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La Trasmissione Transgenerazionale del trauma dell'Olocausto

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La nuova ricerca indica che le esperienze traumatiche dei genitori possono costituirsi come fattori di vulnerabilità, nonché una disposizione generale allo sviluppo del Disturbo da Stress Post -Traumatico nella prole.

Trasmissione epigenetica trauma olocaustoMolti bambini, figli di soggetti sopravvissuti all'Olocausto, sperimentano spesso terribili sogni in cui vengono inseguiti, perseguitati, torturati o uccisi, come se stessero ri-vivendo la seconda guerra mondiale più e più volte.

Tutto questo detemina l'insorgenza di un'ansia debilitante e depressione che riduce la loro capacità di far fronte allo stress, e impattando negativamente sul loro funzionamento sociale e lavorativo.

Sembra che questi individui, che sono ora adulti, hanno assorbito il trauma dell'Olocausto dei loro genitori, come se avessero in realtà ereditato la mente inconscia dei propri familiari.

Apparentemente, non solo i figli dei sopravvissuti all'Olocausto sono suscettibili di sviluppare il Disturbo da Stress Post -Traumatico, ma anche i figli dei veterani di guerra, sopravvissuti ad un trauma di guerra, abuso sessuale infantile, rifugiati, vittime torturate e molti altri.

Inoltre, la trasmissione può proseguire oltre la seconda generazione e include anche i nipoti, pronipoti e forse anche altri.

Questo processo, meglio conosciuto come “Trasmissione transgenerazionale del trauma” è stato ripetutamente descritto nella letteratura accademica per più di mezzo secolo.

Più generalmente, con il termine Trasmissione Transgenerazionale del Trauma si fa riferimento ad un processo in cui un trauma che ha colpito la prima generazione viene “trasmesso” ad una seconda generazione.

È cioè un processo profondamente connesso con il tema generale dell'ereditarietà, ossia la trasmissione delle caratteristiche dai parenti alla prole.

Nonostante gli oltre 500 studi pubblicati, non si è ancora riuscito a spiegare con esattezza come l'inconscio traumatico dei genitori con Disturbo da Stress Post -Traumatico possa essere geneticamente trasmesso al figlio, nonché a verificare questa idea con sufficiente evidenza empirica.

Come può una memoria repressa essere trasmessa da una persona all'altra? Può un figlio ereditare realmente la mente inconscia del genitore? È possibile per un bambino ricordare ciò che il proprio genitore ha “dimenticato”? Saremo mai in grado di produrre una prova neurobiologica di tale inverosimile e assurda ipotesi? Riusciremo a rintracciare il trauma inconscio del genitore con Disturbo da Stress Post -Traumatico in un campione di sangue o attraverso una Risonanza magnetica funzionale nel bambino?

Probabilmente no. Ma anche se si sa ancora molto poco circa il livello specifico di eredità del trauma, la nuova ricerca indica che le esperienze traumatiche dei genitori possono costituirsi come fattori di vulnerabilità, nonché una disposizione generale allo sviluppo del Disturbo da Stress Post - Traumatico nella prole.

Gli studi familiari e matrimoniali hanno trovato che il rischio per il Disturbo da Stress Post -Traumatico è associato ad una sottostante vulnerabilità genetica e che oltre il 30% della varianza associata al disturbo è correlata ad una componente ereditaria.

Pertanto, questa componente ereditaria può essere osservata nel marker epigenetico che influenza i pattern di espressione genica nel sistema nervoso?

Quattro sono gli approcci teorici più importanti che hanno cercato di comprendere la trasmissione del trauma, come suggerito da Kellerman: i modelli relazionali psicodinamici; i modelli di socializzazione e socioculturali; i modelli di comunicazione e sistemi familiari; e modelli genetici o biologici.

I bambini sono certamente influenzati dai loro parenti in una varietà di modi, o attraverso l'educazione o l'ereditarietà, o entrambi.

Tuttavia, queste teorie sono troppo generiche per spiegare sufficientemente il processo specifico di come l'impatto del trauma può attraversare le generazioni e di come le influenze sociali e biologiche interagiscono nel produrre la Trasmissione transgenerazionale del trauma.

