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I Test Psicologici

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Introduzione al Test del Villaggio

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on . Postato in Ricerche e Contributi | Letto 2007 volte

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Introduzione al Test del Villaggio secondo il Metodo Evolutivo-Elementale (infanzia, adolescenza, età adulta). L’idea che sta alla base del Test del Villaggio è che il gioco, come il grafismo (test carta e matita, scarabocchio), permette di trasferire in uno spazio esterno delimitato, qualcosa dello spazio interno.

test del villaggioIl Villaggio e costituito da una serie di piccoli elementi di legno colorato, aventi significati simbolici (casette, persone, animali, alberi, un castello, una chiesa, negozi, strade, recinzioni ecc.), che il soggetto puo disporre sulla superficie di un tavolo rettangolare che misura 120 x 74 cm. Al soggetto viene chiesto di costruire un villaggio con il materiale a disposizione, senza fornire limiti di tempo. Sarà lui a dire quando ritiene di avere terminato la costruzione, dando così avvio alla fase di inchiesta e all’eventuale richiesta di raccontare una storia sul villaggio costruito. Non e richiesto di utilizzare tutto il materiale a disposizione, poiché riteniamo che anche le omissioni siano significative, e che l’introduzione “forzata” di tutti i pezzi del kit negherebbe al soggetto la libertà di scegliere cosa inserire, lasciando – in senso gestaltico – emergere una propria personale figura dallo sfondo indistinto del mucchio di pezzi posizionati alla rinfusa a lato dal tavolo. Anche i vuoti lasciati sul tavolo sono significativi, perché riflettono luoghi del Sé deficitari o problematici, o su cui si e investito poco, o che si tende a rimuovere, o qualitativamente scarni di significazioni.

Questo test, generalmente, viene affrontato con curiosità dall’adulto, come qualcosa di insolito, ma che puo risaltare la sua creatività e richiamare alla memoria e nel vissuto l’infanzia e il gioco; mentre il bambino lo vive come un gioco di costruzioni con materiale conosciuto, che assomiglia ad un compito già svolto, in cui si sente competente; risulta, dunque, gradito e non troppo dispendioso sul piano cognitivo o emotivo. Per tale motivo puo essere efficacemente utilizzato in prima seduta e come primo test di una batteria psicodiagnostica.

Con il soggetto adolescente puo essere utile chiedergli di mettersi nei panni di un architetto che deve progettare una città (o un villaggio), in modo da scongiurare – per quanto possibile – nel ragazzo la sensazione svalutante che potrebbe procurargli il materiale ludico, proprio in una fase del ciclo di vita in cui egli sta tentando di emanciparsi dagli aspetti infantili. Con questo espediente, al contrario, lo invitiamo a “prendere sul serio” il lavoro che si presta a fare, a considerare importante cio che fa e che dice, poiché il suo contributo e fondamentale (anche se, nella maggior parte dei casi, non hanno deciso loro – bensì i genitori – di rivolgersi allo psicologo).

Mentre la maggior parte dei reattivi più comunemente utilizzati in psicodiagnostica (CAT/TAT, Rorschach, ecc.) prevede l’utilizzo di materiale bidimensionale e statico (un’immagine su un foglio che funge da stimolo visivo per una risposta verbale), il Test del Villaggio si dota della terza dimensione e del movimento, che e poi sia del materiale che del costruttore stesso (la manipolazione senso-motoria e il movimento attorno al tavolo). In una precedente pubblicazione (Bosco, Grandi, 2014) fornivamo anche una descrizione di come il villaggio, oltre che come test, possa essere considerato più estesamente una “tecnica” psicoterapeutica. Il materiale, infatti, puo essere efficacemente utilizzato più volte con lo stesso soggetto, a distanza di tempo, per osservare insieme a lui come si sta evolvendo plasticamente la sua organizzazione interna. In alcuni casi, in seguito all’analisi del villaggio e alla co-costruzione di una interpretazione, si puo chiedere al soggetto adulto di modificare alcune parti del villaggio in base ai cambiamenti che ci si prefigge di raggiungere, in modo da vederli rappresentati concretamente sul tavolo. Con i bambini, invece, si puo giocare con il materiale a disposizione, in modo che il simbolismo intrinseco degli oggetti utilizzati e quello emergente dalla storia narrata/drammatizzata, funga da riferimento per gli interventi del clinico, siano essi interpretazioni, chiarificazioni, azioni di contenimento, incoraggiamento, ecc. Puo essere uno dei momenti in cui si rafforza l’alleanza terapeutica e in cui il terapeuta puo fungere da Io ausiliario per affiancare quelle parti del Sé del soggetto che hanno bisogno di essere sostenute (ad es. nei casi di frammentazione e fragilità dell’Io, nei casi di scarso dinamismo interno, di blocchi o situazioni di stallo, ecc.).

