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Il confine fra paziente e psicoterapeuta

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Uno psicoterapeuta può essere coinvolto nella vita del paziente? E se si, fino a che punto? Perchè i confini in psicoterapia è importante che vengano rispettati? E perchè uno psicoterapeuta non può essere amico di un paziente?

confine fra paziente e psicoterapeuta

C'è una forza più potente del libro arbitrio: il nostro inconscio. Sotto i semi, a porte chiuse, siamo tutti governati dagli stessi desideri. E quei desideri possono essere grezzi, oscuri e profondamente vergognosi”.

Queste parole pronunciate dall'attrice Naomi Watts, che interpreta il ruolo della psicoterapeuta “svitata” Jean Holloway, nella serie Netflix intitolata “Gypsy”, richiamano una grande verità.

Ma, dalla bocca della Dottoressa Holloway, risuonano come razionalizzazione per le sue violazioni inquietanti nelle relazioni con i suoi pazienti.

Ad esempio, all'interno della serie, la Dottoressa Holloway intraprende una relazione sessuale con l'ex fidanzata di un paziente, cerca e riesce a fare amicizia con la figlia di un'altra paziente e via dicendo.

Lo spettacolo solleva domande interessanti su quanto i terapeuti dovrebbero essere coinvolti nella vita dei loro pazienti.

Ci sono momenti in cui alcuni contatti al di fuori della sessione sono inevitabili, come quando uno psicoterapeuta ed un paziente vivono in una piccola città.

Tuttavia, è una regola fondamentale in psicoterapia che lo psicoterapeuta mantenga i confini appropriati tra lui ed il paziente.

In effetti, la psicoterapia semplicemente non funzionerà e può essere potenzialmente dannosa senza il porre dei confini chiari all'interno di quella che viene chiamata “cornice”.

Tra questi, è bene ricordare:

  • nessun contatto fisico con un paziente;
  • nessuna relazione con un paziente al di fuori della stanza di consultazione;
  • lo psicoterapeuta non dovrebbe trattare parenti stretti o amici del paziente;
  • nessun consiglio pratico per un paziente;
  • mantenere l'obiettività e la neutralità verso il paziente ed evitare di preoccuparsi eccessivamente/pensare al paziente;
  • cercare la supervisione quando ci si sente tentati dal violare qualcuna di queste regole.

Anche se non tutte le violazioni porteranno al disastro, ed una certa flessibilità potrebbe essere innocua o addirittura appropriata in determinate circostanze, l'incapacità di prendere sul serio il potenziale disastro derivante da una qualsiasi violazione dei suddetti confini è un grave errore.

I problemi si verificano spesso quando il terapeuta è tentato di pensare che sia al di sopra di queste regole, non soggetto a tentazioni o in grado di gestire una particolare situazione.

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Questo è il momento in cui la consultazione con un supervisore può essere di grande aiuto.

La relazione terapeutica non può tramutarsi in un'amicizia perchè lo psicoterapeuta ed il paziente non hanno relazioni al di fuori della stanza di consultazione.

Ciò non significa che il terapeuta non abbia sentimenti nei confronti del paziente. Infatti, molti pazienti evocano reazioni emotive estremamente forti nel loro psicoterapeuta: reazioni di amore, lussuria, curiosità, invidia, competizione e persino avversione o odio a volte.

I sentimenti evocati nel terapeuta dal paziente sono chiamati controtransfert e le sensazioni che il paziente ha per lo psicoterapeuta vengono chiamate transfert.

Transfert e controtransfert

Identificato per la prima volta da Sigmund Freud, il transfert è la reazione di un soggetto verso il terapeuta basata su sentimenti e schemi di relazione che sono stati stabiliti nella prima infanzia, spesso verso un caregiver, di solito una madre ed un padre.

Le reazioni transferali non solo limitate alla relazione terapeutica. In effetti, trasferiamo inconsciamente sentimenti derivati dalle nostre prime relazioni su molte delle nostre relazioni adulte.

