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ci stiamo facendo del male? (1521396554609)

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on . Postato in Depressione | Letto 557 volte

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le risposte dellespertoAlix, 39

domanda

 

 

Salve,

ho 39 anni e ho perso mia madre da 5 mesi. Persi mio padre all’età di 19 anni, sono figlia unica e ho trascorso questi ultimi 20 anni da sola con mia madre.

Le ultime parole che ricordo di mio padre sono: “Prenditi cura di mamma, mi raccomando”.

Non mi sono mai sposata e non ho figli, siamo sempre state da sole, io e lei. Ho un lavoro parecchio saltuario, lavoro due o tre mezze giornate a settimana. Ho avuto diverse relazioni, ma nessuna è mai andata a buon fine, forse sono sempre stata io, inconsciamente, a scegliere di farle finire per restare con lei. Negli ultimi anni lei è stata molto malata (mi è arrivata adesso la risposta della visita di invalidità che avevamo passato la settimana prima che se ne andasse e le avevano dato il 100%).

Soffriva di una grave forma di BPCO e negli ultimi periodi riusciva a stento a spostarsi dalla camera da letto alla cucina, nonostante non fosse anziana e avesse da poco passato la settantina. In compenso mia madre era estremamente lucida e presente, il suo cervello era quello di una trentenne. Lei aveva un carattere forte, io no. Lei comandava in casa, io continuavo a fare l’adolescente, nonostante facessi la spesa, pagassi le bollette, andassi dai medici, in farmacia e mi occupassi di tutte quelle piccole faccende pratiche che richiedono che qualcuno esca di casa.

Io vivevo nella consapevolezza che prima o poi, malata com’era, se ne sarebbe andata, eppure una parte del mio cervello voleva continuare a credere che fosse eterna come il sole e il cielo. Tre anni fa ho conosciuto un uomo, più o meno mio coetaneo, ed abbiamo intrapreso una relazione. Quest’uomo è ancora nella mia vita ed è stato lui a correre in mio aiuto quando un giorno, rientrando in casa, ho trovato mia madre morta, distesa sul pavimento, ancora calda. Era morta all’improvviso, a causa di un arresto cardiocircolatorio, mi hanno detto che probabilmente non si è neanche accorta di morire. Non dimenticherò mai quel momento.

Lei per me era tutto ed ora non mi è rimasto più niente. Durante i primi mesi ho dovuto sbrigare una gran quantità di pratiche burocratiche, cosa che ha fatto scorrere il tempo più in fretta. Ma ora è quasi tutto finito, ora ogni giorno mi alzo dal letto con la consapevolezza di essere l’ultima rimasta della mia famiglia, ogni sera vado a dormire guardando la sua foto e chiedendole di venire a prendermi, tanto qui non ho più nessuno di cui prendermi cura, figli non ne ho... (certo, se avessi un figlio ora vivrei per lui, potrei ritrovare la speranza, ma dato che non è così e che ormai sono prossima alla quarantina e presumibilmente il mio compagno non deciderà mai di avere un figlio, non credo di avere alcuno scopo nella vita).

Da quel momento, pur andando ogni giorno a casa ad innaffiare le piante, a spolverare, a sistemare, non sono più riuscita a dormire lì da sola. Sono 5 mesi che dormo in casa del mio compagno. Questa sembrerebbe una soluzione possibile, ma dato il contesto, a breve dovrò andarmene dalla sua casa e tornare a dormire da sola in casa mia.

Il mio compagno ha una situazione particolare, 5 anni fa ha perso la madre, la mia situazione gli ha fatto rivivere il tutto. Quando ci siamo conosciuti lui era sposato, anche se si trattava di un matrimonio ormai finito, di un vincolo contratto con una persona che addirittura viveva in un’altra città. Tuttavia ha dovuto chiedere la separazione e poi il divorzio, vivendo due anni in modo molto stressante. Non ha mai voluto arrivare con me alla convivenza, diceva sempre che era troppo presto e che avremmo dovuto costruire il nostro rapporto in modo sereno, quando tutto fosse finito.

L’ultimo mese, prima che mia madre se ne andasse, aveva cominciato a chiedermi di portare da lui le mie cose, io ero felice perché sembrava che, una volta arrivato il divorzio, cominciasse a funzionare, lui lavorava ed io potevo trascorrere tutto il giorno con mia madre e la sera potevo stare con lui. Anche mia madre era felice. Poi lei è scomparsa, all’improvviso, lui mi ha accolta in casa con profonda comprensione, cercando di consolarmi ogni giorno per quanto possibile. Poi col tempo sembra essersi lentamente consumato, affaticato.

Inoltre, una ventina di giorni fa è morto, in un paese lontano, il suo padre biologico, che lui non considerava un vero e proprio padre, che lui non frequentava, ma la cui perdita è stata comunque pesante. La sua situazione negli ultimi giorni è peggiorata (lui aveva sofferto in passato di attacchi di panico ed ha sempre avuto problemi nel legarsi a qualcuno, una sorta di fobia della relazione, inoltre, in questi 3 anni, ho sempre notato in lui un umore ballerino, ha sempre alternato periodi di euforia e allegria a periodi in cui non si faceva vedere né sentire e aveva l’umore sotto le suole delle scarpe, in particolare in concomitanza con feste comandate o ricorrenze di avvenimenti particolari).

