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on . Postato in Adolescenza | Letto 410 volte

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le risposte dellespertolulu, 19

domanda

 

 

Salve, penso di avere un sacco di problemi e non riesco assolutamente a chiedere aiuto, non so più come fare. Ormai da circa 8-9 mesi che non riesco ad essere felice.

5-6 mesi fa ho avuto problemi con il mio fidanzato che mi ha lasciato dopo 3 anni dicendomi di non avermi mai amato,non riesco più a fare niente, voglio stare solamente chiusa in casa e non avere rapporti con nessuno, esco con le mie amiche e non mi sento felice, studio in università una cosa che mi piace e per cui mi sono molto impegnata, sia per entrare che per proseguire, ed ora che inizio pure a vedere grandi risultati, non sono felice...

ho un pò di hobby che trovo siano un gran passatempo, ginnastica leggera, leggo,ballo, ma comunque non sono felice... sto in mezzo alle persone e nessuno si accorge che sto male, né amici né famiglia, quest'ultima pure mi considera pochissimo e non mi da sostegno in niente. Tanto per cambiare ho sempre sofferto di disturbi alimentari ( e nonostante io sia dimagrita di quasi 10 kg in 5 anni nessuno se ne è mai accorto) e negli ultimi 5 mesi sono peggiorati notevolmente...

prima riuscivo un po' a controllarli e ora inizio a vedere che la cosa mi sta sfuggendo di mano. Non riesco a parlarne con i miei genitori e non posso rivolgermi al consultorio famigliare della mia città perchè mi conoscono piuttosto bene, ho pensato di chiamare quei numeri dove ti ascoltano e basta ma mi spaventano un po'. Ho lavorato un pochino prima dell'università ma ho visto che i soldi che ho non mi basterebbero per avere consulenze con uno psicologo.

Ho bisogno di aiuto ma non so come fare, non so a chi rivolgermi, non so a chi chiedere appoggio.

 


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risposta

 

 

Cara lulu,

purtroppo la situazione di cui lei mi parla riguarda molti più giovani della sua età di quanto si pensa.

Sembra quasi che a 19 anni si sia tenuti ad essere felici, come se esistesse un contratto non scritto con la vita, e se non lo si è, alla tristezza si aggiungono la rabbia e la paura di essere sbagliati.

Non è così. Le nostre emozioni non sono mai sbagliate, e meritano di essere accettate. I modi in cui le viviamo, le gestiamo e le esprimiamo possono essere più o meno adatti a far stare bene noi e gli altri.

Nel suo scritto percepisco due forze in conflitto: il bisogno di ricevere attenzione da parte degli altri, e la difficoltà a chiederla.

Lei recentemente ha vissuto ad esempio il "lutto" della brusca fine di una lunga relazione sentimentale: mi domando se e con chi è riuscita a parlarne, a fare spazio e a dare diritto di esistere anche alla Lulu triste, arrabbiata, delusa e sofferente, e non solo alla Lulu brillante, brava all'università e piena di interessi. Queste due parti di lei hanno pari dignità, una dignità che lei prima di tutto riconoscere loro, e in secondo luogo chiedere agli altri di riconoscere.

Il discorso del disturbo alimentare meriterebbe sicuramente di essere meglio approfondito, e non è possibile né auspicabile per me darle risposte in merito conoscendola così poco, ma spesso il nostro corpo grida quello che le parole non riescono ad esprimere. Potendo esprimere i nostri bisogni in altro modo, talvolta i sintomi perdono il loro scopo e possono lasciarci liberi.

Se davvero lei desidera stare bene, è essenziale che compia questo passo e impari a chiedere aiuto. Non sapendo in quale città lei vive non posso darle riferimenti precisi, ma le possibilità sono molteplici e a portata di ricerca online: c'è il servizio di salute mentale pubblico, dove può chiedere un percorso psicologico; alcune università offrono un servizio di psicologia per gli studenti; esistono centri specializzati per i disturbi alimentari, ammesso che lei senta questo come nodo centrale o significativo della sua situazione; molti psicologi che lavorano privatamente hanno tariffe differenziate e agevolate, anche per giovani studenti: può darsi che qualche professionista della sua zona abbia un onorario più accessibile di quanto forse immagina, e che i suoi risparmi le consentano di chiedere una consultazione.

Nessuna di queste soluzioni, però, è quella che mi sento davvero di consigliarle prioritariamente. Il centro della questione ritengo sia un altro: credo che lei abbia bisogno di riuscire a chiedere aiuto ai suoi genitori, prima di tutto per invertire la rotta di questo suo senso di incomunicabilità, ed anche per poter accedere ad un percorso psicoterapeutico con meno limiti di budget.

Si senta in diritto di chiedere, di esprimere i suoi bisogni, di mostrarsi vulnerabile, perchè lo siamo tutti. Se ha dell'amarezza nei loro confronti perchè in passato non si è sentita sufficientemente ascoltata e sostenuta da loro, provi se può a posarla per un momento, e a dar loro una possibilità per poterla dare a se stessa.

 

Pubblicato il 1/06/2018

 

A cura della Dottoressa Elisabetta Ranghino

 

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Tags: consulenza online gratuita felicità adolescenza coppia

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