Come sottolineato da Jablonka e Lamb, i meccanismi genetici da soli non possono spiegare come vengono modificati alcuni tratti cellulari e come vengono ereditati nell'espressione genica; questi infatti non possono esplicitare considerevolmente la natura della Trasmissione Transgenerazionale del Trauma.

Ogni teoria che pertanto si interessa a tale costrutto, deve quindi tener conto delle forti variazioni ereditarie che spiegherebbero come il trauma genitoriale possa essere biologicamente trasmesso al bambino prima ancora della nascita.

Queste teorie dovrebbero inoltre spiegare come i bambini, che non sono essi stessi stati traumatizzati, tendono a manifestare problemi emotivi inerenti al trauma vissuto dai genitori.

Anche se i dati empirici sono ancora poveri in confronto alle idee presentate nel presente articolo, gli autori suggeriscono che l'epigenetica possa introdurre una spiegazione esplicativa e promettente, più completa di quelle precedenti, sulla Trasmissione Transgenerazionale del Trauma.

Dal momento che comprende entrambi i fattori ereditari e ambientali, si può aggiungere una dimensione psicobiologica significativa che potrebbe confermare le osservazioni cliniche con la ricerca empirica.

L'obiettivo di questo studio è quindi quello di esplorare cosa e come l'epigenetica può “insegnarci” sulla Trasmissione Transgenerazionale del Trauma, revisionando gran parte della ricerca empirica condotta in questo campo.

Trasmissione epigenetica

Più di 200 anni fa, Jean-Baptiste Lamarck, suggerì che l'acquisizione di alcune caratteristiche potevano successivamente essere trasmesse da una generazione all'altra.

Con il trascorrere del tempo, la biologia evolutiva ha continuato a promuovere tale assunzione all'interno dei propri studi.

I recenti progressi nel campo dell'epigenetica hanno evidenziato come vi sia una base molecolare che consente di ereditare informazioni diverse da quelle della sequenza del DNA , che a sua volta influenza la funzione dei nostri geni.

Questi progressi aggiungono molto alla nostra comprensione della trasmissione del trauma e potrebbe anche stabilire un nuove promettente paradigma di ricerca nel settore, come sottolineato recentementa da Yehuda e Bierer:

le modifiche epigenetiche, come ad esempio la metilazione del DNA, possono verificarsi in risposta alla influenze ambientali, alterando l'espressione funzionale dei geni in modalità trasmissibili durature, potenziali e intergenerazionali. Come tali, questi possono spiegare la variazione interindividuale, nonché gli effetti di lunga durata dell'esposizione al trauma. Anche se attualmente non esistono risultati che suggeriscono modifiche epigenetiche che sono specifiche per il disturbo da stress post-traumatico o di rischio per il disturbo stesso, molte osservazioni recenti sono compatibili con le spiegazioni epigenetiche”.

L'epigenetica è in genere definita come lo studio di cambiamenti ereditabili nell'espressione genica che non sono dovuti a modifiche della sequenza sottostante di DNA; queste modifiche subentrano spesso come risultato di uno stress ambientale o grave trauma emotivo che va così a “ri-lasciare” alcuni segni sul rivestimento chimico, o metilazione, dei cromosomi.

Il rivestimento diventa una sorta di “memoria” della cella e poiché tutte le cellule del nostro corpo portano questo tipo di memoria, questa diventa un costante ricordo fisico dell'evento passato, coinvolgendo sia i nostri che quelli della nostra generazione, dei nostri nonni e oltre.

Il corpo segna quindi il punteggio” non solo nella prima generazione di sopravvisuti al trauma, ma forse anche in quelle successive.

In virtù della loro suscettibilità neurobiologica allo stress, i figli dei sopravvissuti all'olocausto possono quindi facilmente immaginare la sofferenza fisica dei loro genitori e quasi “riuscire a ricordare” la sensazione di fame, gli arti congelati, l'odore dei corpi bruciati ed i suoni che suscitano paura.

Allo stesso modo, come i genitori sono in grado di trasmettere le caratteristiche genetiche ai loro figli, sarebbero in grado di trasmettere tutte le caratteristiche “acquisite” o epigenetiche, soprattutto se queste erano connesse a esperienze di vita pericolose, come il sopravvivere alla fame, torture e persecuzione.

