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Lutto (1503667381809)

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le risposte dellespertoNadine, 36

 

domanda

 

 

 

Sono 4 mesi che è mancato mio papà a 58 anni per un microcitoma che lo ha portato via in nove mesi. Io avevo con i miei genitori un legame particolare, e non accetto la sua scomparsa.

All'inizio c'è stato un rifiuto totale adesso è subentrata una non voglia di continuare a vivere così e nel frattempo la non voglia di migliorare.

Non ho più interesse per mio marito e mio figlio, litigo in continuo anche con mia madre, sono aggressiva con tutti. È come se nessuno riuscisse a capire il dolore per la perdita che ho subito. Ho rifiutato tutti gli aiuti che mi hanno voluto dare, ho provato con lo psichiatra con lo psicologo ma mi sono resa conto che nessuno mi può dare indietro ciò che ho perso e per questo niente ha un senso ..,..

Non accetterò mai di non poter vedere più mio papà come non accetterò mai la sua consapevolezza nei confronti della malattia .. Chi mi sta intorno è sono capace a dirmi che la vita continua e me ne devo fare una ragione... Solo chi ha provato può giudicare è facile parlare tanto per parlare ... e io non so più cosa fare se non chiudermi ulteriormente in me stessa.

 


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risposta

 

 

Salve Nadine,

si, è vero, nessuno può riuscire a capire il dolore per questa perdita così come può capirlo Lei.

Ognuno capisce la morte e vive il lutto a suo modo.

Anche chi è vicino a Lei vive un personale lutto rispetto alla recente perdita di questa figura importante quale era suo padre. Ognuno diversamente da Lei.
Il bello di appartenere ad una famiglia è lo scambio reciproco di sostegno proprio in queste situazioni critiche, e la sua richiesta d'aiuto invece sottolinea la sua esigenza di essere sostenuta.

La progressiva chiusura che descrive è una posizione adottata da qualcuno che si confina in se stesso perché, come un bambino, pensa che non può essere capace di sostenere ma ha solo bisogno di essere sostenuta. Ed è qui la differenza tra essere adulti ed essere bambini.

Sicuramente nel periodo immediatamente dopo la scomparsa di suo padre è comprensibile un periodo di regressione, ma la realtà inevitabilmente ci riporta a galla e ci pone di fronte il sostegno di cui ha bisogno sua madre, una moglie che non ha più un marito, suo marito che condivide la sua famiglia con Lei, e suo figlio che identifica il futuro della sua famiglia. La vita che continua, la vita che contiene in sé anche la morte come cosa normale.

Ciò che nella mente delle persone può accadere a volte è che quando la realtà ci sbatte la vita in faccia, non vogliamo essere svegliati. Ci sono cose non risolte, che con questa morte probabilmente non sono più facilmente recuperabili o risolvibili. Ed è questo il vero problema, l'assenza!

Ma l'assenza non si combatte assentandosi. L'assenza si può riempire con contenuti che raccontano una storia familiare migliore.

Ognuno di noi ha in sé una rappresentazione dei propri genitori, sono simboli, che possono arrivare a farci una buona compagnia e non farci sentire dell'assenza.

Dunque Nadine, è un argomento ed un lavoro molto difficile parlare della morte cercando di non finire nell'ovvio che non Le è d'aiuto, impegnandomi ho cercato di essere il più chiaro possibile. Ora o forse tra qualche tempo, quando si sentirà più pronta, Le consiglio con l'aiuto di un professionista, può cercare di fare un lavoro psicoterapeutico che La sostenga e la guidi attraverso la rielaborazione di ciò che la figura di suo padre ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà in Lei in tutta la sua vita.

Cordialmente

A cura del Dottor Vito Leone

Pubblicato in data 30/08/2017

 

 

 


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