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L’impatto della solitudine sulla paranoia e sull’ideazione persecutoria

on . Postato in Psicopatologia | Letto 2873 volte

La solitudine può essere considerata come un fattore affettivo-cognitivo addizionale che partecipa alla formazione e al mantenimento della paranoia; i risultati hanno suggerito che la solitudine ha un impatto causale sulla paranoia, specialmente in individui con maggiore inclinazione alla psicosi.

psicosi e paranoia.0La solitudine è un problema abbastanza comune nei pazienti con schizofrenia, e potrebbe essere particolarmente connessa con l’ideazione persecutoria. Tuttavia, la solitudine, intesa come potenziale fattore di rischio nella formazione e mantenimento del delirio di persecuzione non è stata ancora esplorato.

Nella pratica clinica, uno dei principali e frequenti problemi menzionati dai pazienti con psicosi è “il sentirsi soli”.

Questo è stato supportato da diversi studi: comparando tale popolazione clinica con gruppi di controllo, questi pazienti hanno una probabilità maggiore (di circa 6 volte rispetto alla popolazione sana) di riportare sentimenti di solitudine e abbandono nella loro vita.

In aggiunta a questo, i risultati di altri studi su diversi campioni, come quello universitario, quelle reperito on-line, e su campioni epidemiologici della popolazione generale, hanno mostrato che i sintomi psicotici sono strettamente correlati con la solitudine.

Schwab ha definito la solitudine come “uno stress consapevole legato alla distanza interna percepita verso altre persone con un successivo desiderio di sviluppare relazioni soddisfacenti e significative”.

In accordo con questa definizione, è importante differenziare tra la solitudine e lo stato di abbandono. La solitudine presenta componenti soggettive, emotive e cognitive circa la posizione di una persona nel suo contesto sociale o l’assenza di un supporto o rete sociale.

Spesso il sentimento di solitudine e paranoia sembrano essere correlati, ma la natura di questa relazione non è, ad oggi, ancora chiara.

Nella pratica clinica, i pazienti percepiscono la solitudine come causale e non come conseguenza della psicosi.

A tal proposito, non vi sono studi sperimentali che hanno esaminato la questione della causalità. Spesso i risultati di studi sperimentali hanno suggerito che l’esclusione sociale giochi un ruolo fondamentale nella paranoia, determinando una relazione tra l’esclusione sociale e il sentimento di solitudine, ma come quest’ultima possa svolgere anch’essa un ruolo causale nella formazione della paranoia, non è stato ancora indagato.

In più, non è ancora chiaro se individui più inclini a esperienze psicotiche siano più vulnerabili alle conseguenze della solitudine. Alcuni autori hanno evidenziato che individui con una maggiore propensione alla psicosi appaiono più sensibili rispetto allo stress sociale percepito.

In linea con il modello della psicosi e dei fattori di rischio correlati, questi individui sembrano possedere strategie di coping inappropriate nel fronteggiare la solitudine che va così a esacerbare i sintomi paranoici.

Il presente studio ha quindi utilizzato una procedura sperimentale per indurre maggiori o minori livelli di solitudine in un campione non clinico per testare se: l’induzione di solitudine incrementa la paranoia e se la riduzione della solitudine riduce a sua volta la paranoia e infine valutare se l’associazione tra solitudine e paranoia è moderata da una predisposizione alla psicosi.

 

Metodi

I partecipanti sono stati selezionati attraverso degli annunci e retribuiti di 30 euro ciascuno per partecipare allo studio.

Il gruppo era costituito da 60 individui sani; i partecipanti non dovevano aver ricevuto, nell’arco della loro vita, una diagnosi di disturbo mentale in accordo all’attuale sistema di classificazione (DSM-5).

Tutti i partecipanti sono stati valutati singolarmente da un studente laureato in psicologia; in linea con lo studio di Adamo e Galinsky, lo sperimentatore indossava un camice bianco per sottolineare il ruolo di professionista o esperto.

Questo è stato effettuato per rendere l’esperimento più affidabile come nelle precedenti ricerche. Per mascherare la manipolazione sperimentale, i partecipanti sono stati informati del fatto che la loro partecipazione era finalizzata alla valutazione e standardizzazione di un nuovo questionario.