Tali condizioni ambientali avrebbero lasciato un'impronta sul materiale genetico negli ovuli o nello sperma ed essere trasmessi lungo nuovi tratti anche in una sola generazione.

La spiegazione della Trasmissione Transgenerazionale del Trauma può essere descritta in termini informatici, in cui il genoma rappresenterebbe un tipo di hardware che rimane fisso, mentre l'epigenoma rappresenterebbe il software variabile con tutti i file di memoria.

L'epigenoma funzionerebbe quindi come un “interrutore” che ha la capacità intrinseca di attivare determinate funzioni “on o off”.

Da questo punto di vista, i figli di sopravvissuti al trauma sarebbero in qualche modo “programmati” ad esprimere una risposta cognitiva ed emotiva specifica in certe situazioni difficili.

In effetti, figli di soggetti con Disturbo da Stress Post-Traumatico dovrebbero essere affetti da una sorta di “software bug”, ossia un errore all'interno del programma di un computer o un sistema che produce risultati errati o imprevisti.

Questo bug potrebbe essere, ad esempio, l'interruttore che scatta durante un attacco di panico e istruisce i geni per prepararsi alla dinamica “lotta-fuga” , come se l'individuo stesse rivivendo una persecuzione nazista dalle proporzioni catastrofiche, anche in situazioni relativamente non minacciose.

Metaforicamente, un rivestimento epigenetico del gene del genitore sopravvissuto al trauma potrebbe influenzare il figlio in un modo che è simile ad un computer infettato da un virus maligno, un malware che infligge un danno in determinati punti che sono imprevedibili nel tempo.

Qualunque spiegazione in termini epigenetici di come il trauma dell'olocausto può “riversarsi nelle dinamiche familiari”, deve prima dimostrare che il genitore affetto da Disturbo da Stress Post - Traumatico è stato in qualche modo “danneggiato” attraverso una sorta di corto circuito cerebrale o un “Bug-Disturbo da Stress Post-traumatico”, per poi dimostrare che il bambino è nato con lo stesso “bug”.

Tra i bambini e i nipoti di sopravvissuti all'Olocausto, nonché i figli di altre popolazioni traumatizzate, questo “bug” si manifesterebbe come una predisposizione latente al Disturbo da Stress post-traumatico (secondaria) e causerebbe una maggiore vulnerabilità allo stress in determinate condizioni stressanti che elicitano eventi traumatici del passato.

In tali circostanze l'interruttore epigenetico attiverebbe la strategia di sopravvivenza “on”, attivando una specifica risposta neuro-biologica.

Mentre una tendenza generale nell'avere incubi terrificanti può essere trasmessa epigeneticamente, e gli incubi di persecuzione dei figli di sopravvissuti all'Olocausto possano essere colorati dalle loro personali immagini e fantasie, siamo anche in grado di dimostrare che il contenuto specifico di un incubo sia elicitato da segnali epigenetici trasmessi in un cellula riproduttiva o nel grembo materno.

Eva Jablonka scrive:

Abbiamo buone ragioni per credere che segnali epigenetici possono essere ereditati tra le generazioni, compresi i segni che interessano i modelli di espressione genica nel sistema nervoso. Naturalmente, abbiamo bisogno di prove che questo avvenga effettivamente nel caso di soggetti con Disturbo da Stress Post-traumatico, ma sappiamo che gli effetti dello stress psicologico sono ereditati sia nei topi che nei ratti.

Non sarebbe dunque una sorpresa scoprire che la disposizione al Disturbo da Stress Post-traumatico sia ereditaria attraverso un percorso epigenetico, e che le esperienze traumatiche dei genitori determinano una extra-sensibilità agli input traumatici nella prole tale da poter perdurare per alcune generazioni.

Se gli effetti del trauma sono ereditati dovremo scoprire per quante generazioni (questo potrebbe essere variabile a seconda del background genetico, il tipo di trauma, la persistenza delle esperienze traumatiche) e se gli effetti determinano una maggiore vulnerabilità a sviluppare il Disturbo da Stress Post-traumatico.

