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Cinofobia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 7463 volte

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Il cane è da sempre l’animale più amato dagli esseri umani, ormai è proverbiale la definizione “migliore amico dell’uomo” e in effetti la storia conferma questa verità.

Tantissime persone adorano i cani, e anche quelli meno fortunati che per un motivo o per un altro non possiedono un cane, non possono fare a meno di essere attratti da questi splendidi animali.

Purtroppo le cose non stanno sempre così. Alcuni individui hanno paura dei cani, c'è chi ne ha un vero terrore, chi preferisce non toccarli o chi cambia addirittura strada quando ne incontra uno anche se al guinzaglio.

Questa paura spesso diventa una vera e propria fobia, tanto che gli psicologi hanno coniato un termine specifico per descriverla, ovvero: cinofobia.
In generale questa repulsione, è definita come una paura di essere morsi dai cani, e può essere causata da una pregressa esperienza negativa in tal senso, ma può anche avere origini diverse, non legate a traumi da morso.

Una ricerca del 1992 sulla cinofobia negli adulti e nei bambini, ha dimostrato che non sempre l'aggressione di un cane è determinante per l'insorgere della fobia. D'altro canto, l'innocuo contatto coi cani, sembra diminuire la possibilità di sviluppare la cinofobia. I bambini sono più suscettibili a sviluppare questa fobia semplicemente perché il loro comportamento spesso vivace mette i cani in condizione di avere paura e quindi di attaccare.

Gli psicologi spiegano come gradualmente l'esposizione ai cani prevenga l'insorgere della cinofobia e il pericolo che può provenire da animali estranei.
Molta gente amante dei cani sente che la fobia a questi animali è “ridicola”, ma di fatto è abbastanza comune. In molti casi non c’è stato un evento scatenante, ma il timore si è sviluppato per una serie di motivi che vanno dal fomento sociale fino alla semplice ignoranza. La paura può dirigersi verso tutti i cani o solo verso una certa razza, colore o misura.

In molte occasioni la famiglia della persona con la fobia tende a esacerbare, poiché la fobia può essere una forma di chiamare l’attenzione. Una volta che la fobia di qualcuno non guadagna l’attenzione voluta, tende a sparire. Ignorare la fobia del nostro caro, molte volte è la forma migliore di aver a che fare con essa. Per ciò, non è bene evitare di incontrare cani mentre si è in compagnia del fobico perché in questo modo mai imparerà a fargli fronte.

La paura potrebbe derivare anche da una mancanza di conoscenza, dal fatto che si hanno poche occasioni per entrare in contatto con un essere il cui comportamento è poco prevedibile e controllabile e la cui presenza crea insicurezza

Negli animali inoltre, vediamo all’opera i nostri stessi istinti più primitivi: come il desiderio di mordere, di graffiare o di aggredire chi non ci piace. Insomma, guardare gli animali è un po’ come guardare in faccia la propria “brutalità”, il che può affascinare ma anche spaventare.

È chiaro che il fobico come prima soluzione ai suoi problemi tenda ad evitare con grande cura e attenzione tutte le situazioni che possono generare ansia. Pertanto, la fuga si verifica solo nei casi in cui non è riuscito a prevenire l’evento. Tutto ciò naturalmente implica piccole ma potenzialmente anche notevoli rinunce e impedimenti alla propria vita privata a seconda della natura della fobia, e nel caso la fobia sia rivolta verso i cani, l'animale domestico per eccellenza, tale problematica può diventare invalidante per chi ne soffre ma, con l'aiuto di un terapeuta la paura può essere sconfitta definitivamente.

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La desensibilizzazione sistematica è stato il primo metodo largamente utilizzato nel trattamento comportamentale delle fobie; esso implica prima di tutto l’addestramento del paziente ad acquisire la capacità di rilassarsi. Il paziente si serve poi di questa capacità appresa mentre immagina una serie di situazioni sempre più spaventose, che ha messo a punto con il terapeuta. Si parte dalla situazione che provoca meno paura fino ad arrivare a quella più temuta.

Il paziente che ha paura dei cani potrebbe guardare immagini del cane, per esempio. Appena il paziente inizia a sperimentare i primi sintomi di terrore, il terapeuta che lavora con lui, gli insegnerà a restare calmo in risposta all'esposizione. Il paziente raggiungerà quindi, un punto in cui è desensibilizzato e avrà una reazione neutra alla foto di cani. Il terapeuta potrà poi proseguire il lavoro con il paziente, provando ad esporlo alla visione di un video con un cane, chiedendo al paziente stesso di immaginare i cani, e così via, fino a quando l’individuo è abbastanza pronto per la fase finale: l’incontro fisico con un cane in carne ed ossa.

Questo processo può richiedere periodi più o meno lunghi di tempo, in ogni caso è necessario, anche da parte di familiari ed amici, evitare di fare pressione sui pazienti, in quanto questo li può traumatizzare e generare in loro di nuovo la paura, evitando magari anche scherzi, come quello di portare con sé un cane all'insaputa dell'amico fobico!

 

Per approfondimenti:

  • fobie.org
  • nuovaitaliamedica.it

 

 

(A cura della Dottoressa Daniela Scipione)

 


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