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L’idea che sta alla base del Test del Villaggio è che il gioco, come il grafismo (test carta e matita, scarabocchio), permette di trasferire in uno spazio esterno delimitato, qualcosa dello spazio interno. L’espressione grafica, la costruzione ludica e in generale le “creazioni proiettive” sono il prodotto dell’incontro tra lo spazio interno del soggetto e lo spazio esterno (Malandain, Chambellan, 1999; Nguyen, 1989).

Una delle ipotesi interessanti, con la quale concordiamo, e che la proiezione in un test o in una tecnica che permetta di assemblare degli oggetti nello spazio (Test/Tecnica del Villaggio, Sceno- test, Sand Play Therapy), rifletta essenzialmente il modo in cui il soggetto abita il suo corpo. Se il soggetto abita il suo corpo, il corpo abita lo spazio e lo organizza a sua immagine e somiglianza. La costruzione di un villaggio mette alla prova la rappresentazione del corpo del soggetto, sia come contenitore, che come frontiera tra interno ed esterno, nonché le debolezze della sua organizzazione e le fragilità dell’Io corporeo (Malandain, Chambellan, 1999). A mio avviso, il villaggio, al pari di un’ologramma, rappresenta una rappresentazione tridimensionale dell’oggetto proiettato, in questo caso l’unità somatopsichica del soggetto (struttura psichica, organizzazione di personalità e immagine inconscia del corpo).

Una prima generica macrocategorizzazione del materiale fornito nel kit di costruzione, distingue fra:

  • animato/non strutturato (persone e animali): assimilato al sé, alle relazione e agli aspetti affettivo-pulsionali;
  • inanimato/strutturato (edifici, assicelle, ponti): confini (cio che ci definisce e qualifica), possesso (cio che ci appartiene) organizzazione (la forma e la strutturazione che ci diamo);
  • semianimato/semistrutturato (alberi, fontana): a seconda dell’utilizzo che se ne fa (ad esempio, alberi come muro di cinta del villaggio, piuttosto che come foresta con animali selvatici) rimanda ad aspetti primigenii, di natura, di sensibilità; all’acqua come elemento vitale e all’albero come metafora della vita stessa;
  • dinamico (automobili, locomotiva, camion): possono descrivere un movimento, una traiettoria, una progettualità, una occupazione; ci informano di strade intraprese, snodi a cui si e arrivati (incroci, stazioni, fermate), fasi di scarso dinamismo interno, stasi e impasse (assenza di questi pezzi, eccesso o totalità di auto ferme nei parcheggi), o al contrario slancio e comunicazione tra le diverse parti del mondo interno e tra interno ed esterno.

Sottolineiamo come l’interpretazione del simbolismo dei singoli pezzi non sia mai univoco, ma sempre declinato a seconda del contesto, del soggetto, delle modalità di costruzione, del tipo di aggregazione di cui fanno parte, del contenuto della verbalizzazione che li descrive, e via dicendo.

test del villaggio figura 1Nell’effettuare l’analisi del villaggio utilizziamo la suddivisione topografica dello spazio (già accennata da Arthus, 1949) con i quattro elementi (fig. 1). Ogni quadrante tende verso la polarizzazione di caratteristiche esistenziali, psicologiche, emotive, relazionali e psicopatologiche (fig. 2).

Nel Quadrante Terra (T) posizioniamo l’Area Materna, l’attitudine che ho denominato “Io senza gli altri/Gli altri per me”, tutto cio che ha a che fare con la materia, gli istinti, il corpo, l’inconscio, il substrato organico, le impronte ricevute, le energie accumulate, le radici, il ritorno al passato, i bisogni, la fusionalità e la dipendenza. Richiama l’archetipo della Grande Madre, da cui tutto ha origine, simbolo di fecondità e ricchezza, della fatica del lavoro, ma anche del luogo a cui faremo ritorno. E il Giardino Segreto. E l’area del custodire e del conservare. Simbolicamente rimanda al seno e al nutrimento, all’utero e al seme che al buio e all’umido germoglierà (prima di uscire dalla terra e ricevere il calore del sole), compiendo metaforicamente lo stesso tragitto che compie il bambino (dal basso della T/Area Materna all’alto del F/Area Paterna).