Lui è un militare, qualche giorno fa ha dovuto passare la consueta visita di idoneità (in quanto utilizza l’arma di ordinanza) e non ha superato la visita psicologica, gli sono stati dati 35 giorni di malattia per “depressione ansiosa”. Naturalmente questo lo ha depresso ancora di più ed ora la situazione in questa casa è insostenibile. Attualmente trascorre giornate intere davanti al pc, dicendo al massimo un paio di parole in 24 ore, manifestando un atteggiamento burbero e ha cominciato a dirmi che ora che il momento di dolore acuto per me è passato (cosa che non è affatto vera), forse è il caso che torni a stare a casa mia, che lui sta male, che la notte non riesce a dormire e che è giusto che io ricominci a vivere nella mia casa, per il mio bene e per il suo. Dice che la mia situazione secondo lui è più “normale”, che io ho perso mia madre, a cui ero infinitamente legata, e ora sto elaborando il lutto, lui invece ha lutti e situazioni irrisolte da molti anni e questo è più grave.

Sinceramente mi sto chiedendo se sia vero o se anch’io, che dopo 5 mesi piango ogni sera parlando a mia madre, sia immersa in un lutto complicato, che potrebbe aver bisogno di un supporto esterno. Ho sempre dovuto essere forte, ma sento che non ce la faccio più ad essere forte, mangio per disperazione qualsiasi cosa mi capiti a tiro e sono ingrassata diversi chili, anche le difese immunitarie mi si sono abbassate, il mio organismo passa da un’infiammazione all’altra nell’ultimo periodo, non sopporto gli antibiotici, credo di avere frequenti attacchi di tachicardia, anche se non ho elementi per esserne certa, sono sempre stanca (e pensare che fino a quando c’è stata mia madre, sono sempre stata perfettamente in salute..)

Forse dovrei andare via subito, allontanarmi, forse mi ha aiutata in un momento di difficoltà, che empaticamente comprendeva, ma ora ci stiamo facendo male a vicenda.
Noi condividiamo molte cose, abbiamo gli stessi interessi, gli stessi gusti, pensiamo le cose in modo simile e parliamo moltissimo (almeno quando lui non si chiude in uno stato di assoluto silenzio), ma mi chiedo: due persone come noi, tanto simili e al momento tanto depresse, è il caso che continuino a cercare di costruire qualcosa insieme (pur sapendo che sarà difficile) o sarebbe meglio interrompere questa relazione?

Certo, è vero, ci comprendiamo “quasi” sempre. Ma possiamo realmente aiutarci a vicenda o possiamo solo farci del male ora? Ormai sembra una gara a chi sta peggio, lui ritiene di stare peggio, io non concordo. E se dovessi andarmene, come potrei superare il dolore di perdere l’unica cosa che mi rimane nella vita? Come potrei tornare a vivere nella mia casa da sola? Le poche volte in cui ci ho provato sono rimasta in dormiveglia tutta la notte, con la tv e la luce accese, in ascolto di ogni minimo rumore. Sento dentro di me un vuoto incolmabile, so che anche il mio compagno in fin dei conti è solo nella vita, ma io sono più aperta, più disponibile a colmare questo vuoto, lui invece si chiude, e pur definendosi “il mio compagno”, mi ricorda sempre che lui non è la mia famiglia e io non sono la sua, almeno per ora.

Grazie in anticipo per la Vostra eventuale risposta.

 


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risposta

 

 

Cara Alix,

nella sua articolata lettera descrive le dolorose vicende legate al periodo di malattia di sua madre, la successiva perdita e il lutto che si trova oggi ad elaborare rispetto a quella che è stata la sua principale figura di riferimento.

Descrive nel contempo anche la difficile gestione del rapporto che ha attualmente con il suo compagno il quale attraversa a sua volta una fase di difficoltà legata a proprie vicende personali, confermata anche da una diagnosi di stato depressivo.

Laddove sono presenti delle criticità nelle situazioni personali, la coppia può diventare il fulcro nel quale vengono riversate e scaricate le tensioni di ognuno e pertanto l’equilibrio può esserne facilmente minato. Non possiamo naturalmente modificare i comportamenti altrui ma quello che è possibile fare è lavorare innanzitutto su noi stessi.

Ritengo che oggi sarebbe funzionale per lei partire da se stessa e, con il sostegno di uno psicoterapeuta, iniziare ad affrontare i nodi relativi all’elaborazione del lutto di sua madre, la cui perdita le ha procurato quella sensazione di vuoto incolmabile e un forte disagio legato agli spazi abitativi.

Un percorso con un professionista, in un setting terapeutico accogliente ed empatico, potrebbe sostenerla nel processo di elaborazione del lutto e contestualmente favorire un canale di mobilitazione delle sue risorse personali con la riattivazione della sua dimensione di vita individuale. Lei ha già espresso alcune importanti risorse durante il periodo di accudimento di sua madre e nella gestione delle attività quotidiane e lavorative.

La possibilità di lavorare su se stessa focalizzandosi nella sua propria dimensione potrebbe favorire una ridefinizione del rapporto che ha oggi con il suo compagno con l’obiettivo di costruire eventuali nuovi equilibri condivisi.

Cari auguri per un positivo superamento.

 

Pubblicato il 13/04/2018

 

A cura della Dottoressa Arianna Grazzini

 

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Tags: depressione consulenza online gratuita

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