Anche se tale predisposizione risulta essere maggiore nei discendenti dei sopravvissuti all'Olocausto, è importante sottolineare che il trauma specifico è improbabile che possa essere ereditato. Quindi, il fatto che i bambini di sopravvissuti all'Olocausto sognino la Shoah, è bene precisare che questa non è trasmessa attraverso l'ereditarietà gametica epigenetica. Quello che potrebbe essere stato ereditato è la disposizione ad avere incubi, e, naturalmente, se sanno qualcosa sull'Olocausto attraverso l'esposizione primaria, da storie e così via. Quello che sappiamo dei segni epigenetici è che essi possono predisporre allo sviluppo di alcuni comportamenti, ma la specificità di questi dipende dagli specifici input che la persona incontra durante il proprio ciclo di vita”.

Ricerca epigenetica

L'epigenetica sta diventando sempre più accettata dalla comunità scientifica anche se non vi è stato un grande aumendo degli studi condotti in tale settore durante gli ultimi decenni.

Una rassegna completa di più di 100 studi sull'ereditarietà epigenetica transgenerazionale è stata effettuata da Jablonka e Raz, descrivendo fenomeni di diversa natura in una vasta gamma di organismi, compresi batteri, piante e animali.

Questi studi hanno incluso varie tipologia di condizioni avverse come lo stress precoce e “trauma emotivo” della “prima generazione”, i quali hanno alterato l'espressione genica nelle generazioni successive.

Reik, Dean e Walter hanno revisionato degli studi inerenti la riprogrammazione nei mammiferi e discusso di come questo potrebbe influenzare lo sviluppo e l'imprinting.

Più recentemente, Franklin et al., hanno mostrato che una separazione materna imprevedibile e cronica, induce comportamenti simil-depressivi, non solo nella prima generazione di topi, ma anche nella loro prole.

L'evidenza empirica della trasmissione epigenetica negli essei umani, tuttavia, è ancora scarsa in virtù delle difficoltà di raccolta di dati specificamente umani, rispetto a soggetti animali.

Alcuni di questi saranno riassunti qui brevemente: uno dei primi studi epigenetici sugli esseri umani è stato effettuato da Bygren et al., a Overkalix, Svezia Settentrionale.

I ricercatori hanno scoperto che l'eccesso di cibo da giovani potrebbe innescare una catena biologica di eventi che induce i propri nipoti a morire decenni prima rispetto ai loro coetanei.

È stato cioè dimostrato, forse per la prima volta, che una carestia o un eccesso di cibo in momenti critici della vita dei nonni potrebbe influenzare l'aspettativa di vita dei nipoti.

Nel tentativo di replicare questa scoperta sorprendente, Pembrey et al., hanno condotto un altro studio transgenerazionale che ha dimostrato che i figli di uomini che hanno fumato in età pre-pubere sembrano essere a più alto rischio di obesità e altri problemi di salute rispetto a figli di padri non fumatori.

Molto più tardi, una serie di studi post-mortem su cervelli di uomini che si erano suicidati in Canada, hanno rilevato che il rivestimento chimico sui geni sembrava essere stato influenzato da un'esposizione ad abuso infantile.

Anche se è chiaramente difficile separare le influenze fenotipiche (potenzialmente modificabili) e genotipiche (cioè immutabili), rispetto alle generazioni, la ricerca sui meccanismi complessi della trasmissione transgenerazionale di sollecitazioni reattive allo stress, sta divenendo rapidamente oggetto di interesse da parte di diversi centri di ricerca.

Rachel Yehuda e il suo team del Mount Sinai School of Medicine, dopo aver scoperto che l'essere affetto da Disturbo da Stress Post-Traumatico sembra essere un fattore di rischio rilevante per lo sviluppo dello stesso disturbo nella prole adulta di sopravvissuti all'Olocausto, hanno sucecssivamente presentato i risultati di studi neuro-endocrini in figli di genitori con Disturbo da Stress Post-traumatico.

Questi studi hanno indicato che la prole di un sopravvissuto al trauma con Disturbo da Stress Post-Traumatico presenta una minore secrezione di cortisolo nelle urine, cortisolo salivare e soppressione di cortisolo plasmatico, rispetto ai figli di sopravvissuti senza Disturbo da Stress Post-traumatico.

In tutti i casi, le misure neuro-endocrino erano negativamente correlate con la gravità dei sintomi parentali, anche dopo il controllo nella prole della sintomatologia da Disturbo da Stress Post-traumatico e altri sintomi.

