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Dio è morto?

on . Postato in Le ombre della genitorialità contemporanea | Letto 1327 volte

Quali sono le ombre della genitorialità contemporanea fra il desiderio di maternità e paternità, la realizzazione e il ruolo di genitore?

Dottor Sergio Stagnitta

dio è morto

Nel 1882 Nietzsche scrive la celebre frase “Dio è Morto! Dio resta morto!” (Aforisma 125), pensiero ripreso nel suo famosissimo libro: Così parlò Zarathustra: “Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che l'oltreuomo viva – questa sia un giorno, nel grande meriggio, la nostra ultima volontà!”.

La frase ha lo stile profetico di chi ha capito in anticipo la decadenza che da lì a poco si sarebbe abbattuta su tutta l’Europa ed infatti sempre ne La gaia scienza afferma: "Vengo troppo presto – proseguì – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini.” (Aforisma 125).

Il senso profetico di questa frase è legato all’idea che l’umanità abbia abbandonando la fede in Dio padre e si trovi smarrita, senza più punti di riferimento stabili, certi. Nietzsche individua anche gli assassini, ovvero la morale giudaico cristiana che, a suo avviso, è stata la causa prima della morte di Dio.

Quello che denunciava Nietzsche è la crisi, la grande crisi che ancora oggi stiamo vivendo, dell’autorità paterna. L’epoca in cui viveva il filosofo era quella Vittoriana (anche se lui non era inglese), nella quale il padre aveva principalmente con i figli una funziona educativa, esercitata con autorità e determinazione, molto spesso anche con punizioni corporali particolarmente cruente. Un padre padrone che non aveva una relazione affettiva con i figli (io ovviamente descrivo il dato sociologico, non le singole persone).

Questo modello stava tramontando, molti autori, tra i quali Luigi Zoja, affermano che lo sviluppo da lì a poco dei grandi regimi (comunista, nazista, fascista) non era altro che il tentativo ultimo di ripristinare l’autorità attraverso il controllo e la violenza. Questo estremo tentativo ha giustificato le due guerre mondiali e molti genocidi. Il ’68 è il compimento della crisi dell’autorità paterna che si risolve con l’affermazione: “non abbiamo più bisogno del padre”.

È stata una vera e propria rivoluzione, a mio avviso, necessaria, fondamentale, che ha rotto gli argini, gli schemi di un ruolo, soprattutto paterno, interpretato in forma rigida, autoritaria e poco relazionale. Purtroppo, come spesso è avvenuto nelle grandi rivoluzioni, sono partite con delle buone intenzioni ma poi hanno prodotto degli eccessi terribili, spesso incontrollabili.

E così dal padre padrone siamo giunti all’assenza del padre. Il punto è che da questa ceneri non ci siamo ancora ripresi! Si è cominciato ad immaginare un mondo dove la funzione paterna e, in generale, i ruoli genitoriali erano visti come modelli oppressivi da abbattere. 

Oggi i padri stanno attraversando una profonda crisi, perché non hanno i modelli di riferimento che avevano i nostri genitori, ma nemmeno modelli alternativi dai quali attingere schemi di comportamento efficaci.

In questo vuoto di potere, di legge paterna, rischiano di insinuarsi modelli alternativi, dove si prospetta una dimensione individualistica delle relazioni.

È di qualche giorno fa la notizia di una donna 40 enne (Laura Messi) che, non avendo trovato un fidanzato, ha deciso di sposarsi da sola. Le immagini la ritraggono vestita da sposa mentre taglia la torta, con i bouquet da lanciare (sarebbe stato interessante chiedere alla ragazza che ha afferrato il bouquet se si augurava la stessa sorte dell’amica), mentre abbraccia ma madre in lacrime! Lacrime di gioia o di dolore? Non lo sapremo mai…! Anelli (anello visto che è sola), confetti e cuoricini.

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Posso pensare che sia principalmente un modo per emergere e ottenere molta visibilità. Però lancia un messaggio chiaro, che Nietzsche aveva previsto perfettamente: se muove Dio, l’unica persona alla quale aggrapparsi siamo noi stessi. L’individualismo, l’idea che non mi posso più affidare a nessuno, che devo gestire tutto da solo, controllare ogni cosa, piacere a tutti i costi, emergere a tutti i costi, essere il centro del mondo.

In questo periodo sto scrivendo un libro dedicato alla figura paterna, nel quale cercherò di approfondire tutti questi temi e provando a ritrovare il valore della sua funzione nello sviluppo psichico del bambino e dell’adolescente. In questo post voglio però descrivere una delle funzioni fondamentali che il padre può consegnare al figlio; il padre attiva nel figlio il desiderio di staccarsi dalla dimensione simbiotica, protettiva, narcisistica, solitaria, rappresentata dal godimento, dall’ottenere tutto e subito, tipica di questo nostro periodo storico, ripristinando la “legge” che può dare al bambino lo strumento del “saper attendere”, di lasciare crescere e saper tollerare un vuoto creativo.

Non sto parlando quindi della legge del padre padrone, una legge imposta dall’alto sotto forma di giudizio, accusa e punizione ma una legge relazionale, mi viene da citare un passo biblico (visto che nel titolo mi riferisco proprio a Dio) di San Paolo legato a questo tema, quando afferma: “pieno compimento della legge è l’amore (Romani, 13, 8-9).

L’amore vuol dire proprio educare il figlio alla relazione con l’altro, sapersi affidare, mantenere radici salde anche quando ci si sente soli e sperduti nel mondo.
Per concludere posso dire che Dio è morto se interpretiamo la legge “paterna” in senso moralistico, come giudizio, accusa, condanna, nel senso più umano del termine, come: premio-punizione.

È veramente risorto se aggiungiamo l’amore di un padre verso un figlio che lo libera dal godimento, dalla ricerca del piacere assoluto, dalla coazione a ripetere (che ci costringe a restare sempre nello stesso posto), indicandoci invece una strada, un percorso di liberazione che si compie quando troviamo il nostro senso dello stare al mondo.

 


 BIBLIOGRAFIA:

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza e idilli di Messina, Adelphi, Milano, 1977.
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, Adelphi, Milano 1986.
Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Boringhieri, Torino, 2003.

 

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