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MARITO DEPRESSO DA 3 MESI [1599074220336]

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on . Postato in Depressione | Letto 244 volte

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le risposte dellesperto

blu, 43 anni

domanda

Buongiorno,

non riesco a capire come poter aiutare mio marito che oramai sono 3 mesi che è depresso soprattutto la mattina appena sveglio e la sera.


Purtroppo a causa di una delusione di lavoro non riesce a prendere pace, prova vergogna, rabbia, angoscia.
Parla poco con me, io non riesco a trovare una parola che lo conforti. Anzi mi dice che anche io l'ho deluso che non sono riuscita a prendere in mano la situazione sia per le sue decisioni di lavoro che poi portavano ad un cambiamento che coinvolgeva tutta la famiglia e sia perchè non riesco a stargli vicino.
Insomma la situazione sta degenerando dice che ha brutti pensieri, incubi ed è sempre in stato di agitazione.
Che cosa posso fare non so a chi rivolgermi, con chi parlare e non so soprattutto come poterlo aiutare.
Cosa posso dire? quali sono le frasi che riescono a smuovere qualcosa dentro, insomma che mi possono aiutare ad abbattare il muro che mi ha messo?

GRAZIE per quello che riuscirete a fare...

 

 


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risposta

Buongiorno BLU,

le risposte emotive alla delusione che suo marito ha vissuto in ambito lavorativo e che lei riferisce, indicano alcuni pensieri sottostanti all'esperienza vissuta.

In particolare la vergogna è quell'emozione che segue un'azione in cui la persona che la commette può intenzionalmente o non intenzionalmente aver infranto delle regole e dei principi condivisi unanimamnete al sistema di appartenenza e per la quale azione quella persona si sente poi giudicata dal sistema come se quei principi e regole non gli fossero mai appartenuti. In altre parole chi prova vergogna può sentirsi giudicato in modo opposto rispetto a come ritiene di essersi comportato, a come desidera e a quello che gli altri si aspettano condivisibilmente a quel dei desiderata.

La rabbia invece è l'emozione che segue alla percezione di aver subito un'ingiustizia, o una ferita non meritata, anche non tollerata indipendentemente dal fatto che sia meritata o meno.

L'angoscia è un'emozione che informa di uno stato di precipitazione degli eventi di fronte ai quali ci si sente inermi, impotenti. Da qui la depressione come visione negativa di sè, degli altri e del futuro, oltre che come risposta di ritiro e chiusura, apatia, senso di impotenza, inutilità.

Rabbia e depressione sono spesso due facce della stessa medaglia. Chi cade in uno stato depressivo generalmente vede deluse delle aspetattive che considerava infrangibili, per le quali non era comtemplato un'ipotetica inattendibilità. Quindi la delusione fa fatica ad essere accettata per via della rigidità con cui quelle aspettive erano attese risolversi nel modod desiderato. La non accettazione ha la sua migliore forma di espressione nella rabbia.

Il fatto che Lei non riesca a trovare parole di conforto per suo marito dipende dalla circostanza che il conforto viene inteso come commiserazione, come negazione del diritto di rifiutare e non accettare la delusione.

Perciò quando conforta una persona che ritiene di non essere capita da chi come lui condivide stesse regole e principi di sistema, da chi ritiene che le proprie attese non dovessero essere mai frustrate, o che le propie condotte siano state ingiustamente giudicate male o o non premiate come si meriterebbe, rischia di vedersi rifiutare il conforto perchè vissuto come dichiarazione di fallimento, compassione( in senso negativo) o come ulteriore forma di umiliazione e negazione del diritto o naturalità di continuare ad appartenere al sistema a cui si è ancora legati per diversi motivi nonostante la conflittualità emersa in esso.

Questo è il motivo per cui Le dice che anche Lei lo ha deluso, rinfaccaindole cose che magari erano state accantonate o parzialmente accolte.

Ciò che lo delude in realtà non sono le scelte fatte, ma il conforto che gli restituisce l'identità di vittima e gli sottrae invece il riconosciemento di una delle facciate di quella medaglia di cui parlavo sopra, esattamente quella che ruggisce e avrebbe preteso la propria infrangibilità o mai previsto una delusione, per quanto sia normale desiderare di non averne.

In realtà suo marito non ha rinunciato, sta combattendo interiormente un conflitto in cui deve decidere se e come distaccarsi e lasciarsi alle spalle quel sistema che lo ha deluso e come fare pace con se stesso e la propria umana frangibilità. Il processo non si conclude necessariamente in breve tempo.

Avere incubi e fare brutti pensieri farebbe pensare, unitamente alle emozioni riferite, e alla chiusura in atto, ad un impatto traumatto dell'espereinza deludente.

Il mio suggerimento per Lei è di aiutarlo ad affacciarsi ad un professionista del mio settore che lo aiuti a contenere in questo momento quell'impatto, visto che sono passati solo 3 mesi dagli eventi, a rimodulare le sue reazioni potendo ridefinire la perceizione soggettiva di fallimento personale e catastrificità sugli eventi futuri.

Non sarà facile convincerlo, dovrà presentargli l'opportunità di farsi seguire come una condizione "professionale" di "rafforzamento" di quanto lui già dispone come risorse personali, come sostegno, ma non come un conforto, per una persona che non è vittima ma frustrata nelle proprie pregresse credenze. In questo modo Lei non rischierà di diveneire il bersaglio di proiezioni interne e sofferte di suo marito.

Altra strategia comuncativa che potrebbe usare è quella di fare leva sul fatto che pur essendo un uomo degno di rispetto suo marito è esposto alle frustrazioni con la stessa probabilità di tutti gli esseri umani, non c'è legge o prescrizione che facesse prevedere che a lui certe delusioni non dovesssero toccare.

Questo tipo di comunicazione può sortire un po' di disappunto all'inzio ma forse ridimensiona ipotetiche aspettative basate più su preferenze e desideri che non su una attenta analisi della realtà.

A volte succede, anche ai più razionali.

Un caro saluto ad entrambi. Spero di essere stata di qualche aiuto.

dott.ssa Liuva Capezzani

 

Pubblicato in data 17/09/2020

 

 


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