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Comorbidità tra Disturbi alimentari e Disturbo da Stress Post-traumatico

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Il Disturbo da Stress Post-Traumatico si presenta spesso in comorbidità con I disturbi del comportamenti alimentare. Coloro che hanno sperimentato eventi traumatici possono anche sviluppare un disturbo alimentare nel tentativo di auto-gestire i sentimenti e le esperienze correlate all’evento traumatico.

DCA DSPT comorbiditàComprendere la comorbidità tra due disturbi psicopatologici si rende di straordinaria importanza soprattutto ai fini del trattamento da intraprendere.

Ovviamente individuare la comorbidità non è un processo semplice, in quanto per formulare una diagnosi si deve valutare se i sintomi o i comportamenti osservati sono caratteristici di una determinata patologia, oppure se possono essere spiegati da un altro tipo di disturbo.

La difficoltà risiede nel fatto che, spesso, un sintomo o un comportamento è comune a più di una patologia. All’interno del presente articolo si cercherà di valutare la possibile co-presenza di modalità comuni a due psicopatologie quali il disturbo del comportamento alimentare e il disturbo da stress post-traumatico.

Il disturbo alimentare può essere inquadrato come modalità “intelligente”, anche se distruttiva, che determina sia la distanza che la paralizzazione, nonché un mezzo per rivivere gli eventi dolorosi del passato attraverso una ricreazione di essi attraverso la sintomatologia del disturbo alimentare.

Seguendo la classificazione del Disturbo da Stress Post-Traumatico, il DSM-5 ritiene che un elemento fondamentale nella descrizione della diagnosi sia “l’esposizione ad un fattore di stress traumatico che coinvolge in maniera diretta il soggetto esponendolo a morte fisica, minaccia o gravi lesioni alla propria integrità fisica”.

Eventi sessualmente traumatici per i bambini possono includere esperienze sessuali inappropriate dal punto di vista evolutivo, in assenza di minaccia, lesioni o violenza reale.

L’abuso fisico e/o sessuale, l’incesto e lo stupro sono tutti inclusi in quegli eventi caratterizzanti la diagnosi di Disturbo da Sterss Post-Traumatico.

Recentemente, la  National Eating Disorders Association (NEDA) afferma che “ il Disturbo da Stress Post-Traumatico si presenta spesso in comorbidità con I disturbi del comportamenti alimentare. Coloro che hanno sperimentato eventi traumatici possono anche sviluppare un disturbo alimentare nel tentativo di auto-gestire i sentimenti e le esperienze correlate all’evento traumatico”.

Più genericamente, la letteratura ha evidenziato che il 30% delle persone che presentano un disturbo del comportamento alimentare siano state vittime di abusi sessuali.

Gli studi hanno inoltre dimostrato legami statisticamente significativi tra i pazienti che hanno subito abusi e il successivo sviluppo di un disturbo alimentare.

Brewerton cita diversi studi, tra cui uno in cui si afferma che “il 74% di 293 donne che effettuano un trattamento residenziale per disturbi del comportamento alimentare, hanno indicato la presenza di un trauma significativo, nonché sintomi compatibili con una diagnosi di Disturbo da Stress Post-Traumatico”.

Ciò che è importante sottolineare è che non si deve suppore imprescindibilmente che le persone che hanno disturbi alimentari hanno avuto una storia traumatica precedente di natura sessuale; al contrario si può supporre che un individuo che è stato sessualmente o fisicamente abusato presenta un maggiore rischio fisico di sviluppare un disturbo alimentare.

Le caratteristiche diagnostiche associate con il Disturbo da Stress Post-Traumatico sono di particolare importanza per la comprensione dell’eziologia dei disturbi alimentari.

Secondo il DSM-5 “l’evento traumatico può essere ri-sperimentato in vari modi. Comunemente la persona ha ricordi ricorrenti e intrusivi dell’evento; in casi rari, la persona sperimenta stati dissociativi che durano da pochi secondi a diverse ore, durante i quali rivivono, attraverso flashback intrusivi, le memorie traumatiche, e si comporta come se ri-vivesse l’evento in quel preciso momento. Un intenso disagio psicologico o reattività fisiologica si verifica spesso quando la persona è esposta ad eventi o situazioni che assomigliano o simbolizzano un aspetto dell’evento traumatico”.

La caratteristica essenziale del Disturbo da Stress Post-Traumatico è lo sviluppo di sintomi caratteristici a seguito di un’esposizione a uno o più eventi traumatici.

Per alcuni individui “la paura è correlata al ri-sperimentare l’evento, quindi predominano sintomi emotivi e comportamentali; per altri invece, l’eccitazione e i sintomi reattivi-esternalizzanti (per esempio i disturbi alimentari) possono invece essere prominenti”.

Una delle caratteristiche dinamiche della sintomatologia dei disturbi alimentari è quello di evitare e far fronte a sentimenti dolorosi, inquietanti o scomodi.