Nella terapia psicoanalitica, il transfert è qualcosa da esaminare, esplorare e capire. Lo psicoterapeuta esamina ed esplora i suoi sentimenti controtransferali come un modo per comprendere gli effetti che un paziente ha su di lei/lui.

Questo esame del controtransfert dà allo psicoterapeuta l'intuizione del paziente e la protegge dall'agire inavvertitamente in modi che possono interferire con il suo funzionamento in modo non giudicante e obiettivo.

I problemi si verificano quando il terapeuta non è a conoscenza del suo controtransfert.

I terapeuti psicoanaliticamente addestrati sono stati sottoposti alla psicoanalisi proprio per divenire consapevoli dei propri modelli inconsci di pensiero e comportamento stabiliti all'inizio della vita.

Pertanto, ritornando alla serie tv, quando la Dottoressa Holloway si rese conto di come i suoi pazienti la stavano influenzando, avrebbe dovuto cercare un consulto e, molto probabilmente, tornare in analisi.

Cos'è un enactment?

Edgar Levenson, un eminente psicoanalista, osserva che la terapia inizia veramente quando il terapeuta riconosce che le tipologie di interazioni che il paziente descrive con altre persone hanno iniziato a verificarsi nella stanza di consultazione tra il paziente ed lo psicoterapeuta.

Queste situazioni sono indicate come enactment. Ad esempio, Sarah, nome di fantasia, durante le sue sessioni terapeutiche, spesso si concentrava sulle interazioni infelici con amici e familiari.

Si lamentava che erano frustrati e stufi di lei e non volevano ascoltare i suoi problemi. Ad un certo punto, ha iniziato a chiedere al suo terapeuta con un tono quasi disperato, “Cosa dovrei fare? Dimmi solo cosa devo fare!”.

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Il terapeuta, contro il suo miglior giudizio, si sentì in dovere di dare consigli a Sarah, cosa che si astenne dal fare con gli altri suoi pazienti.

Sarah non seguì mai il consiglio e lo psicoterapeuta cominciò a notare quanto si sentisse frustrato e stufo nei suoi confronti.

Sam, nome di fantasia, un ragazzo giovane e attraente, ha iniziato la terapia perchè non era stato in grado di stabilire una relazione amorosa duratura.

Riferì dei suoi corteggiamenti vorticosi con una donna dopo l'altra, che lo portavano inevitabilmente a scoprire un difetto nella donna ed a perdere così interesse.

La psicoterapeuta non vedeva l'ora di sedersi con questo paziente, perchè era, a suo parere, piacevole e lusinghiero.

Quando si accorse che stava avendo fantasie romantiche su di lui, si rese conto che stava divenendo coinvolta in una messa in scena delle sue seduzioni che sapeva a cosa avrebbero potuto portare.

La capacità di discernere ed esaminare la presenza di un enactment richiede che lo psicoterapeuta mantenga la cornice e mantenga chiari confini con il paziente.

Con Sarah il terapeuta si rese conto che stavano mettendo in atto lo stesso problema di cui stavano discutendo.

Una volta che lo psicoterapeuta se ne accorse fu in grado di fare un passo indietro dal dare consigli ed esplorare con Sarah le basi del suo modello frustrante di chiedere e poi rifiutare i consigli.

Nel caso di Sam la psicoterapeuta si rese conto che stava attuando il suo schema di seduzioni.

Doveva quindi concentrarsi sull'esplorazione delle ragioni di questo comportamento e su come interferiva con il suo sviluppo di rapporti d'amore con le donne.

La relazione terapeutica può e dovrebbe suscitare forti sentimenti sia nello psicoterapeuta che nel paziente, in quanto vitali per un trattamento efficace.

Ma questi sentimenti possono essere usati terapeuticamente solo se vengono esplorati e compresi, ma non agiti.

Le regole della cornice, che prevengono le violazioni del setting, sono fondamentali per il successo terapeutico.

E' esattamente per tutti questi motivi che lo psicoterapeuta non può, e non dovrebbe, essere un amico del paziente!

 

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

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Tags: psicoterapia psicoterapeuta confini corporei confini personali

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