Nel Quadrante Fuoco (F) posizioniamo l’Area Paterna, l’attitudine che ho denominato “Io più degli altri”, tutto cio che ha a che fare con le manifestazioni reattive, gli slanci istintivi, la volontà di potenza e l’aspirazione alla superiorità, lo slancio vitale (élan vital), l’aggressività, l’onnipotenza, gli aspetti relativi al rapporto con l’autorità e con il potere. Simbolicamente associato all’energia, al calore e alla vitalità (F equilibrato); alla divinità, allo spirito e all’illuminazione (Alto e integrazione Aria), ma anche alla vitalità e al piacere (Basso e integrazione Terra). Puo altresì essere simbolo di sfrenatezza, pazzia, ira, odio, distruzione, inferno (F+, fortemente squilibrato).

test del villaggio figura 2Nel Quadrante Aria (A) posizioniamo l’Area Amicale, l’attitudine che ho denominato “Io come gli altri” , gli aspetti relativi alla comunicazione ed espressione, alle relazioni e alla socializzazione, all’indipendenza e all’autonomia; qui vengono compresi i rapporti e raggiungono vette elevate il pensiero, il libero arbitrio, la libertà, la creatività, il gioco, la gioiosità. E l’area dell’avvenire agognato, del possibile immaginato. Riguarda il controllo dell’azione, la rappresentazione cosciente, il pensiero, la volontà e il giudizio. Ci si libra nell’aria, come se avessimo le ali, e siamo “al settimo cielo”, quando proviamo gioia (emozione collegata ad A), quando raggiungiamo le vette elevate dello spirito e della ragione (Alto), quando con spensieratezza e fiducia ci proiettiamo nel futuro (Destra).

Nel Quadrante Acqua (H) posizioniamo l’Area Coniugale, l’attitudine che ho denominato “Io con gli altri”, gli aspetti relativi ai sentimenti, alle emozioni, all’amore; più in generale, la relazione empatica con gli altri, la compartecipazione emotiva, la sensibilità, l’emotività.

Cio che risulta essere fondamentale per noi, anche in un’ottica di lavoro psicoterapeutico, e pervenire ad un sempre maggiore equilibrio fra gli Elementi che costituiscono il soggetto. Premesso che ognuno di noi ha uno o più Elementi dominanti, risulta interessante andare a lavorare proprio sugli Elementi “carenti”, “congelati”, “inibiti” o semplicemente poco sfruttati, al fine di renderci un individuo con caratteristiche più equilibrate o per ristrutturare il nostro modello esistenziale e procedere verso mete prima irraggiungibili.
Abbiamo già spiegato altrove (Bosco, Grandi, 2014) le ragioni per cui ci discostiamo dalla classica lettura del paterno/maschile nell’area destra, come avviene invece nella classica interpretazione dei test carta e matita. Basti qui ricordare che nella metà sinistra del tavolo individuiamo la Macroarea Genitoriale (Intrafamiliare-Intradomestica), dato che il lato sinistro e quello che, simbolicamente, rappresenta cio da cui proveniamo (genesi, passato). Qui ha luogo il “giardino” che custodisce il fiorire dell’essere-in-potenza (T) e l’esprimersi della forza vitale (F). La metà destra del tavolo viene denominata MacroareaSociale (Extrafamiliare-Extradomestica), poiché l’evoluzione la pensiamo in senso diacronico come un movimento che, dall’infanzia, dall’area di influenza genitoriale, di dipendenza (T) e scoperta delle proprie potenzialità (F), porta verso l’età adulta ed il futuro, in un processo di sempre maggiore autonomizzazione e realizzazione sociale (A), nonché di svincolo dalla famiglia di origine e di costruzione di nuovi rapporti privilegiati (H).

