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Fidarsi degli altri: quanto contano le emozioni negative?

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Le emozioni negative sembrano ridurre la capacità di fidarsi degli altri, anche quando queste emozioni sono state scatenate da eventi che non hanno nulla a che fare con gli altri o la decisione di fidarsi di loro.

Fidarsi degli altri quanto contano le emozioni negativeLa ricerca, pubblicata sulla rivista “Scienze Advances”, è stata condotta da un team internazionale dell'Università di Zurigo in Svizzera e dell'Università di Amsterdam.

Non è un mistero che i sentimenti verso una persona specifica possano influenzare i livelli di fiducia e interazione verso di essa.

Ad esempio, se un amico commenta un taglio di capelli definendolo “orribile” e poi chiede di prendere in prestito l'auto, (probabilmente) sarà meno probabile che la risposta sia affermativa.

Ma, cosa succede quando i sentimenti negativi sono innescati da eventi che non hanno nulla a che fare con la persona?

Nel campo della psicologia, queste emozioni sono chiamate “accidentali”, perché sono state attivate da eventi che non sono correlate alle interazioni sociali che sono attualmente in corso.

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È stato dimostrato che le emozioni accidentali si verificano frequentemente nelle interazioni quotidiane con gli altri, sebbene si potrebbe non esserne pienamente consapevoli.

Il presente studio è stato condotto dal neuroeconomista Jan Engelmann insieme ai neuroscienziati di Zurigo, Ernst Fehr, Christian Ruff e Fryederike Meyer.

I ricercatori hanno cercato di comprendere se le emozioni negative accidentali possono influenzare il comportamento di fiducia e le reti cerebrali associate all'interazione sociale.

Per creare uno stato prolungato di affetti negativi (emozioni), il team ha usato un metodo di trattamento chiamato di “shock terapia o minaccia di shock”, in cui i partecipanti sono minacciati da una sgradevole ma leggera scarica elettrica.

Questa minaccia ha dimostrato di indurre in modo affidabile l'ansia anticipatoria.

Nel frattempo, i partecipanti giocavano ad un gioco basato sulla fiducia che comportava prendere decisioni su quando denaro volevano investire in un estraneo (con l'estraneo che aveva la possibilità di rimborsarli o di tenere tutti i soldi investiti per loro stessi).

In effetti, i partecipanti si fidavano molto meno quando erano ansiosi di essere “elettrizzati”, anche se la minaccia non era correlata alla loro decisione di fiducia.

Durante questo periodo, le risposte del cervello dei partecipanti sono state registrate utilizzando la risonanza magnetica funzionale.

Queste immagini hanno rivelato che una regione del cervello ampiamente implicata nella comprensione delle credenze degli altri - la giunzione temporo-parietale - è stata significativamente repressa durante le decisioni di fiducia quando i partecipanti si sentivano minacciati, ma non quando si sentivano al sicuro.

Anche la connettività tra la giunzione temporo-parietale e l'amigdala è stata significativamente soppressa da queste emozioni negative.

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Tuttavia, in condizioni di sicurezza, la forza della connettività tra la giunzione temporo-parietale e altre importanti regioni di cognizione sociale, come il solco temporale superiore e la corteccia prefrontale dorsomediale, prediceva quanto i partecipanti si fidassero degli altri.

Questa associazione tra attività cerebrale e comportamento veniva neutralizzata quando i partecipanti si sentivano ansiosi.

Questi risultati mostrano che le emozioni negative possono avere un impatto significativo sulle nostre interazioni sociali, e in particolare su quanto abbiamo fiducia negli altri”, hanno affermato gli autori.

Rivelano anche gli effetti sottostanti degli affetti negativi sui circuiti cerebrali: l'affetto negativo sopprime il meccanismo neurale cognitivo-sociale importante per comprendere e prevedere il comportamento degli altri”.

Secondo Engelmann, i risultati rivelano che le emozioni negative possono avere conseguenze importanti sul modo in cui affrontiamo le interazioni sociali.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

 

 


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