Il disturbo alimentare viene quindi a strutturarsi sia per prendere le distanze da questi stati o sentimenti, nonché per alleviarli.

Utilizzando una prospettiva inerente l’abuso, il disturbo alimentare può essere inquadrato come modalità “intelligente”, anche se distruttiva, che determina sia la distanza che la paralizzazione, nonché un mezzo per rivivere gli eventi dolorosi del passato attraverso una ricreazione di essi attraverso la sintomatologia del disturbo alimentare.

In effetti, l’individuo con disturbo alimentare assume sia il ruolo di vittima che di aggressore; lui/lei è in genere in balia della sintomatologia, che può assumere tratti sadici, utilizzando ad esempio dei lassativi, o un corpo contundente utilizzato per procurarsi il vomito, o impegnandosi in condotte quali abbuffate che determinano un esaurimento fisico, e contemporaneamente assumendo il ruolo dell’abusante che perpetra l’attacco verso il proprio corpo.

Questo paradigma si adatta con il rapporto tra l’individuo che è abusato fisicamente e/o sessualmente e l’abusante, solo che questa volta, il malato è in grado di assumere il “controllo” assumendo entrambi i ruoli.

L’individuo è quindi in grado di mantenere i ricorrenti e invadenti eventi abusivi attraverso l’uso del disturbo alimentare, e contemporaneamente è in grado di dissociare se stesso, distrarre e lenire il dolore attraverso l’ossessione per il cibo.

Il ri-vivere eventi traumatici può determinare un estremo disagio psicologico nel soggetto con Disturbo da Stress Post-Traumatico; in tale ottica, sentimenti di vergogna, umiliazione e senso di colpa sono ricollegati all’evento traumatico.

Al contrario, nei disturbi alimentari, tali sensazioni vengono in genere proiettate sul corpo; ad esempio, una donna con una storia di incesto, che attualmente soffre di bulimia, può trovarsi ad una festa e notare che un uomo presente nella stanza la sta osservando.

Supponendo che l’uomo la stia guardando in modo appropriato e cerca pertanto di stabilire un contatto visivo,  dall’altra parte, la donna converte la sua attenzione nel timore che l’uomo in realtà la stia guardando con l’intento di criticarla in quanto grassa e indesiderabile.

La donna a quel punto abbandona la festa vergognandosi del suo corpo e provando un forte disgusto verso di sé; appena rientra a casa inizia così ad abbuffarsi di carboidrati e alimenti ricchi di grasso, per poi adottare condotte compensatorie al fine di scrollarsi di dosso il senso di colpa e tutte le sensazioni precedenti.

Al momento dell’analisi, la donna riferisce di provare vergogna, disgusto e senso di colpa, sentendosi come quando era bambina e suo padre la cercava per abusare di lei.

I suoi sentimenti di amore per il padre, con il passare del tempo, divennero sempre più distorti; mentre cercava il suo affetto avvertiva un senso di disgusto, orrore e terrore nello stesso momento.

Questi sentimenti, crescendo, vennero proiettati sul proprio corpo; la vergogna, il disgusto e il senso di colpa ora viene vissuto rispetto alla dispercezione del proprio corpo, vissuto come grasso e disgustoso.

Si sente in colpa quando si abbuffa e si vergogna del suo disturbo alimentare che, in qualità di “segreto” , non è diversamente lontano del segreto di essere stata abusata dal padre.

Le memorie dell’abuso possono rimanere represse in alcuni soggetti affetti da disturbo alimentare; tale disturbo può infatti determinare un vero e proprio “coma psichico”, in quanto il soggetto consuma una quantità enorme di tempo, nonché di energia psicologica, nel tentativo di controllare il proprio peso e la propria forma. Letteralmente, il soggetto non riesce a pensare ad altro.

Ciò che è importante tenere a mente è che tali ipotesi non possono essere applicate univocamente per comprendere lo sviluppo di un disturbo alimentare; i fattori casuali sono infatti unici per ogni paziente.

Chiaramente, per tutti i soggetti affetti da disturbo alimentare vi è una costellazione unica delle cause, di un tipo o di un altro, che ha portato allo sviluppo della sintomatologia specifica.

L’impatto delle relazioni e della genitorialità nello sviluppo del concetto di sé e l’autostima, le dinamiche familiari, la depressione e l’ansia, le pressioni culturali e sociali circa l’immagine corporea, l’abuso fisico e/o sessuale, sono infatti tutti contribuenti allo sviluppo di tali disturbi.

Volendo concludere, il Disturbo da Stress Post-traumatico è infatti una condizione che colpisce alcuni individui che sono stati vittime di abusi, ma le cui manifestazioni possono anche trovare espressione attraverso un disturbo alimentare.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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Tags: disturbi alimentari psicopatologia comorbidità

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