Proviamo a svincolarci da una visione del maschile/paterno intesa come diacronicamente evolutiva e di realizzazione, collocando l’Area Paterna, non più a destra, ma in alto a sinistra. A partire dall’Area Materna, avviene dunque un movimento evolutivo, dal basso, dall’interno e dal profondo della Terra-Madre in cui nasciamo, all’alto, seguendo idealmente la spinta, la progressione della naturale crescita in altezza del bambino, che via via incontra il padre (Quadrante Fuoco), procedendo il percorso a spirale che dal “centro psicologico” del tavolo (al centro del Quadrante Terra) fuoriesce in modo centrifugo dapprima verso l’alto e poi verso destra, ad incontrare il mondo (Macroarea Sociale). Tra T e F si articola dunque il processo di separazione-individuazione; mentre tra A e H si articola il sentimento sociale, che permette all’individuo maturo di bilanciare armonicamente il sentimento di inferiorità insito in T e la volontà di potenza che potrebbe esacerbarsi in F (cfr. Adler, 1920).

Le misure del tavolo sono calcolate in base ad un rapporto aureo, per cui su di esso possiamo inscrivere idealmente una spirale (fig. 3), che riprende la nota successione di Fibonacci. La spirale ci permette nell’approcciarci ad un villaggio e ancor meglio al suo costruttore (eventualmente anche attraverso dei colloqui anamnestici e altri test psicodiagnostici) di collocarlo ad un certo punto di questa linea evolutiva, dal momento che su di essa possiamo disporre ordinatamente le diverse tappe dell’ontogenesi, attraverso cui l’essere umano si sviluppa, dalla vita intrauterina, alla nascita, fino alla morte. Alcuni villaggi si prestano maggiormente rispetto ad altri per essere interpretati anche in questo senso, giacché la costruzione o una parte significativa di essa (in particolare il primo nucleo di pezzi disposto sul tavolo), o ancora il racconto che ne deriva, si situano chiaramente su una particolare zona del tavolo, e quindi su un particolare punto della spirale. Tutta la linea, peraltro, puo essere vista come il processo di separazione-individuazione, inteso come quello del bambino dalla madre, ma anche come il processo evolutivo che dall’infanzia ci porta all’adolescenza, all’età adulta e alla vecchiaia (maturità intesa come individuazione e incontro con il Mondo).

A grandi linee, a livello topografico collochiamo nel centro del tavolo l’Io attuale del soggetto, il qui ed ora della fase di vita che sta vivendo il soggetto; a sinistra cio che lo lega (fissazione) o lo riporta (regressione) al passato, agli aspetti intrafamiliari e intradomestici; a destra, cio che lo slancia nel futuro, nel mondo extrafamiliare ed extradomestico. La parte bassa del tavolo sarà ricettacolo di aspetti immediati, legati al corpo, al concreto o ad aspetti inconsci. La parte alta del tavolo esprimerà la tendenza ad emanciparsi dal concreto e dagli aspetti affettivo-pulsionali, in favore del pensiero logico, simbolico e astratto.

test del villaggio figura3L’individuazione delle attitudini profonde del soggetto, sono sintetizzate in modo paradigmatico da nove tipi che ci guidano nell’interpretazione degli aspetti di carattere, struttura e tendenza a particolari aspetti psicologici, emotivi, relazionali, etici e finanche psicopatologici (cfr. Bosco, 2018). L’implementazione di questo modello verso un’analisi anche diacronica, sull’arco della vita rappresentato dalla spirale, ha permesso di evidenziare un rapporto tra la posizione esistenziale occupata dal soggetto (che non corrisponde necessariamente con la fase di vita e l’età reale), con le caratteristiche che definiscono le diverse età (dai primi mesi di vita alla vecchiaia), e il particolare m o d u s che lo contraddistingue a livello strutturale. Ad es. possiamo trovare un bambino “adultizzato”, iperresponsabilizzato, o che ha ha costruito un Falso Sé reprimendo gli aspetti vitali, ludici e di spensieratezza tipiche dell’infanzia, per conformarsi alle richieste dell’ambiente (si situerebbe nella parte destra del tavolo). All’opposto, potremo trovare un adulto dipendente, spaventato dal contatto col mondo (e/o dalle sue norme sociali), che rifugge la responsabilità e la maturità (si situerebbe nella parte sinistra del tavolo).

Non potendo in questa sede fornire una descrizione articolata ed esaustiva degli aspetti teorico- metodologici relativi al Villaggio, e volendo al contrario accompagnare il lettore in un primissimo approccio a questo strumento, ci siamo limitati a evidenziare alcuni capisaldi, rimandando chi fosse interessato ad approfondire (in vista di un utilizzo nella pratica clinica) ai testi citati in bibliografia.

