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Elettroshock

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 2426 volte

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Di solito, la TEC, eseguita in anestesia, è una tecnica scevra da collateralità e con bassa incidenza di mortalità.

Le complicanze mediche più frequenti, tuttavia, possono essere:

  • Aritmie cardiache benigne;
  • Insufficienza coronarica ed infarto miocardico;
  • Broncoaspirazione di secrezioni;
  • Danni muscoloscheletrici;
  • Broncospasmo;
  • Alterazioni della sfera cognitiva: sono determinate dal fatto che la convulsione cerebrale generalizzata induce uno stato confusionale con disorientamento, la cui intensità è in rapporto al posizionamento degli elettrodi, alla quantità ed al tipo di corrente, al numero di applicazioni, ecc.
  • Deficit della memoria: un’amnesia sia anterograda che retrograda può essere riscontrabile a distanza di una settimana dalla fine del trattamento. Tuttavia, la maggior parte dei disturbi cognitivi e mnesici è reversibile e c’è un ritorno ai livelli di funzionamento pretrattamento nell’arco di circa 6 mesi.

In linea generale, è una terapia indicata per quelle patologie psichiche per le quali è stata dimostrata un’indiscutibile efficacia, ossia:

  • La depressione: grave; con melancolia grave, specie se accompagnata da rallentamento psicomotorio e deliri nichilistici o paranoidi; quando non risponde agli antidepressivi; in corso di schizofrenia; se sono presenti rischio suicidario marcato, sitofobia, eccessiva sofferenza soggettiva e condizioni che richiedono una rimozione urgente dei sintomi.
  • Psicosi maniaco-depressiva.
  • Alcune sindromi schizofreniche, soprattutto acute;
  • Negli stati confuso-onirici di origine tossica (alcol), tumorale, infettiva;
  • Condizioni catatoniche non comuni.

In genere la TEC agisce più rapidamente sul rallentamento motorio che sulla tristezza e le angosce. Per limitare questo fenomeno i medici prescrivono degli antidepressivi come prosecuzione del trattamento e, spesso, altre sedute di TEC, sempre più distanziate, per almeno sei mesi (terapia di proseguimento).

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La terapia fu sviluppata ed introdotta dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini nell'aprile del 1938, quando la usarono su un paziente con sintomi di delirio, allucinazione e confusione. Poiché una serie di elettroshock terapeutici permisero al paziente di tornare ad uno stato mentale di normalità e di riprendere il suo lavoro, negli anni successivi, Cerletti ed i suoi collaboratori effettuarono regolarmente gli elettroshock terapeutici, valutando l'affidabilità della terapia e la sua sicurezza ed utilità nella pratica clinica, soprattutto per il trattamento della psicosi maniaco-depressiva, e dei casi più gravi di depressione. Il loro lavoro e le loro ricerche ebbero un'influenza notevole e l'uso della terapia si diffuse velocemente in tutto il mondo. Al fine di evitare le varie complicanze indotte da questa terapia, in specie osteoarticolari (lussazioni, fratture), nel corso degli anni vennero introdotte alcune varianti della tecnica, come la premedicazione con atropina, l’anestesia con tiopentone sodico e il rilasciamento muscolare con succinilcolina, nonché altre modifiche come il tipo di corrente impiegata, il posizionamento degli elettrodi, la frequenza ed il numero delle applicazioni, tendenti a ridurre l’incidenza di disturbi cognitivi e mnesici.

Dopo l’introduzione degli psicofarmaci, l’impiego della TEC si è notevolmente ridotto, anche a seguito di notevoli restrizioni legislative attuate in molti Paesi, nonché alla pubblicità negativa dettata da preconcetti ideologici ed emotivi. Nonostante ciò, in particolari condizioni psicopatologiche la TEC rimane ancora oggi la terapia più vantaggiosa, rispetto agli altri trattamenti disponibili. In Italia, in particolare, il riferimento legislativo principale è la circolare del Ministero della Salute del 15 febbraio 1999, la quale stabilisce che la TEC deve essere somministrata esclusivamente nei casi di "episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio", dopo avere ottenuto il consenso informato del paziente, al quale devono essere esposti i rischi ed i benefici del trattamento e le possibili alternative.

 

Bibliografia:

  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.
  • Pancheri P., Caredda M., Elettroshock, in L'universo del corpo, Vol. 3, Istituto della Enciclopedia italiana.

 

(A cura della dottoressa Alice Fusella)

 

Immagine: Credits: Atlanta Journal-Constitution archives at Georgia State University

 

 


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