Il disegno sperimentale si è in parte basato su un esperimento di Wildschut e colleghi che hanno investigato l’impatto della solitudine in individui nostalgici. Tuttavia, gli autori del presente studio, hanno invece esteso il disegno originale aggiungendo un secondo gruppo sperimentale con lieve condizione di solitudine.

Per prima cosa, i partecipanti hanno completato dei questionari di base per la valutazione delle caratteristiche demografiche, paranoia, vulnerabilità alla psicosi e una check list sulla solitudine modificata propositamente dallo sperimentatore.

Secondariamente, i partecipanti sono stati assegnati in maniera random a tre condizioni sperimentali: elevata solitudine (18 partecipanti), lieve solitudine (21 partecipanti) e gruppo di controllo (21 partecipanti).

Terza cosa, la solitudine è stata manipolata in due stadi: nel primo gli individui hanno ricevuto una versione dello strumento sulla solitudine con item modificati.

Nel primo gruppo con manipolazione elevata, i partecipanti leggevano item come “mi sento spesso isolato dagli altri” e ci si aspettava una forte approvazione e quindi un punteggio elevato di solitudine.

Nel secondo gruppo con manipolazione più lieve, venivano presentati item come “mi sento sempre isolato dagli altri”, e ci si aspettava una forte disapprovazione con queste dichiarazioni.

Il gruppo di controllo riceveva invece la versione originale dello strumento.

Nel secondo step, i partecipanti ricevevano feedback manipolativi sulla somma dei punteggi fittizi da parte dello sperimentatore: ad esempio al gruppo con elevata solitudine diceva che “rispetto a 1800 persone della tua stessa età, sesso e livello di istruzione, il punteggio per la solitudine è molto alto. Questo significa che la maggioranza delle persone è più soddisfatta di te rispetto ai contatti sociali, amici, e relazioni intime.”

Nel gruppo con lieve manipolazione veniva fornita una visione opposta e nel gruppo di controllo un feedback neutrale.

Successivamente fu chiesto ai partecipanti di scrivere i loro pensieri rispetto ai feedback che l’esperto aveva fornito. Questo è stato fatto per migliorare la manipolazione della solitudine.

Infine, i partecipanti hanno completato il questionario sullo stato della paranoia e sulla solitudine.

Alla fine tutti i partecipanti sono stati informati sul vero obiettivo dello studio.

Sono stati utilizzati diversi strumenti: per la valutazione della vulnerabilità alla psicosi è stato utilizzato un questionario selr-report composto di 42 item, il Community Assessment of Psychic Experiences (CAPE).

Per lo stato di paranoia è stata utilizzata una versione modificata della Paranoia Checklist (PCL) che consta di 18 item e costruita per misurare la paranoia non clinica.

L’incremento e il decremento della solitudine è stata misurata attraverso uno strumento contenente item modificati a scopi manipolativi, per ottenere misure precise di solitudine senza rivelare il costrutto reale di interesse.

 

Discussioni

La riduzione sperimentale di sentimenti di solitudine era positivamente e causalmente correlata a minori pensieri paranoici nel gruppo di controllo. Al contrario, l’incremento della solitudine era associato con un incremento dei pensieri paranoici.

In aggiunta, persone con un elevato o medio rischio di sviluppare psicosi rispondevano più intensamente alla riduzione della solitudine mostrando un decremento di pensieri paranoici.

Gli autori hanno riscontrato che una riduzione dei sentimenti di solitudine riduce i pensieri paranoici. Questo indica che una riduzione della solitudine potrebbe essere un fattore protettivo per individui ad alto rischio e potrebbe così incrementare la resilienza.

Il supporto ulteriore di questo studio alle ipotesi iniziali secondo cui il ridurre la solitudine ha effetti positivi sulla paranoia, determina ora uno spostamento dell’attenzione sui possibili meccanismi di questo effetto. Un meccanismo potrebbe essere trovato nei processi emotivi nel senso che minore solitudine riduce i sentimenti negativi.

Sentimenti negativi sembrano però anche mediare la relazione tra solitudine e paranoia. Altro meccanismo potenziale che potrebbe e dovrebbe essere considerato è quello inerente alla cognizione sociale nel senso che schemi negativi interpersonali possono mediare la relazione tra solitudine e paranoia.