Anche se la maggior parte del loro lavoro si è concentrato su figli adulti di sopravvissuti all'Olocausto, le osservazioni più recenti sottolineano che nei bambini nati da madri che erano incinta durante l'attacco alle torri gemelle, l'11 settembre del 2001, presentavano bassi livelli di cortisolo in relazione al Disturbo da Stress Post-traumatico dei genitori, soprattutto nelle prime fasi del corso dello sviluppo, e questo potrebbe essere influenzato dalla programmazione dei gluco-corticoidi nei bambini non ancora nati.

I livelli più bassi di cortisolo sono stati trovati anche nelle madri che hanno sviluppato il Disturbo da Stress Post-traumatico dopo l'esposizione agli attacchi dell'11 settembre rispetto a madri analoghe che non hanno però sviluppato il disturbo.

Le donne in gravidanza, che erano stata vicine al Word Trade Center l'11 Settembre, hanno dato alla luce bambini che presentavano elevati livelli di agenti stressanti nella loro saliva.

Questi dati suggeriscono che le influenze materne annesse al Disturbo da Stress Post-traumatico sul cortisolo possono essere osservate molto precocemente nel bambino ed evidenziano le influenze uterine come predisponenti ad un fattore di rischio biologico per ilsuddetto disturbo.

I minori livelli di cortisolo sono particolarmente associati con la presenza del Disturbo da Stress Post-traumatico materno, suggerendo il coinvolgimento di meccanismi epigenetici.

In uno studio sul funzionamento materno dell'Asse Ipotalamo-ipofisi-surrene, Schechter et al., hanno misurato i livelli di cortisolo salivare in un campione clinico di madri prima e dopo i protocolli di interazione madre-figlio con situazioni che riguardavano separazioni e riunioni.

Lo studio ha mostrato delle associazioni modeste ma significative tra il cortisolo pre-separazione, e tra la reattività del cortisolo con la gravità del disturbo da Stress Post-traumatico materno, sintomi dissociativi e comportamenti di cura atipici.

Studi successivi sulle interazioni gene-ambiente si sono invece concentrati su fattori di stress ambientali come la violenza interpersonale e gli effetti regolatori del gene trasportatore della serotonina, così come altri geni che interagiscono sul sistema ipotalamo-ipofisi-surrene.

A quanto pare, la genitorialità stessa può essere epigeneticamente trasmessa dai genitori ai figli. In uno studio affascinante sull'interazione gene-ambiente, Beaver e Belsky hanno trovato una significativa interazione tra la qualità dell'essere genitore e la plasticità genetica cumulativa nel predire lo stress genitoriale durante l'età adulta.

A seconda del genotipo, la qualità del genitore sembra influenzare lo stress parentale futuro dei propri figli.

L'esposizione alla genitorialità materna è stata misurata prospetticamente quando i soggetti erano adolescenti, mentre lo stress genitoriale è stato misurato quando essi stessi erano genitori (circa 14 anni più tardi).

Alcuni geni che si suppone possano influenzare la plasticità neuronale sembrano essere coinvolti, e la variazione di questi geni ha influenzato il comportamento dei genitori e la risposta alla genitorialità stressante.

Infine, una gamma di diversi neurotrasmettitori sono stati indagati per comprendere come questi siano coinvolti nella predisposizione al Disturbo da Stress Post-Traumatico: serotonina, dopamina, neuro-peptide Y, fattore neurotrofico cerebrale, recettore dei gluco-corticoidi.

Nella loro revisione di studi di genetica molecolare rispetto al Disturbo da Stress Post-traumatico, Broekman, Olff e Boer hanno trovato risultati inconsistenti rispetto agli otto genotipi principali: serotonina (5-HTT), la dopamina (DRD2, DAT), gluco-corticoidi (GR), GABA (GABRB), sistemi di apolipoproteina (APOE2), fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), e neuropeptide Y (NPY).

Secondo Raccoglitore et al., vari polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) in associazione alla proteina 5 (FKBP5) interagiscono con la presenza di un trauma infantile e predicono la gravità della sintomatologia del Disturbo da Stress Post-traumatico in soggetti adulti.

Questi risultati suggeriscono che individui con i polimorfismi a singolo nucleotide che subiscono abusi da bambini sono più suscettibili di sviluppare il Disturbo da Stress Post-Traumatico da adulti.