A scopo meramente illustrativo, seguono le foto di alcuni villaggi con alcune brevissime note a commento (che non ne esauriscono l’analisi, ma colgono “a colpo d’occhio” alcune caratteristiche della costruzione).
 
test del villaggio figura 4In questo villaggio costruito da un bambino di 6 anni possiamo osservare la scarsa integrazione fra le parti, la mancanza di una vera e propria struttura data al villaggio, e il riempimento di tutto lo spazio possibile con una frammentazione di pezzi e addirittura con la fuoriuscita dei binari del treno in Basso-Dx, come se non bastasse il contenimento fornito dalla tavola. Sembra che tutto sia caos; non ci sono strade o direzioni principali, né zone/luoghi apparentemente più importanti di altri: tutto sembra confuso ed equiparato, il posizionamento dei pezzi sembra casuale e poco pensato, in un tentativo di riempire gli spazi vuoti, forse per non avvertirne l’angoscia.

test del villaggio figura 5In questo villaggio costruito da una ragazza di 15 anni osserviamo uno scarsissimo investimento sul materiale, con l’utilizzo di un numero esiguo di pezzi e di uno spazio ristretto del tavolo. La ragazza, estremamente difesa, chiusa, e con un tono che vira verso il depresso, ci racconta attraverso il suo villaggio quanto si senta piccola e isolata rispetto al mondo esterno (spazio vuoto che circonda e quasi avvolge il piccolo villaggio), e quanto si debba difendere da esso (edifici posti in una struttura rettangolare, senza spazi aperti, come un muro di cinta). Il tentativo di controllo dell’ansia generata dal test, si evince anche dall’alternanza rigida tra case e alberi. La posizione centrale del villaggio ci suggerisce che la ragazza rappresenta come si sente nel momento attuale; la direzione di costruzione da centro a sinistra, ci dice che non si e ancora svincolata da aspetti infantili e di dipendenza dal polo genitoriale. Lo spazio vuoto nella metà destra del tavolo, in un momento quale e l’adolescenza, di forte spinta verso il sociale, ci racconta di una difficoltà ad investire sul mondo esterno, sul gruppo dei pari, nonché nel proiettarsi in un futuro forse ancora percepito con troppe incognite, e percio non pensabile (e quindi non rappresentabile).

test del villaggio figura 6In questo villaggio costruito da un adulto di 40 anni possiamo osservare un discreto tentativo di dare una struttura al villaggio, ma anche l’impressione di incompiuto, come se nella parte destra del tavolo dovesse ancora terminare il lavoro. Il soggetto si trova in una fase di grosso sconvolgimento per la morte della madre, alla quale era legato da un forte vincolo di dipendenza, forse riscontrabile nel villaggio, in questo ampio spazio semicircolare, a forma di utero, all’interno del quale colloca la vita del villaggio (al di fuori di esso non e possibile vivere?). Alla sinistra del villaggio, solo alberi e qualche animale, a rappresentare le zone oscure, non elaborate, di Ombra, della propria infanzia. A destra del tavolo, il vuoto, che rappresenta la difficolto del soggetto ad emanciparsi, ad investire nel proprio futuro, nel mondo degli adulti (ad esempio, elaborando il lutto, trovando un lavoro stabile o riuscendo ad impegnarsi in una relazione amorosa matura).

 

Riferimenti bibliografici

  • Adler A. (1920) Psicologia Individuale. Prassi e teoria, Newton & Compton, Roma, 2006.
  • Arthus H. (1949) Il Villaggio. Test di attività creativa, Edizioni O. S., Firenze, 1968.
  • Bosco (2018), I luoghi del Sé. Il Test del Villaggio. Applicazioni del Metodo Evolutivo-Elementale dall’infanzia all’età adulta, Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare (CH).
  • Bosco L., Grandi L. G. (2014) La tecnica del villaggio nella psicoterapia infantile, Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare (CH).
  • Malandain C., Chambellan S. (1999) Corps et configuration de l’espace dans une construction ludique, «Bulletin de psychologie», tome 52 (1) Gennaio-Febbraio 1999: Le test du village, pp. 21- 25.
  • Nguyen K. C. (1989) La création projective: qu’est-ce que cela dit de l’intériorité?, «Psychologie clinique», 1989, n° 2, p. 80.

 

(articolo a cura del Dottor Luca Bosco - psicologo, psicoterapeuta
co-autore del volume La tecnica del villaggio nella psicoterapia infantile)

 

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Tags: test psicologici infanzia test del villaggio luca bosco

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