Questi meccanismi possono moderare l’associazione tra cambiamenti nella solitudine e cambiamento nella paranoia.

Gli autori hanno riscontrato che la paranoia decresce maggiormente in individui più predisposti alla psicosi rispetto ad altri, in risposta alla riduzione della solitudine.

Si può ipotizzare che individui che sono inclini alla psicosi si sentono abitualmente più disconnessi dagli altri e questa esperienza influenza il loro senso di affiliazione e positività verso gli altri quando decresce la solitudine e quando quindi è presente meno paranoia.

I risultati suggeriscono che la solitudine ha un impatto causale sulla paranoia, specialmente in individui con maggiore inclinazione alla psicosi.

Questi risultati hanno importanti applicazioni sia rispetto alla comprensione della paranoia e sia per gli interventi per individui ad alto rischio di psicosi.

Per prima cosa, la solitudine può essere considerata come un fattore affettivo-cognitivo addizionale che partecipa alla formazione e al mantenimento della paranoia.

L’effetto causale della solitudine sulla paranoia in questo campione va a rinforzare il costrutto che la paranoia nasca a partire dal modo in un cui una persona interpreta se stesso e gli altri nei rapporti interpersonali, tenendo in considerazione sia gli schemi interpersonali, che lo stile di attaccamento, così come il contesto e il supporto sociale.

Secondariamente questi risultati dovrebbero essere replicati in campioni ad alto rischio, e se la solitudine risulta essere un valido predittore di un maggiore rischio di sviluppare la psicosi, potrebbe essere un beneficio includerla nella valutazione del rischio di psicosi in modo tale da effettuare una diagnosi precoce.

Terzo, se la solitudine ha un certo impatto sulla paranoia in individui inclini alla psicosi questo aspetto deve essere preso in considerazione dalle future ricerche psicologiche al fine di stilare programmi preventivi.

Intuitivamente si potrebbe pensare che individui che hanno bisogno di superare il loro isolamento sociale, potrebbero sviluppare, attraverso la psicoterapia, comportamenti di attivazione sociale al fine di favorire lo sviluppo di relazioni interpersonali.

Le future ricerche dovranno quindi concentrarsi sulla valutazione di tutti quei potenziali interventi che possano ridurre o prevenire la paranoia clinica riducendo i sentimenti di solitudine.

 

Articolo tratto dalla rivista Journal of Behavior Therapy ad Experimental Psychiatry

 

Bibliografia

  • Adam, H., & Galinsky, A. D. (2012). Enclothed cognition. Journal of Experimental Social Psychology, 48(4), 918e925
  • Angell, B., & Test, M. A. (2002). The relationship of clinical factors and environmental opportunities to social functioning in young adults with schizophrenia. Schizophrenia Bulletin, 28(2), 259e271.
  • Cacioppo, J. T., Hawkley, L. C., Ernst, J. M., Burleson, M., Berntson, G. G., Nouriani, B., et al. (2006). Loneliness within a nomological net: An evolutionary perspective. Journal of Research in Personality, 40(6), 1054e1085.
  • DeVylder, J. E., Ben-David, S., Schobel, S. A., Kimhy, D., Malaspina, D., & Corcoran, C. M. (2012). Temporal association of stress sensitivity and symptoms in individuals at clinical high risk for psychosis. Psychological Medicine, 43, 1e10
  • Hartmann, M. M., Sundag, J., & Lincoln, T. M. (2014). Are self-other discrepancies a unique risk factor for paranoid symptoms? Cognitive Therapy and Research, 38(1), 62e70
  • Lincoln, T., Peter, N., Sch€afer, M., & Moritz, S. (2009). Impact of stress on paranoia: An experimental investigation of moderators and mediators. Psychological Medicine, 39(7), 1129e1139.
  • Schwab, R. (1997). Einsamkeit: Grundlagen für die klinisch-psychologische Diagnostik und Intervention. Bern: Hans Huber.

 

 

Traduzione a Adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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Tags: solitudine psicosi discussioni processi cognitivi paranoia ricerca futura relazione causale studio sperimentale manipolazione psicologica processi emotivi

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