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on . Postato in Adolescenza | Letto 603 volte

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le risposte dellespertovale46, 37

 

domanda

 

 

Buongiorno

vi contatto per cercare di ristabilire un buon rapporto con mio figlio che ora si trova nella difficile età dell'adolescenza!!! 17 anni.

E' sempre stato un ragazzo tranquillo, ed essendo il primogenito ha avuto molte attenzioni forse troppe.

Ora sono preoccupata perchè praticamente parla poco non ha proprio voglia di fare nulla, a scuola è stato promosso a stenti, è un agonista ma non vuole più allenarsi come prima, mi dice che lui sta facendo troppi sacrifici, ad esempio ha saltato due compleanni dei suoi amici ( 18 anni) per fare degli allenamenti...

Non so che fare dice le parolacce, sembra proprio che non gli importi nula della sua famiglia, mentre poi in qualche piccola cosa riconosco che ha bisogno di noi.

Come dovrei comportarmi, forse sono io che pretendo troppo da lui? Vorrei un aiuto perchè non lo vedo contento quando è a casa.

Grazie

 


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risposta

 

 

Cara Vale46,

l’età adolescenziale rappresenta una fase di vita molto impegnativa nella quale avvengono  numerosi cambiamenti sia sul piano fisico che psicologico. 

Si modificano anche le richieste sociali che i genitori, i coetanei, gli insegnanti e  la società in generale avanzano verso l’adolescente che, impegnato nella complessa ricerca della propria identità, si trova ad affrontare numerosi compiti evolutivi che lo mettono talvolta a dura prova.

In questa situazione, che rappresenta una prova  anche per i genitori dell’adolescente, diventa necessario  creare dei nuovi equilibri famigliari chetengano conto dei cambiamenti avvenuti.

Sarebbe importante nel momento in cui suo figlio esprime un disagio (“parla poco, non ha proprio voglia di fare nulla, a scuola è stato promosso a stenti, è un agonista ma non vuole più allenarsi come prima”) aprire dei canali comunicativi efficaci all’interno della famiglia in coerenza con i cambiamenti.

Tale processo implica una ridefinizione delle modalità consolidate di interazione genitori/figlio.

E’ stato riscontrato che una buona comunicazione in famiglia, libera ed efficace, riduce i conflitti e le difficoltà favorendo nell’adolescente la formazione dell’identità e di una capacità matura di assunzione dei ruoli. 

Il suo porsi delle domande rispetto al disagio espresso dal ragazzo (“forse sono io che pretendo troppo da lui?”) può aiutarla senz’altro nella ricerca di nuove modalità comunicative. Forse l’attività agonistica in concomitanza con l’impegno scolastico richiesto hanno determinato un eccessivo carico sul ragazzo di fronte  al quale ha
reagito attraverso le modalità comportamentali descritte?

E’ importante inoltre l’adozione da parte dei genitori di un linguaggio quotidiano che sia propositivo ed incoraggiante e che non vada ad accrescere la conflittualità. Il linguaggio può costituire uno strumento efficace per gestire la condizione di crisi, stabilire un’alleanza con il ragazzo e favorire la coesione familiare.

Se attraverso questo sforzo di aggiustamento e ridefinizione dei rapporti famigliari e delle modalità comunicative vedesse che la situazione di disagio persiste o non trova spazi di miglioramento, può fare affidamento sull’aiuto di un professionista che la possa supportare in questo percorso.

La saluto con una citazione di G. Stanley Hall, un illustre psicologo e pedagogista americano che ha condotto numerosi studi sull’adolescenza per aprire lo sguardo anche sugli aspetti positivi che questa fase di vita, particolare e unica, porta con sé: “ l’adolescenza è periodo di travolgenti tempeste e tensioni e allo stesso tempo di grandi potenzialità fisiche, psicologiche ed emotive”.

Cari auguri

A cura della Dottoressa Arianna Grazzini

 

Pubblicato in data: 21/08/2017

 


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Tags: rapporto conflittuale adolescenza figlio

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