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Intelligenza Emotiva

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 6757 volte

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"Si tratta delle capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare".D. Goleman

Intelligenza EmotivaChe definizione dareste al concetto di Intelligenza Emotiva?

Vorrei iniziare quest’analisi partendo da un esempio tratto dal libro di Goleman “Emotional Intelligence”:

A New York, quel pomeriggio d'agosto, l'umidità era insopportabile; era la classica giornata in cui il disagio fisico rende la gente ostile.

Tornando in albergo, salii su un autobus in Madison Avenue e fui colto di sorpresa dall'autista, un uomo nero di mezza età con un sorriso entusiasta stampato sul volto, che mi diede immediatamente il suo benvenuto a bordo con un cordiale “Ciao! Come va?”: un saluto che rivolgeva a tutti quelli che salivano, mentre l'autobus scivolava nel denso traffico del centro.

Ogni passeggero restava stupito, proprio come lo ero stato io, e pochi furono quelli che ricambiarono il saluto, chiusi com'erano nell'umor nero della giornata.

Ma mentre l'autobus procedeva lentamente nell'ingorgo, si verificò una lenta trasformazione - una sorta di incantesimo. L'autista si esibì per noi in un monologo, un vivace commento sullo scenario intorno a noi - c'erano dei saldi fantastici in quel magazzino e una splendida mostra in questo museo... avevamo sentito di quel nuovo film al cinema in fondo all'isolato? L'uomo era deliziato dalle molteplici possibilità offerte dalla città, e il suo piacere era contagioso. Al momento di scendere dall'autobus, tutti si erano ormai scrollati di dosso il guscio di umor nero con il quale erano saliti, e quando l'autista gridava loro “Arrivederci, buona giornata!” rispondevano tutti con un sorriso.”

 Che tipo di reazioni ha suscitato in Voi tale esempio? Cosa si evince leggendolo? Scommetto che sul vostro volto è comparso un lieve sorriso durante la lettura!

 Goleman, noto insegnante di psicologia di Harvard e giornalista del New York Times è riuscito a introdurre il concetto di intelligenza emotiva inteso come quell’insieme di capacità che ci spingono a motivarci per perseguire un obiettivo nonostante le difficoltà che si presentano, l’empatia che sviluppiamo nei confronti degli altri e la capacità di autocontrollo dei propri impulsi, la gratificazione espressa verso gli altri e se stessi.

Insomma, quell’insieme di caratteristiche che sono diverse da persona a persona ma che sono altamente peculiari e caratterizzanti nell’individuo stesso.

Secondo Goleman, il concetto di intelligenza emotiva deve essere tenuto in considerazione in una società in cui le crisi sociali portano a dei comportamenti autodistruttivi e socialmente pericolosi da parte degli individui. Infatti, tale teoria venne sviluppata dall’autore durante una grave crisi sociale verificatasi in America durante gli anni cinquanta.

E tale concetto può essere tranquillamente utilizzato per definire ancor meglio le vicissitudini che il nostro Paese, e non solo, sta vivendo negli ultimi decenni.

Nel suo libro, Emotional Intelligence, Goleman ci offre una visione molto più ampia del concetto di emozioni creando una vera e propria dicotomia tra quoziente intellettivo e quoziente emotivo.

Ad esempio: una persona con un elevato QI può fallire in prove in cui altri soggetti con un QI inferiori ottengono risultati eccelsi… ma com’è possibile questo??

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Nella proprio opera Goleman evidenza come l'intelligenza accademica non offra una metodologia adeguata per superare le varie difficoltà che la vita ti presenta.

La vita emotiva di ogni individuo richiede un insieme di competenze esclusive che ancora oggi tende ad essere sottovalutate dai sistemi accademici.

Un individuo con un QI elevato non è detto che goda di prosperità o di una posizione privilegiata all’interno della società, questo perché, secondo l’autore, l’attitudine emozionale può essere considerata una vera e propria metaabilità, che determina quanto riusciamo a ben utilizzare le nostre emozioni all’interno di qualsiasi tipo di situazione.

Goleman, infatti, si avvale delle teorie dei sociobiologi che sostengono che sono le emozioni che proviamo che ci guidano nell’affrontare situazioni complicate e difficili e non solo l’intelletto.

Ogni singola emozione ci guida verso il superamento di prove che possiamo trovare durante la nostra vita, ad esempio: una perdita, un pericolo imminente per la nostra vita, un obbiettivo da raggiungere in un contesto lavorativo o delle difficoltà nel legame di coppia.

In tutte queste esperienze le emozioni, secondo l’autore, ci spingono ad agire nel modo più idoneo e ci orientano verso la risoluzione del problema.

 La radice stessa della parola emozione deriva dal latino ed è composta da “moveo” (che vuol dire muovere) con l’aggiunta del prefisso “e” (che significa movimento da) ed indica che per emozione si intende l’atto di agire nei confronti di qualsiasi situazione.

La dicotomia razionale/emozionale può essere indicata, in modo popolare, come l’eterno dualismo tra mente e cuore, tra ciò che coscientemente percepiamo e razionalizziamo a ciò che percepiamo in maniera illogica e impulsiva.

Se quest’ultima è più forte tenderà a prevalere sulla mente, acquistando un potere sempre più elevato. Lo scopo principale, secondo Goleman, è quello di trovare un equilibrio tra mente e cuore, in modo che nessuna delle due sovrasti l’altra cercando quindi di usare in modo intelligente le emozioni che ci appartengono.

Il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza sono campi fertili per creare la giusta inclinazione allo sviluppo delle sfere emozionali, preparando le nuove generazioni ad affrontare i vari ostacoli senza manifestare comportamenti aggressivi o depressivi che possono sfociare in rabbia o ansia.

Secondo Goleman le persone emotivamente intelligenti sono: “Socialmente equilibrati, espansivi e allegri, non soggetti a paure o al rimuginare di natura ansiosa. Hanno la spiccata capacità di dedicarsi ad altre persone o a una causa, di assumersi responsabilità, e di avere concezioni e prospettive etiche; nelle loro relazioni con gli altri sono comprensivi, premurosi e protettivi. La loro vita emotiva è ricca ma appropriata; queste persone si sentono a proprio agio con se stesse, con gli altri e nell'universo sociale nel quale vivono”.

 Concludendo, da questa definizione si evincono due tipi di competenze che, secondo Goleman, un individuo deve avere per essere emotivamente intelligente: una competenza personale che include la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, l’automotivazione e la padronanza che hanno di loro stessi e delle loro emozioni; e una competenza sociale ossia l’empatia e gli atteggiamenti che manifestiamo nei confronti degli altri individui.

Bibliografia

  • Goleman D., "Intelligenza emotiva", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1996

(A cura della Dottoressa Gilda Puzio)

 

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Tags: emozioni empatia intelligenza emotiva controllo impulsi Daniel Goleman dicotomia QI e QE, competenza personale compenza sociale

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