Come si può vedere dagli esempi precedenti, il potenziale per la ricerca creativa in questo campo è enorme. Tuttavia, nonostante sia ampiamente accettato che i fattori epigenetici possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo e trasmissione del Disturbo da Stress Post-traumatico, “non ci sono state dimostrazioni empiriche di modifiche epigenetiche di per sé in associazione con il Disturbo da Stress Post-traumatico o per il rischio di esso”.

Scoprire i biomarcatori ereditabili che sono coinvolti nella Trasmissione Transgenerazionale del trauma sarebbe quindi un compito importante per la ricerca futura. La ricerca suggerisce anche che lo stress cronico sembra distruggere il tessuto cerebrale, in particolare l'ippocampo.

Conclusioni

La comprensione e la verifica della Trasmissione Transgenerazionale del Trauma potrebbe avere conseguenze di vasta portata; innanzitutto, esso potrebbe rafforzare il cambiamento di paradigma nel pensiero scientifico, sottolineando l'impatto degli eventi stressanti sulla fisiologia non solo dei sopravvisuti al trauma, ma anche della loro prole.

Inoltre, la comprensione della trasmissione epigenetica del Disturbo da Stress Post-traumatico in figli sopravvissuti al trauma permetterebbe una diagnosi più accurata, una migliore prevenzione e un trattamento più mirato, andando così a promuovere una sorta di “medicina epigenetica”.

Le terapie epigenetiche nello specifico potrebbero rappresentare una promessa per una vasta gamma di applicazioni biologiche, dal trattamento del cancro allo sviluppo indotto di cellule staminali, nonché per un trattamento più mirato della Trasmissione Transgenerazionale del Trauma.

Panoramiche più recenti hanno evidenziato come sia la vulnerabilità e la resilienza erano entrambi presenti sia nei sopravvissuti all'Olocausto che nei loro figli.

Come ha fatto la prima generazione di sopravvissuti gravemente traumatizzati a superare tutto questo, e come possono i loro figli “funzionare” meglio quando sulle spalle hanno un fardello così pesante? E come possiamo spiegare le lamentele di questi figli, richiamanti gli effetti secondari del trauma, durante la psicoterapia se gli studi epidemiologici più volte non sono riusciti a dimostrare che erano diversi da popolazioni comparabili?

Attraverso l'utilizzo dell'epigenetica, tuttavia, questa contestazione diventa molto più conciliabile; i modelli di trasmissione epigenetica producono risultati discrepanti per quanto riguarda la presenza o l'assenza di una specifica psicopatologia, ma rende molto più spiegabile la presenza simultanea del senso di fragilità, resilienza e “robustezza” in questa popolazione.

Dal punto di vista dell'epigenetica, qualsiasi disposizione genetica ereditata può essere sia accesa o spenta, e quindi attivare o sopprimere l'ansia in momenti diversi e a seconda dei fattori ambientali aggravanti e attenuanti.

Come sottolineato da Yehuda e Bierer, “l'integrazione epigenetica in un modello che permette ad un'esperienza precedente di avere un ruolo centrale nel determinare le differenze individuali è anche coerente con un prospettiva evolutiva della vulnerabilità al Disturbo da Stress Post-Traumatico”.

Infine, l'epigenetica apre ad una visione ottimistica della salute e della malattia nella prole di sopravvissuti al trauma; dal momento che l'epigenetica assume che gli esseri umani non solo sono predestinati, ma anche creature altamente malleabili, sarebbero anche in grado di invertire gli effetti deleteri del trauma.

Questo potrebbe essere conseguito tramite una varietà di interventi psicoterapeutici stabiliti o attraverso nuovi farmaci, o da una combinazione di entrambi.

Invece di soccombere agli effetti emotivi delle tragedie del passato, potrebbero cercare e trovare un qualche tipo di percorso di trasformazione personale che dia un nuovo significato alla loro eredità.

 

Tratto dalla rivista “Isr J Psychiatry Relat Scl”

 

Bibliografia

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  • Broekman BFP, Olff M, Boer F. The genetic background to PTSD. Neuroscience Biobehavioral Rev 2007;31:348-362.

 

Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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Tags: psicologia trauma Disturbo da Stress Post-Traumatico Olocausto epigenetica

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