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Inverno, finitudine, apocatastasi, rinascita: appunti per un buon cambiamento

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Se ci riflettiamo, siamo perfettamente consapevoli del divenire – ce ne rendiamo conto, anche di fronte al ripetersi di giorni apparentemente uguali ma rapidi come il passo delle stagioni che danzano verso il futuro – l’inverno finale.

Inverno finitudine apocatastasi rinascita appunti per un buon cambiamento valeria bianchi mianTutto scorre. Panta rei. Nemmeno se lo volessimo, potremmo bagnare i nostri piedi nello stesso fiume per due volte. “Tutto fluisce”, ci dice Eraclito, nel continuo divenire della “stupenda armonia” che nasce dai contrasti, dagli opposti in danza. E ancora: “Vita - nome dell’arco - Morte - il frutto”.1

Proviamo a pensare agli anni, ai decenni, ai secoli e ai millenni che si sono succeduti prima della nostra nascita, prima che noi stessi ci sviluppassimo in esseri umani adolescenti, giovani, adulti. Immaginiamo le migliaia, i milioni, i miliardi di altre anime -umane e animali che hanno vissuto, che abitano adesso e che nasceranno in quel “centimetro o poco più” che si trova all’estremo della spirale sulla quale sono indicate le ere geologiche2 e che comprende la nostra esistenza sulla Terra. Possiamo davvero affermare con certezza che sì, tutto scorre, e che “altre e altre acque affluiscono da umori, anime esalano”?

Ci accomuna, umani viventi qui e ora, il sentire che “tutto scorre” e noi non possiamo, nemmeno volendo, essere come eravamo un minuto fa, compiere lo stesso atto che abbiamo agito proprio adesso (o era un secondo fa?), leggere la stessa parola - perché si tratta di un ri-leggere - scrivere la stessa lettera, pensare lo stesso pensiero per due volte.

Non possiamo respirare lo stesso respiro perché ogni cosa muta in continuazione. 

Se ci riflettiamo, siamo perfettamente consapevoli del divenire – ce ne rendiamo conto, anche di fronte al ripetersi di giorni apparentemente uguali ma rapidi come il passo delle stagioni che danzano verso il futuro – l’inverno finale.

Nel mutamento – climatico, sociale, epocale – che ci coglie tutti in qualità di abitanti di un sentire collettivo che ci rende fratelli e sorelle, le festività – qualunque sia la nostra cultura di appartenenza – continuano a scandire l’anno solare e paiono fatte apposta – a dire il vero, lo sono - per darci la dimensione di una ritualità del cambiamento.

Ogni anno, si sa, il Natale ritorna ma non è mai uguale a se stesso: l’anno scorso c’era ancora il nonno, c’era la nonna, c’era lo zio, mentre – ecco – la composizione della famiglia cambia dall’inverno alla primavera e poi in estate, autunno e, di nuovo…

Le età della vita si succedono, le generazioni si collegano nel tempo come cerchi nel tronco di un albero, come tappe, nodi e biforcazioni nel disegno trans-generazionale.

Lo sa bene il vecchio dickensiano Scrooge, protagonista de “Il Canto di Natale”, una storia ormai entrata nella tradizione, un racconto che consiglio sempre agli adulti prima che ai bambini. Ne è conscio, ormai, a distanza di quasi cento anni. Lui che il Natale lo vede come un canto di fantasmi e incontra uno spirito guida per ogni passaggio, riceve la chiave per nuovi livelli di Sé. Rivisitando il passato, visualizzando il futuro, si accede al buon uso del presente. Ogni anno la questione si reitera dal 1843 attraverso i numerosi estimatori dell’opera (anche cinematografica); l’uomo ha da fare i conti con il proprio egoismo, con l’ottusità mentale, con la cecità dell’animo. Se saprà cogliere il senso del divenire, se afferrerà al volo la possibilità di un cambiamento cosciente, se il suo Io sterile accoglierà il dono della fertilità nei rapporti umani, un nuovo dialogo, Scrooge avrà modo di seguire lo spirito del presente con i suoi doni.

Carpe diem ma con Memento mori.
È decisamente questo il mio motto.
Se cogliamo l’attimo, l’attimo è già differente.
È la nostra differenza.

Lo sappiamo noi genitori, lo sappiamo bene. Siamo consci di come scorra il tempo quando un figlio piccolo ci chiede: “Ma chi è veramente Babbo Natale?” e poi, dopo qualche anno, lo scopre. Vediamo il giorno che passa in altri giorni sul nostro volto dopo i trenta, dopo i quarant’anni, e ancora… dopo…

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Lo realizziamo davvero.

Siamo già cambiati/e, volenti o nolenti, mentre tutto intorno scorre. e allora è meglio esserne coscienti, del mutamento. La rivoluzione della coscienza è la coscienza della morte di ogni minuto, l’ora che trascorre, il giorno che trapassa e l’anno che si apre alla rinascita, quando dal buio riaffiora una luce – il Sol Invictus.

Se fossimo un po’ più consapevoli della possibilità di cogliere il significato del cambiamento vitale, aprendoci al senso della vita anche a livello collettivo, potremmo forse compiere un passo oltre il modus operandi distruttivo che caratterizza la nostra epoca.

Il vivere passivo e al contempo vorace, la speranza dichiarata nella predominanza dei miti di morte – Thanatos come una notte senza alba – sono lo sfondo del mondo degli anni Zero. A livello di inconscio collettivo, “da tempo si va tracciando la linea dell’Apocalisse”, scrive lo junghiano Edward Edinger, allievo di Esther Harding, in “L’archetipo dell’Apocalisse”.  Un motivo ci sarà, secondo lui, e per noi tutti è consigliabile un certo grado di riflessione e ascolto. "Dal punto di vista simbolico siamo tutti intrigati dalla distruzione globale; siamo nel mezzo di un cambiamento epocale, un movimento di energie mai visto dopo il crollo dell’Impero Greco-Romano. Nella voce dell'inconscio collettivo c’è un incremento di forze che stanno diventando molto potenti, ed è importante coglierne la portata, perché queste forze sono così distruttive da rendere reale il rischio della fine della nostra specie."3 senza possibilità di “una rivelazione”: nessun nuovo avvento, di una restaurazione, di una rinascita. Solo il sogno da cavallette, un sogno ancora troppo lontano, di un trasferimento in massa su Marte – per devastare ancora, forse, un nuovo mondo.

 

Note

1 Eraclito, “I frammenti”.

2 Dal mio libro “Favolesvelte”: “La spirale delle ere geologiche”: anche su YouTube al link: https://www.bing.com/videos/search?q=la+spirale+delle+ere+geologiche+valeria+bianchi+mian&&view=detail&mid=A12D3F073BFBB7542A6AA12D3F073BFBB7542A6A&&FORM=VRDGAR

3 Archetype of the Apocalypse, Divine Vengeance, Terrorism and the End of the World”, Open Court Publishing, 2002).

 

Articolo a cura della Dottoressa Valeria Bianchi Mian

 

 

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Tags: cambiamento Caos rinascita finitudine apocatastasi

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