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Odio

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 7041 volte

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odioSentimento antitetico all'amore, caratterizzato dal desiderio durevole di danneggiare o distruggere uno specifico oggetto che può essere anche il proprio Sé o la vita medesima.

L'odio si differenzia dalla semplice inimicizia e antipatia per il fatto che questi stati emotivi non comportano violenza, né implicano necessariamente il male dell'altro.

L'odio, che trova radice nella frustrazione, nell'invidia, nella gelosia, nella competizione, nell'ira esacerbata, nelle differenze sociali e nel desiderio di possesso e vendetta, a sua volta alimenta questi stati emotivi che, in tale modo, s'impregnano di violenza.

Secondo la «teoria della struttura triangolare dell’odio» di Sternberg, l’odio contiene tre caratteristiche (le stesse che compongono anche l’amore): intimità (negata), passione, impegno.

A seconda di quali di queste caratteristiche si attiva e da come si incrociano fra loro si avranno diversi tipi e modi di odiare.

Esistano tre componenti fondamentali dell’odio.

La prima è la "negazione dell’intimità", vede l’odio come il tenere le distanze da un oggetto ritenuto negativo. È “l’odio freddo”, che ha disgusto per gli altri e li tiene a distanza in quanto diversi se non anche repellenti. Rientrano qui i pregiudizi razziali, o le espressioni come «tu non sei italiano come me e certe cose non le puoi capire», in virtù di questo elemento, persone o gruppi possono venire visti come "subumani" o addirittura "inumani", scarafaggi, parassiti.

La passione, la seconda componente, vede l’odio come rabbia e/o paura. È “l’odio caldo” che pieno di rabbia, aggredisce l’oggetto odiato, o che pieno di paura fugge dagli altri, percepiti come dannosi.

Ad esempio, un improvviso scatto d’ira verso chi ci ha spaventato comparendoci improvvisamente da dietro le spalle, oppure il meccanismo della "collera della strada" cioè quando un automobilista si comporta all’improvviso in modo altamente aggressivo nei confronti di un altro, rimettere l’altro al suo posto «dirgliene quattro», aizzare alla rissa.

C’è poi la terza componente, ossia l’impegno che vedo l’odio come svalutazione attraverso il disprezzo.

È “l’odio gelido” che percepisce gli altri come esseri inferiori: guardare con disprezzo e superiorità, dipingere un gruppo nemico come il regno del male, dire «tu non cambierai proprio mai!», «nonostante sia un negro, si è fatto un sacco di soldi»

Ognuna di queste tre componenti dell’odio combinandosi in vario modo tra loro, danno origine ad altri quattro tipi di odio:

  • «odio bollente» che è disgusto (A) ma che anche aggredisce (B): «via i terroni dal Nord!», «siete tutti un branco di cretini, statemi alla larga», «io con certa gente non mi vado ad immischiare».
  • «odio sobbollente» che è disgusto (A) ma che anche disprezza (C). È l’odio che cova sotto la cenere e non lascia trasparire nessuna passione. Gli omicidi spietati e premeditati assumono spesso questa forma: «un tipo normale, riservato e ben educato» dicono i vicini del ragazzo che ha strangolato sua madre.
  • «odio infuocato»: è rabbia (B) unita al viscerale disprezzo (C): diffamare gli altri, sottoporli ad un linciaggio, portarli all’estremo dell’esasperazione...
  • «odio bruciante»: è disgusto (A), rabbia (B) e disprezzo (C). È la forma estrema di odio, quella che spinge ad annientare il nemico e a non darsi pace finché non lo si è schiacciato definitivamente.

Cosa avviene, cioè, nel nostro cervello, quando odiamo?

Semir Zeki e John Romaya, neurologi del Wellcome Laboratory of Neurobiology presso la University College of London hanno recentemente effettuato la mappatura dei circuiti dell’odio. Per il loro studio, pubblicato sulla rivista PLoS One hanno chiesto ad alcuni soggetti di osservare le foto di persone odiate, monitorando l’attività del cervello di questi volontari attraverso la risonanza magnetica.

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I neurologi hanno potuto rilevare che, mentre gli occhi dei partecipanti allo studio erano fissi sulle foto di persone nemiche, nel loro cervello si accendevano parti della subcorteccia, area nella quale si concentrano i sentimenti primitivi, ma anche della corteccia, sede della componente razionale dell’uomo, della ragione e del pensiero.

Secondo i ricercatori, quindi, le strutture della corteccia e della subcorteccia possiedono elementi che favoriscono i comportamenti aggressivi, traducendoli successivamente in azioni attraverso la pianificazione motoria. Si potrebbe descrivere questo fenomeno come se il cervello venisse "mobilitato" affinché agisca. Anche la corteccia frontale viene coinvolta nella fase di predizione delle azioni altrui. Questo potrebbe essere d'aiuto nel momento in cui le persone si trovano faccia a faccia con qualcuno che detestano.

E’ stato osservato che ad attivarsi in maniera particolare, quando si è pervasi da un sentimento fortemente negativo, sono le aree “putamen” ed “insula”, e che la loro attività è tanto più intensa quanto più profondi e radicati sono l’astio e l’avversione che si provano.

Secondo i ricercatori questa scoperta può avere un’utile applicazione nell’attività investigativa e giudiziaria: monitorando l’attività cerebrale di persone sottoposte ad interrogatorio, attraverso la risonanza magnetica, sarebbe possibile giungere più velocemente ad accertare la loro colpevolezza.

Il Professor Zeki ha osservato "L'odio è spesso considerato una passione negativa che andrebbe, idealmente, domato, controllato ed eliminato"

 

Per Approfondimento

  • Francesca Di Giorgio. I circuiti dell’odio, ovvero cosa avviene nel cervello quando odiamo
  • Odio. Enciclopedia treccani
  • R.R. Sternberg (a cura di), Psicologia dell’odio. Conoscerlo per superarlo, Erikson, Gardolo (TN) 2007, pp.276
  • Zeki S. e Romaya J.P. (2008) Neural correlates of hate. PLoS ONE 3: e3556; pubblicato online il 29 ottobre.


(A cura della dottoressa Angela Chiara Leonino )  

 


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Tags: odio le parole della psicologia

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