzioni positive, costruttive e creative.

Per May, quella fonte è il potenziale umano; Peggy Guggenheim apparentemente sublimava o scaricava la sua energia demoniaca nel suo amore per l’arte e nella sua arte dell’amore.

Dato che i demoni richiedono sempre un’espressione, se non avesse diretto la sua forza vitale in questi due aspetti, se l’avesse semplicemente repressa o soppressa per vivere uno stile di vita più convenzionale e rispettabile, probabilmente sarebbe caduta nella più profonda disperazione.

Quindi, volendo concludere, potrebbe essere che per la signora Guggenheim, la promiscuità sessuale è stata la scelta migliore e meno distruttiva.

 

(a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

 

 


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Tags: sessuologia promiscuità sessuale Peggy Guggenheim

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